Sull'università travolta dalla cronaca

La riflessione di un lettore dall’estero che trae spunto da un editoriale


Pubblicato il 03/10/2017
TORINO

«La narrativa che politici e media danno dell’università è di un luogo di perdizione e di corruzione se crediamo agli articoli ed interviste di questi giorni» ci ha scritto dagli Usa un lettore il giorno dopo la pubblicazione dell’editoriale di Luigi La Spina intitolato «Alle origini della nostra decadenza» (La Stampa, martedì 26 settembre) a commento dell’inchiesta della procura di Firenze che ha portato all’arresto di sette professori su segnalazione di un giovane ricercatore.  

 

«L’editoriale insinua il dubbio che se il ricercatore non fosse stato almeno parzialmente inglese, oggi non sapremmo di queste nefandezze, e suggerisce che siano comuni a tutte le discipline accademiche, in tutta Italia» ci scrive il lettore.  

 

«L’Italia è tra il 47° ed il 60° posto nella graduatoria della corruzione (a seconda delle fonti) e ogni anno 70 mila ragazzi fuggono e 23 mila sono laureati (fonte Istat): visto che trovano impiego come ricercatori o knowledge worker in tutti i Paesi avanzati, forse qualcosa hanno imparato all’Università?  

 

Tra i primi Erasmus di sempre, ho passato 4 anni a semestri alterni tra Italia e Inghilterra, in classi miste al 50% di inglesi e italiani. Dopo 25 anni dalla duplice laurea in Italia e Inghilterra, dopo aver lavorato in Italia e all’estero, dopo aver assunto neo-ingegneri sia italiani che stranieri, mi sento di poter dire che la qualità dei nostri laureati non ha nulla da invidiare a quella di altri Paesi.  

 

Se c’è qualcosa che manca alla nostra università, sono i fondi per la ricerca ed una campagna che porti più giovani a iscriversi e terminare gli studi.  

 

Abbiamo troppo pochi laureati, e finché politici e stampa continueranno a dipingere l’università come l’unico esempio di corruzione italica, non aiuteremo il governo a stanziare maggiori fondi e a invogliare anche studenti stranieri a venire in Italia». 

 

Ne abbiamo discusso con La Spina: «Fare di ogni erba un fascio è sempre un errore, anche quando riguarda l’università, anche se mi sembra difficile non ammettere che la spartizione baronale degli allievi è pratica diffusa e antica nei nostri atenei» risponde. «Ma concordo sulla necessità di maggiori investimenti per l’università italiana, penalizzata da un confronto con le risorse su cui possono contare gli atenei stranieri». 

 

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