Napoli, le facce del primato. Dietro Mertens c’è di più

Gli stakanovisti Koulibaly e Ghoulam e la forza di Allan. Dopo la sosta la settimana della verità: Roma, City ed Inter

In forma
Da sinistra Dries Mertens, 30 anni, Marek Hamsik (30) e Lorenzo Insigne (26), tre pilastri del Napoli capolista

Pubblicato il 03/10/2017
Ultima modifica il 11/10/2017 alle ore 02:30
roma

In attesa dei sette giorni con in gioco la prima laurea di stagione (dal 14 al 21 ottobre gli azzurri incroceranno Roma, Manchester City ed Inter), il Napoli, e Napoli, si specchiano nella grande bellezza di un campionato che li rimette davanti a tutti. 

C’è armonia a leggere dentro una comitiva che vola in campo e diverte fuori. Armonia dettata dai numeri e dalla magia di una piazza che ha scelto lo scudetto come traguardo: la Champions non dà fastidio, ma, di sicuro, viene percepita come una bella distrazione (solo 22 mila i tifosi contro il Feyenoord, 55 mila con il Benevento) nell’anno della grande caccia tricolore. 

 

Europa dolce fastidio  

Effetti speciali e concretezza: questo dice il cammino, fino ad ora, dei ragazzi di Maurizio Sarri. Un gruppo che vive di luce propria anche alle spalle del tridente dei folletti Callejon, Mertens e Insigne. Il Napoli che ha centrato il record di partite utili consecutive - sono 19, superato il primato di 18 ottenuto tra il 1988/’89 e il 1989/’90 - comincia da dietro, dove Koulibaly non si è perso nemmeno un minuto dei 990 in agenda fra preliminari di Champions, Champions e serie A e dove Ghoulam ha lasciato per strada soltanto 180 secondi, domenica all’ora di pranzo contro il Cagliari. 

 

Koulibaly e Ghoulam. Ma anche Jorginho o Diawara e Allan. Quest’ultimo è iscritto al partito di chi non ha saltato un duello, con una piccola, ma significativa peculiarità: quando il gioco si fa duro, e quest’anno il Napoli ha dimostrato di saper rimanere a galla nei momenti di difficoltà, Allan corre, cuce, ricama e detta il ritmo come pochi in questa serie A. Jorginho o Diawara: spetta a loro il compito di reggere le idee di Sarri là in mezzo: Jorginho è il titolare, Diawara il giovanissimo collega (appena 20 anni) che, dopo una stagione di apprendistato, adesso viene anche lasciato libero di prendersi il suo carico di responsabilità sui campi meno leggeri, come accaduto a Verona o Ferrara ed in coppa in Ucraina. 

 

I timori del tecnico  

Il nuovo Napoli di Sarri ha già dato spazio a ben ventuno dei suoi interpreti e in undici sono andati a segno, confezionando le 25 reti in campionato. Quali limiti può avere la giostra partenopea? I limiti, se ci saranno, dovranno essere pesati quando, come detto, cadrà la settimana di ferro: alla ripresa del campionato, ecco la tappa romana in casa di Dzeko e soci, poi il viaggio nella tana del City di Guardiola e il faccia a faccia del San Paolo contro l’Inter di Spalletti.  

Oltre ai possibili limiti da ricercare, se ci saranno, in campo, per Sarri c’è un grossissimo limite nel calendario. Date che gli mettono i brividi. «Se fossi un presidente di club mi rivolgerei a tutti i tribunali del mondo: come è possibile che fino a novembre, dei settanta giorni di lavoro, la metà siano dedicati agli impegni delle nazionali. Così non si può lavorare, lo dico da tempo...», sottolinea un allenatore che vorrebbe, ad esempio, che il Belgio, già qualificato per i Mondiali in Russia del prossimo giugno, risparmiasse qualche minuto al piccolo re Mertens. «Sarri? L’avevo consigliato a Berlusconi: lui scelse Mihajlovic», l’investitura di Sacchi a «La Politica nel Pallone».  

 

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