Le storie delle donne vittime di “violenza ostetrica”

Dopo la diffusione dell’indagine Doxa (un milione di persone vittime di trattamenti ingiustificati al momento del parto) i racconti di chi ha vissuto questa esperienza


Pubblicato il 06/10/2017

Il momento più bello della vita di una donna potrebbe diventare allo stesso tempo anche quello più traumatico.  

 

LE STORIE DELLE DONNE  

 

Francesca: «Un cesareo senza essere consultata»  

E’ accaduto per esempio a Francesca, una mamma calabrese di 31 anni. «Mi sono immaginata tante volte il giorno in cui mia figlia sarebbe nata», racconta. «Ero consapevole che non sarebbe stata una passeggiata - continua - ma mai mi sarei aspettata un trattamento così freddo da chi in quel momento mi avrebbe dovuta sostenere e incoraggiare: durante il travaglio mi sono accorta che qualcosa non andava, ma nessuno mi diceva nulla. Anzi sono stata zittita più volte in modo molto sgarbato. E senza sapere come e perché ho subito un cesareo: ancora oggi nessuno mi ha spiegato cosa è successo».  

 

Nadia: «Mi urlavano di stare zitta»  

Anche Nadia, romana di 34 anni, ha un brutto ricordo del suo parto. «Per arrivare al parto preparata avevo letto libri e seguito un corso pre-parto», racconta. «Ma da quando ho messo piedi in ospedale - prosegue - sono stata costretta a seguire alla lettera gli ordini impartiti dal personale medico, senza avere la possibilità di partecipare attivamente al parto: non ho potuto scegliere la posizione che volevo, nonostante quella imposta ostacolasse il travaglio; quando urlavo per il dolore l’ostetrica mi ha intimato di stare zitta».  

 

Teresa: «Ricucita con un dolore assurdo»  

Teresa, palermitana di 27 anni, racconta invece di aver subito un episiotomia senza esserne informata e di esser stata ricucita «a crudo», cioè senza anestesia. «Non dimenticherò mai quel dolore assurdo e, anche se sono passati 6 mesi da allora, ancora faccio fatica a riprendermi», dice.  

 

Vittoria: «Io nuda davanti a tutti. Ma non hanno lasciato entrare mio marito»  

Il trauma di Vittoria, napoletana di 29 anni, è stato più emotivo che fisico. «Avrei voluto che mio marito assistesse al parto - racconta - ma gli è stato impedito perché la politica dell’ospedale vieta l’ingresso ai papà. Eppure, quella sala parto era più affollata di un bar: gente che entrava e usciva apparentemente senza motivo; io distesa, quasi nuda, mi sono sentita indifesa e molto a disagio».  

 

Storie come quella di Francesca, Nadia, Teresa e Vittoria ce ne sono tantissime. Anzi troppe.  

 

IN ITALIA 1 MILIONE DI MAMME VITTIME DI VIOLENZA OSTETRICA  

Si stima che, nel nostro paese, ben 1 un milione di mamme hanno subito «violenza ostetrica», definita come «l’appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale medico».  

 

Nella pratica, sono mamme costrette ad accettare un cesareo non necessario, a subire un’episiotomia non necessaria, a partorire sdraiate con le gambe sulle staffe, a esporsi nude di fronte ad una molteplicità di soggetti, a separarsi dal bambino senza una ragione medica, a non essere coinvolte nei processi decisionali che riguardano il proprio corpo e il proprio parto. 

 

Sono donne umiliate verbalmente prima, durante e dopo il parto. A scattare, per la prima volta in Italia, una foto del fenomeno è stata la ricerca «Le donne e il parto»,. Ideata dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, è stata condotta dalla Doxa e finanziata dalle associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus.  

 

4 DONNE SU 10 SONO STATE VITTIME DI VIOLENZA OSTETRICA AL PARTO  

I numeri delle vittime di «violenza ostetrica» sono agghiaccianti: per ben 4 donne su 10 (41%) l’assistenza al parto è stata per certi aspetti lesiva della propria dignità e integrità psicofisica. Non stupisce che l’11% delle madri ha preferito rimandare di molti anni la scelta di vivere un’ulteriore gravidanza, con conseguenze significative sulla fertilità al livello nazionale. Per il 6% del totale il trauma è stato così forte da decidere di non avere più altri figli, stimando a 20.000 all’anno i bambini non nati. 

 

EPISIOTOMIA SENZA CONSENSO INFORMATO PER 1,6 MILIONI DI PARTORIENTI  

In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà (54%) delle mamme intervistate. Nel nostro paese 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni, vale a dire 1,6 milioni di donne (il 61% di quelle che hanno subito un’episiotomia) dichiarano di non aver dato il consenso informato per autorizzare l’intervento.  

 

Un tempo considerata un aiuto alla donna per agevolare l’espulsione del bambino, oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la definisce una pratica «dannosa, tranne in rari casi». L’episiotomia è, a tutti gli effetti, un intervento chirurgico che consiste nel taglio della vagina e del perineo per allargare il canale del parto nella fase espulsiva.  

 

Rispetto alle lacerazioni naturali che spesso si verificano durante il parto, tale operazione necessita di tempi più lunghi per il recupero con rischi anche di infezioni ed emorragie.  

Inoltre, stando ai dati dell’indagine, la pratica dell’episiotomia non sembra essere sparita dalle realtà ospedaliere italiane: 1 donna su 2 ha subito l’episiotomia (54%). Per il 15% delle donne che hanno vissuto questa pratica, pari a circa 400.000 madri, si è trattato di una menomazione degli organi genitali, mentre il 13% delle mamme, pari a circa 350.000, con l’episiotomia ha visto tradita la loro fiducia nel personale ospedaliero. Se all’inizio la ritenevano una procedura necessaria e innocua solo in seguito hanno preso conoscenza delle conseguenze negative. A registrare il numero più alto di episiotomie sono le regioni del Sud Italia e le isole con il 58%, seguite dal centro e Nord-Est Italia (55% pari merito), ultimo il Nord Ovest con 49%. 

 

DONNE LASCIATE SOLE E «TAGLIATE FUORI» DALLE DECISIONI SUL PARTO  

NValutando la qualità complessiva della cura, a fronte di un 67% del campione che dichiara di aver ricevuto un’assistenza adeguata da parte di medici e operatori sanitari, 1.350.000 donne (il 27% delle intervistate) dichiarano di essersi sentite seguite solo in parte dall’equipe medica, precisando che avrebbero voluto essere più partecipi su quanto stava avvenendo durante il parto.  

 

Questo dato viene ulteriormente confermato dal 6% di neomamme che afferma di aver vissuto l’intero parto in solitudine e senza la dovuta assistenza. Insomma, 1 donna su 3 si è sentita in qualche modo tagliata fuori dalle decisioni e scelte fondamentali che hanno riguardato il suo parto. 

 

PARTI CESAREI NON NECESSARI E CARENZA DI SOSTEGNO E INFORMAZIONI  

La ricerca parla chiaro: in Italia, il 32% delle partorienti ricorre al parto cesareo. Troppe. Di queste, il 15% racconta che si è trattato di un cesareo d’urgenza. Nel 14% dei casi, rivela l’indagine, si è trattato di un cesareo programmato su indicazione del medico, mentre solamente il 3% di donne ne ha fatto esplicita richiesta. In generale, le inappropriatezze denunciate attraverso la ricerca sono molteplici.  

 

Il 27% delle madri lamenta una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento e il 19% la mancanza di riservatezza in varie fasi e momenti della loro permanenza nell’ospedale. Inoltre, il 12% delle donne afferma che gli è stata negata la possibilità di avere vicino una persona di fiducia durante il travaglio; al 13% non è stata concessa un’adeguata terapia per il dolore. Infine, non può non destare allarme, in relazione alla sicurezza e al rischio nel parto, il 4% (circa 14.000 donne all’anno) che afferma di avere vissuto una trascuratezza nell’assistenza con insorgenza di complicazioni ed esposizione a pericolo di vita. L’Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia, ogni anno, ci siano oltre 1259 casi di «near miss» («quasi infortuni») ostetrici documentati, mentre le morti materne sono sottostimate del 60%. 

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