Battisti e il dovere di perseguire chi compie atti di terrorismo contro cittadini italiani


Pubblicato il 07/10/2017

Caro Direttore, 

per trent’anni Cesare Battisti (non l’eroe del Risorgimento, ma un feroce assassino) ha potuto girare il mondo indisturbato, grazie anche alla protezione di una potente ed efficiente organizzazione internazionale.
Adesso che finalmente il governo brasiliano si è deciso ad arrestarlo mi auguro che questo criminale passi il resto dei suoi giorni in cella per scontare i suoi orrendi delitti, sperando che nessun avvocato abbia l’impudenza di invocare attenuanti, chiedere arresti domiciliari o altre scorciatoie giuridiche.
Quattro ergastoli non meritano nessuna pietà o ammorbidimento della pena. 

Gianluigi De Marchi
 

 

Caro De Marchi,  

il primo compito di uno Stato è garantire la sicurezza dei propri cittadini e dunque assicurare alla giustizia chi si macchia di atti di terrorismo contro di loro. Che siano avvenuti in Italia o all’estero, fa lo stesso. Perseguire un terrorista come Cesare Battisti per i quattro omicidi per i quali è stato condannato è un dovere che nasce dal rispetto per le vittime dei suoi atti. Indipendentemente dal numero di anni trascorsi da tali fatti sanguinosi.
L’impegno profuso da più governi italiani per assicurarsi l’estradizione di Battisti dal Brasile ha dunque basi solide, sul piano dei diritti e dei valori che esprimono.
Con altrettanta determinazione lo Stato italiano deve perseguire i responsabili di altri gravi atti di terrorismo contro cittadini italiani avvenuti negli ultimi anni: dall’attacco islamista al Bardo di Tunisi del 18 marzo 2015, che causò la morte di 4 connazionali, alla strage di Dacca del 1 luglio 2016 nella quale vennero orrendamente massacrati 9 nostri connazionali.
Dal 2003 a oggi sono almeno 43 gli italiani caduti vittima di attentati terroristi, inclusi i 6 uccisi a Nizza il 14 luglio 2016, ed il rispetto per ognuno di loro, e per le loro famiglie, impone di perseguire autori e mandanti.
E lo stesso vale per chi è caduto vittima del terrorismo prima del 2003, penso ad esempio all’attentato alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 nel quale venne assassinato il piccolo Stefano Gay Tachè. In quest’ultimo caso la giustizia italiana ha condannato all’ergastolo Osama Abdel al Zomar, che a tutt’oggi è latitante.
 

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