Calamità naturali e interventi clinici: traumi e infezioni i rischi peggiori

Pediatri riuniti a Foligno per raccogliere i dati sulle ultime emergenze e progettare gli interventi per i casi futuri.
ANSA


Pubblicato il 07/10/2017
Ultima modifica il 07/10/2017 alle ore 14:21

La parola d’ordine per evitare le calamità naturali è una sola: prevenzione . Ma pur alzando l’asticella degli obiettivi, c’è da tenere conto della contingenza che in simili situazioni chiama i medici a compiere gli straordinari. «Ecco perché abbiamo deciso di fornire linee guida accreditate per la gestione di terremoti, uragani e attacchi terroristici», racconta Riccardo Lubrano, direttore del reparto di nefrologia pediatrica del policlinico Umberto I di Roma, durante una pausa del congresso della Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup), che presiede.  

 

La solidarietà è fondamentale, ma quasi mai basta da sola. Motivo per cui è necessaria un’adeguata formazione del personale sanitario. «Le categorie più a rischio in queste situazioni sono le più deboli: bambini e anziani. Le emergenze cominciano prima di tutto sul territorio e poi, nei casi più gravi, si spostano in ospedale. Ecco perché, quando ci sono popolazioni terremotate, fondamentale è l’azione di chi interviene sul campo, nelle situazioni di maxi-emergenza». 

 

Dove si trovano acqua, alimenti e farmaci?  

Non è casuale la sede scelta per l’appuntamento scientifico: Foligno. Nell’Umbria ancora scossa dai forti terremoti dello scorso anno, i pediatri hanno fornito un vademecum di indicazioni che i colleghi che dovranno tenere sempre a mente, per far fronte a situazioni cresciute in termini di frequenza, negli ultimi anni. Gli specialisti, potendo contare anche sulle testimonianze di alcuni colleghi giunti dalla Siberia per descrivere il modus operandi di una realtà estrema, hanno ricordato come il quadro possa complicarsi per esempio in inverno, a causa delle condizioni meteorologiche potenzialmente avverse.  

 

L’ideale, stando a quanto ascoltato, sarebbe avere chiare le strutture in cui poter reperire farmaci, acqua e alimenti, in attesa dei soccorsi. Un’indicazione rivolta tanto ai medici quanto ai normali cittadini, che in situazioni di calamità spesso diventano «alleati» nelle operazioni di salvataggio. E poi ci sono alcuni aspetti e campanelli d’allarme che vanno sempre considerati in maniera prioritaria. 

 

Traumi e infezioni le priorità  

Subito dopo i traumi, il riferimento è alle infezioni. Le più frequenti sono la meningite e la gastroenterite. Nel primo caso si è di fronte «alla principale emergenza d’origine infettiva e come tale richiede un approccio pronto e tempestivo, già al pronto soccorso - spiega Susanna Esposito, direttore della clinica pediatrica del policlinico Santa Maria della Misericordia di Perugia e presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid) -. Quello che fa la differenza, è la diagnosi precoce. un’altra emergenza può essere rappresentata dalle polmoniti. È fondamentale la capacità del pediatra di capire quanto il paziente è grave per mettere a punto la terapia antibiotica più efficace».  

 

Quanto alle infezioni gastrointestinali, «i passi da compiere sono due: la reidratazione per via orale e una precoce ripresa dell’alimentazione - afferma Federico Marchetti, direttore dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna -. Se necessario, si può ricorrere a un farmaco: si tratta dell’Ondanzetron, che riduce la frequenza del vomito e dunque il ricorso alla reidratazione per via endovenosa». 

 

Non abbandonare l’allattamento al seno  

Sul finire della settimana mondiale dell’allattamento al seno, i pediatri hanno colto l’occasione per ribadire quanto questo gesto sia consigliato anche in situazioni di emergenza come quelle che si concretizzano nelle ore subito successive a un disastro naturale. «Il latte materno preserva il lattante e il bambino al di sotto dei due anni da eventuali malattie infettive e da condizioni di disidratazione legate alla mancata alimentazione - sostiene Beatrice Messini, dirigente medico dell’unità di pediatria dell’ospedale di Foligno e presidente della sezione regionale della Simeup -. In alternativa, se impossibilitate, le mamme possono comunque fornire il latte artificiale, purché adeguatamente consigliate». 

Twitter @fabioditodaro  

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