Da Alibaba all’Arabia la Centrale del Latte punta sull’Oriente

Il presidente Luzzati: “Pronti a fare acquisizioni in Lombardia. Sui nuovi prodotti puntiamo su bevande vegetali e per bambini”

Nei prossimi tre anni il gruppo Centrale del latte d’Italia investirà 14 milioni per l’ampliamento dei magazzini e il rinnovo del processo produttivo e dei flussi di movimentazione dei prodotti. Oltre a Torino il gruppo ha altri 4 stabilimenti: a Firenze (foto) , Vicenza, Rapallo e Casteggio


Pubblicato il 09/10/2017
torino
La Borsa ha festeggiato con uno sprint al rialzo l’accordo fra la Centrale del latte d’Italia e Alibaba per la vendita di latte intero a lunga conservazione sul mercato cinese. E sono soddisfatti anche gli allevatori di Piemonte, Liguria, Toscana e Veneto che consegnano la loro materia prima al terzo polo lattiero-caseario italiano. Molti di loro, negli anni scorsi, erano in prima fila per protestare contro il basso prezzo all’origine e oggi parlano di «una bellissima occasione per esportare latte 1’00% italiano su quelle piattaforme». Il giudizio positivo di due mondi così lontani racconta la visione «glocal» scelta dal gruppo quotato nel segmento Star di Borsa Italia che oggi sarà a Londra per un incontro con possibili investitori internazionali. «La Società nella configurazione attuale - spiega il presidente del gruppo Luigi Luzzati - è il risultato di una strategia di crescita volta alla creazione di un polo specializzato nella produzione e nella commercializzazione di prodotti lattiero-caseari che aggrega realtà e marchi a livello locale, accomunati da valori essenziali come la qualità, la sicurezza, la territorialità e la valorizzazione della filiera zootecnica delle regioni interessate. È chiaro che per consolidare questi risultati abbiamo anche bisogno di trovare nuovi canali distributivi, soprattutto all’estero». Quanto valgono le vostre esportazioni sul fatturato? «A partire dal 2014, il Gruppo ha avviato un percorso di crescita anche all’estero avviando le esportazioni di alcuni prodotti, in particolare latte a lunga conservazione e bevande biologiche, dapprima in Cina e successivamente anche negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, Arabia Saudita e Oman. Le esportazioni valgono adesso l’1 per cento del nostro fatturato. È evidente che ci sono i presupposti per crescere». L’accordo con Alibaba quindi può rappresentare un’opportunità in questo senso? «Il canale online è un’opportunità da cogliere e noi ci attendiamo una risposta favorevole da parte del mercato. Per noi, comunque questa intesa rappresenta una sfida importante. In base alle elaborazioni di Clal, le importazioni di latte Uht in Cina negli ultimi 4 anni sono aumentate di quasi sei volte e tra il 2015 e il 2016 del +36,5%, incrementi giustificati da una sempre maggiore richiesta da parte dei consumatori cinesi di prodotti di qualità e sicuri dal punto di vista alimentare. Riteniamo che i nostri prodotti e i nostri marchi possano soddisfare appieno queste esigenze». Nel 1950 nasce la Centrale del Latte di Torino che nel 1999 acquisisce il Centro Latte di Rapallo. Tre anni dopo c’è l’accordo con il comune di Vicenza e a cavallo tra il 2015 e il 2016 ecco l’intesa con la Centrale del Latte di Firenze. È passato un anno da allora. Il bilancio è positivo? «La storia dei nostri marchi dimostra che siamo stati gli antesignani della filiera corta e il nostro percorso di aggregazione salvaguarda queste origini comuni. Con Firenze il percorso di integrazione sta funzionando. Progressivamente stiamo realizzando un positivo interscambio tra i prodotti dei diversi marchi. E questo ci permetterà di lavorare meglio sull’innovazione di prodotto». Non solo latte, allora? «Il latte è il nostro core-business ma le diverse società del gruppo hanno ampliato nel tempo le proprie gamme su aree ad elevata potenzialità, quali insalate di IV gamma - gestiamo direttamente la produzione e la vendita - le bevande vegetali, i latti funzionali arricchiti e quelli specifici per la nutrizione dei bambini. E utilizziamo materia prima della filiera italiana e continuiamo a fare innovazione». Cioè? «Ad esempio, siamo particolarmente orgogliosi di aver messo a punto la cipolla pronta all’uso che produciamo nello stabilimento di Casteggio (PV), una nuova referenza pensata per il servizio in cucina, una cipolla colta, lavata e tagliata e confezionata in vaso di vetro». In questo periodo i comuni sono alle prese con l’applicazione del decreto Madia sulle società partecipate. Ci potrebbero essere acquisizioni nei prossimi mesi, magari in Lombardia? «In queste settimana vari comuni stanno prendendo decisioni sul futuro delle loro partecipazioni. Il nostro progetto è, e resterà aperto, alla collaborazione tra pubblico e privato che in tutti questi anni è stata virtuosa. E la testimonianza migliore è l’impegno delle famiglie fondatrici (siamo alla terza generazione), ancora oggi presenti e attive, che nel 1950 avviarono la società con il comune di Torino». A proposito di Torino, avete in programma investimenti sulla città? «Sì, circa 14 milioni in tre anni per l’ampliamento dei magazzini e il rinnovo del processo produttivo e dei flussi di movimentazione dei prodotti».
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