Borghi d’Italia, la riscossa arriva dalle case private

Il rapporto di Airbnb: oltre mezzo milione di turisti e 80 milioni di euro di fatturato per gli albergatori-fai da te delle zone rurali. Un fenomeno destinato a crescere

Una veduta di Civita di Bagnoregio, la “città che muore” tra Umbria e Lazio candidata all’iscrizione nel Patrimonio mondiale dell’Unesco


Pubblicato il 09/10/2017
TORINO

Da Apricale a Sperlonga; da Bevagna a Poggiorsini. Quanti sono i borghi d’Italia sconosciuti ai milioni di turisti stranieri (e non) che ogni anno invadono festosamente il nostro Paese? Dare la risposta perfetta, numeri certi alla mano, è operazione al limite dell’impossibile, anche perché manca ancora una classificazione condivisa a livello ufficiale del concetto di borgo. Quel che è certo però è che nell’era della riscoperta del fascino delle tradizioni locali e di un turismo più sostenibile, il patrimonio di storia e cultura racchiuso nelle centinaia di piccole perle disseminate sullo Stivale diventa un serbatoio di crescita e sviluppo ancora tutto da esplorare.  

 

Il tema è sul tavolo di governo ed amministrazioni locali dall’inizio dell’anno, con la proclamazione del 2017 Anno dei Borghi da parte del Ministero dei beni culturali. Ora però a dare nuova linfa a un’intuizione tanto semplice quanto delicata da realizzare arriva un player di peso del mondo del turismo 2.0, Airbnb. Nel nome di un principio chiave del business di scuola americana: trasformare ogni problema in un’opportunità. Se i borghi storici devono confrontarsi con una carenza strutturale di strutture ricettive tradizionali, perchè non puntare sulle case degli abitanti stessi desiderosi di condividerle con ospiti in arrivo dai quattro angoli del pianeta? Ecco dunque il piano speciale di Airbnb, annunciato proprio questa mattina a Palermo dal co-fondatore della società di home-sharing Joe Gebbia, per la prima volta in Italia in veste ufficiale. 

 

 

Numeri in crescita  

Nel rapporto “Condividere l’Italia rurale” presentato nel capoluogo siciliano alla presenza del sottosegretario ai Beni culturali Dorina Bianchi, Airbnb snocciola i numeri di un fenomeno già in notevole crescita. Nell’ultimo anno, secondo i numeri della società di San Francisco, gli host residenti nelle aree rurali del Paese hanno pubblicato oltre 30mila annunci di case o stanze in affitto, ospitando oltre mezzo milione di viaggiatori e guadagnando nel complesso quasi 80 milioni di euro. Un giro d’affari di tutto rispetto e capace di generare profitti per il territorio, una volta tanto, più al centro-sud che nel nord. Ma che potrebbero crescere ulteriormente, e di molto, considerato che - secondo i dati di Unicredit e Confesercenti - ad arrivare nel nostro Paese sono ormai ogni anno oltre 50 milioni di turisti, per un totale di pernottamenti che quest’anno potrebbe sfondare quota 400 milioni. Al cuore dell’iniziativa lanciata da Airbnb, con la collaborazione di Mibact e Anci, stanno dunque due rami d’azione: da un lato una nuova piattaforma web dedicata specificamente alla promozione del patrimonio inesplorato dei borghi italiani; dall’altro un intervento diretto di riqualificazione di edifici pubblici in tre micro-realtà del territorio. 

 

Venti perle d’Italia  

Borghi italiani - Italian villages nella versione internazionale - è innanzitutto un canale web dedicato, ospitato sulla piattaforma di Airbnb, online da questa mattina all’indirizzo https://italianvillages.byairbnb.com. Per «valorizzare le rotte meno note ai viaggiatori del mondo e sostenere le comunità locali», l’équipe della società di San Francisco ha individuato 20 borghi-bandiera da segnalare come eccellenze “nascoste” del territorio. Uno per ciascuna Regione del Belpaese. E tra le venti perle selezionate c’è di che prender nota sul taccuino di viaggio anche per i conoscitori più attenti dello Stivale: da Barolo in Piemonte e Cividale in Friuli, l’itinerario virtuale disegnato da Airbnb porta il turista in cerca di destinazioni originali alla piccola Dozza in Emilia Romagna o a Moresco nelle Marche, a Città Sant’Angelo in Abruzzo e Torella del Sannio in Molise, fino a scoprire la minuscola Aieta sopra al golfo di Policastro. 

 

Come nella filosofia del sito, l’idea di fondo è la più semplice: mettere in contatto diretto chi in questi e altri borghi storici vuole condividere la sua casa, o parte di essa, coi turisti di tutto il mondo interessati a gustare per qualche giorno atmosfera e tradizioni del territorio. Se la campagna - diffusa anche via social con l’hashtag #ItalianVillages - incontrerà il successo sperato, precisano da Airbnb, la vetrina online sarà estesa anche ad altri piccoli centri di pregio. Altri venti borghi saranno inoltri presentati nel corso del prossimo anno sui canali social dell’azienda.  

 

 

Riqualificazione  

A completare il piano speciale svelato da Gebbia - che completerà l’incursione italiana con una lectio magistralis all’Istituto Europeo di Design di Milano - arriva poi l’annuncio di un intervento diretto dell’azienda a fianco delle amministrazioni locali in altri tre piccoli borghi. Dopo l’esperienza di Civita di Bagnoregio, dove la collaborazione con il Comune ha portato al restauro e all’apertura del primo spazio pubblico disponibile sulla piattaforma, la Casa d’Artista, nei prossimi mesi saranno recuperati tre edifici pubblici in altrettanti paesini: Lavenone in Lombardia, Civitacamporano in Molise e Sambuca in Sicilia. Nomi di luoghi evocativi, portatori di una storia singolare ancora tutta da raccontare. Da oggi, probabilmente, a un parco un po’ più ampio di destinatari in tutto il mondo alla ricerca di nuove chicche da riscoprire.  

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