Miseria e nobiltà rivive al San Carlo


Pubblicato il 09/10/2017
Ultima modifica il 09/10/2017 alle ore 21:33

Il capolavoro di Totò «Miseria e nobiltà» rivive al San Carlo, nel tempio della musica seria, ma anche negli stessi identici luoghi che furono teatro di gag celeberrime, dalla lettera al forestiero alla fotografia degli sposini, ambientate proprio sotto il porticato, e poi dalle scene delle prove e quelle della gran serata in onore dello Scià di Persia, girate negli interni, tra il palcoscenico e la sala del Niccolini. 

 

Girato nel 1954, il film è stato restaurato dai professionisti della Cineteca Nazionale e del Centro sperimentale di Cinematografia in collaborazione con «Movietime S.r.l»: «Nonostante sia uno dei film di Totò più visti in televisione - spiega il direttore della fotografia Beppe Lanci che ha curato l’impresa - . “Miseria e nobiltà”, in quanto pellicola, era ad altissimo rischio di sparizione. Il negativo era in condizioni estremamente delicate, abbiamo dovuto scannerizzarlo, al fine di iniziare il restauro digitale, con tempi di lavorazione lentissimi, per non correre il rischio di rovinarlo». Attenzione particolare anche per il sonoro che andava preservato e salvato perchè, come spiega il supervisore Federico Savina, «Miseria e nobiltà» ha un «ambiente sonoro che ne restituisce la storia, la sua coralità, la sua capacità di parlare in modo lieve e musicale di temi tragici. In fondo è un film sulla fame, ovvero su una delle cose più concrete e drammatiche che esistono». 

 

Il regista Mario Mattoli ne era particolarmente fiero e la critica, di solito severa nei suoi confronti, fu invece benevola, anche in virtù delle origini teatrali dell’opera: «E’ un film nato in un momento felice - raccontava Mattoli nell’ «Avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti» (Garzanti, 1979) -. Totò non era sempre dello stesso tipo di sentimenti nei miei confronti. Si irritava con me quando proponeva una cosa che io, in buona fede, non mi sentivo di accettare...ogni tanto si metteva in testa - non so se era qualcuno della corte che aveva intorno che glielo suggeriva - delle cose costosissime, difficoltosissime e che io sapevo, per esperienza, che non avrebbero funzionato». Tra i ricordi più esilaranti quello di Valeria Moriconi, raccolto da Alberto Anile nel libro «I film di Totò - 1946-1967) La maschera tradita»(Le Mani): «Mentre si stava girando - rievoca l’attrice - quando eravamo già arrivati sopra gli spaghetti - vidi con la coda dell’occhio il tecnico del suono che si tappava la bocca. Poi mi giro ancora meglio, vedo gente cianotica perchè non poteva ridere, alzo lo sguardo e vedo che Totò si era alzato, era salito sopra il tavolo e s’era inventato di mettersi gli spaghetti nelle tasche». La scena sarebbe andata avanti chissà per quanto se non fosse stato un problema tecnico a impedirne la dilatazione: «Totò aveva preso anche uno zampirone e lo aveva messo dentro la pasta per fare del fumo e questo zampirone gli stava bruciando la tasca». 

 

Con l’evento al San Carlo (cui seguirà la presentazione nell’ambito della prossima Festa del cinema di Roma) si chiude la serie delle manifestazioni promosse per i 50 anni dalla morte del Principe della risata: «Teatro filmato, ma dichiarato, esplicito. Con le leggere modifiche di Ruggero Maccari e dello stesso regista - si legge nel «Morandini» - la commedia di Scarpetta funziona ancora benissimo. Totò è grande, la Faldini bella». Al botteghino, ricorda il presidente del Centro Sperimentale Felice Laudadio, «Miseria e nobiltà» «fruttò l’equivalente di 40 milioni di euro». 

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