Dichiarazione d’indipendenza della Catalogna, Seat pensa a un “piano B”

Il marchio spagnolo, che ha sede non lontano da Barcellona, vale l’1% del Pil. E Nissan rivive l’incubo Brexit

La fabbrica Seat di Martorell


Pubblicato il 10/10/2017
Ultima modifica il 10/10/2017 alle ore 12:47

Dopo la Brexit, la Dui, dichiarazione unilaterale di indipendenza minacciata dalle autorità della Catalogna, è un nuovo incubo per la Nissan, che ha impianti produttivi in entrambi i Paesi. Ma per Seat, il costruttore spagnolo del gruppo Volkswagen, le cose sono se possibile ancora più complicate. L'eventuale secessione porterebbe automaticamente la Catalogna fuori dall'Europa rischiando di far venire a mancare una parte delle ragioni per le quali anche la taiwanese Thunder Power aveva deciso di investire nella regione. Cioè 80 milioni di euro per un centro di ricerca e sviluppo prima ed un possibile stabilimento per la produzione di fino a 50.000 auto elettriche l'anno poi. 

 

Malgrado la fuga della imprese dalla regione, né Seat Nissan sono finora intervenute ufficialmente nel dibattito. Il costruttore giapponese aveva evitato di farsi sentire anche in occasione del referendum britannico, salvo poi scrivere ai propri dipendenti di Sunderland a poche ore dal voto sulle conseguenze dell'uscita dal mercato comune. 

 

I favorevoli alla Brexit erano risultati in maggioranza anche in quella circoscrizione, dove pure la fabbrica di Nissan (che produce anche per Infiniti) occupa quasi 7.000 persone ed ha una capacità di 600 mila veicoli l'anno, la maggior parte destinata all'export. Il sito di Barcellona (circa 3.000 addetti) arriva a 200.000 grazie al commerciale NV200 ed alla sua declinazione elettrica, al pick-up Navara (che produrrà anche per Renault come Alaskan e per Mercedes come Classe X) ed alla compatta Pulsar

 

Secondo la testata specializzata Automobilwoche, la Seat avrebbe un piano alternativo: spostare almeno una parte della produzione dalla Catalogna a Pamplona, dove il gruppo produce la Volkswagen Polo. Il problema è che con le sue 480.000 unità, Martorell è il terzo sito del gruppo, cui Audi ha tra l'altro appaltato la nuova A1. L'80% della produzione è destinata all'estero.  

 

Il volume d'affari del marchio vale l'1% del Pil dell'intera Spagna e più del 3% dell'export. A Martorell lavorano direttamente 10.000 persone. Poi c'è l'indotto. Con la regione fuori dall'Europa – nei documenti trovati dalla Guardia Civil e pubblicati da El Pais i “pacifici” indipendentisti hanno come obiettivo di “generale instabilità politica ed economica” - le condizioni delle esportazioni per l'Europa devono venire ricontrattate. 

 

C'è di più: il gruppo Volkswagen avrebbe già messo a punto il piano per il trasferimento della propria sede da Barcellona a Madrid, da Prat de Llobregat alla Torre de Cristal. C'è poi anche una questione logistica, visto che più di un costruttore impiega il porto di Barcellona per il trasferimento dei veicoli. Con la Catalogna fuori dall'UE le case sarebbero costrette a cercarsi altri...moli. 

 

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