Polunin, stasera il documentario sul cattivo ragazzo della danza

In anteprima italiana, “Dancer” di Steven Cantor inaugura la 58a edizione del Festival dei Popoli di Firenze

Sergej Polunin in un’immagine del documentario «Dancer»


Pubblicato il 10/10/2017
firenze

Le definizioni si sprecano: bad boy della danza, nuovo Nureyev, James Dean del balletto. Sex appeal da vendere e talento assoluto. Un mix esplosivo di passionalità slava e stile inglese.  

 

Sergej Polunin ama lasciare tutti di stucco in scena e fuori: abbandonando il Royal Ballet da un giorno all’altro. Oppure rilasciando interviste in cui racconta le sue notti brave londinesi finite le quali andava direttamente in palcoscenico sostenendosi con la cocaina («Ma ora ho chiuso. Solo integratori alimentari»). Il video in cui danza Take me to church di Hozier, filmato da David LaChapelle, ha avuto in un niente 15 milioni di visualizzazioni. Ha un fisico ricoperto di tatuaggi che per un ballerino classico non è così scontato. 

 

Ora ecco un documentario, Dancer, che ci racconta molto su di lui e magari ci spiega anche il perché del suo carattere imprevedibile. Realizzato da Steven Cantor, stasera apre il Festival dei Popoli di Firenze (21.30, cinema La Compagnia) e poi sarà distribuito nelle sale italiane dalla Wanted. 

 

Si parte da Cherson, zona depressa nel sud dell’Ucraina, dove si parla russo. Poi eccolo a Kiev alla scuola dell’Opera. Segue il grande balzo alla School of Royal Ballet di Londra. Anni di sacrifici quelli che la famiglia di Polunin ha dovuto affrontare perché il ragazzino potesse seguire la sua passione e il suo talento, lasciare Cherson e l’appartamento nelle case popolari dell’epoca kruscioviana dove vivevano. «La scuola e la vita a Kiev avevano costi insostenibili per noi» disse la madre. Il padre: «Per pagare gli studi emigrai in Portogallo e trovai lavoro come giardiniere in una famiglia tedesca». La nonna: «Andai in Grecia e trovai un posto come badante: era faticoso e umiliante».  

 

Sensi di colpa e di inadeguatezza? Comportamenti autodistruttivi? Bisogno di espiare in ogni modo? Passare dallo squallore di Cherson al mondo brillante di Londra e dei grandi teatri può essere destabilizzante. In realtà Sergej Polunin, seppe ricambiare i sacrifici dei genitori: a 19 anni era già principal (étoile) del Royal Ballet, il più giovane in assoluto nella storia della compagnia. Ma dai 13 anni è stato solo alla scuola del Royal Ballet. Aveva come compagni di stanza Valentino Zucchetti e Jade Hale–Christofi che avrebbe coreografato il solo Take me to church. «Il balletto richiede molta motivazione e disciplina. Credo che Sergej l’abbia persa», ammette oggi l’italiano Zucchetti. 

 

In Dancer i filmati amatoriali di quando era ragazzino si alternano a momenti di grande danza: dal puro virtuosismo all’intensa interpretazione. Molte le riprese in scena e dietro le quinte di Spartacus al teatro Stanislavskij di Mosca e all’Opera di Novosibirsk di cui la stella Igor Zelenskij è stato direttore. È stato lui a cercare Sergej dopo la rottura col Royal Ballet e per un certo periodo ha sostituito la figura paterna. Nessuna notizia invece della sua love story con Natalja Osipova, evidentemente troppo recente. Né si parla della sua partecipazione al remake del film Assassinio sull’Orient Express.  

 

Lui non ha mai voluto che i genitori venissero a vederlo danzare. Ma ha ceduto per una serata allo Stanislavskij dove vediamo il suo piglio sicuro in Other Dances di Jerome Robbins. Seguono selfie con padre, madre e nonna

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