Mondadori ritorna a Torino, Lagioia: abbiamo lavorato bene

L’ Ad di Segrate Selva Coddè : “Riporteremo stand e marchi” Il direttore del Salone del Libro:”Felice di riavere la Einaudi”

L’edizione del Salone del Libro di Torino del 2013 quando era ancora presente il mega-stand Mondadori


Pubblicato il 11/10/2017
Ultima modifica il 19/10/2017 alle ore 02:30
Torino

L’uomo Mondadori ha detto sì. Il tempo delle guerre editoriali con Torino è ufficialmente finito. Ad annunciarlo è il numero uno di Segrate, Enrico Selva Coddè.  

 

L’amministratore delegato dell’area Libri Trade sceglie un momento significativo per annunciare il ritorno al Salone Internazionale del Libro dei giganti dell’editoria: l’apertura della Buchmesse di Francoforte. «Riporteremo stand e case editrici a Torino - ha detto l’ad di Mondadori in un’intervista al Corriere della Sera - lo scorso anno non c’erano i tempi e le condizioni per partecipare ad entrambi i Saloni e comunque è stato un errore accendere una diatriba Milano-Torino». Non dimentica di sottolineare, però, che il Salone di riferimento per il gruppo, resterà comunque, quello di Milano. Si tratta di un bel passo in avanti.  

Il ritorno dei «figlioli prodighi» al Lingotto - come li hanno ribattezzati ieri alcuni editori a Francoforte, scherzando con un raggiante Nicola Lagioia, direttore del Salone di Torino - è stato motivato così da Selva Coddè: «Torino ha una grande tradizione, trent’anni di storia, e in questa edizione ci sono le condizioni per farlo. Dobbiamo vedere con che dimensioni e che spazi, ma ci saranno tutti i nostri marchi, e in futuro vedremo». Per il Salone di Torino, la cui Fondazione per il Libro sta attraversando un momento non facile (il marchio, messo a bilancio dal 2009 per un valore di 1,8 milioni di euro, è stato ridimensionato a quota 100 mila) e si avvia allo scioglimento, è una boccata di ossigeno. Il presidente della Fondazione Massimo Bray parla di bellissimo segnale: «I libri uniscono e l’editoria italiana esprime la volontà di lavorare insieme. In ogni caso Torino è il Salone internazionale del libro italiano».  

 

Lo scrittore einaudiano Nicola Lagioia non può che essere super felice del ritorno dello Struzzo sotto le arcate del Lingotto: «È una grande soddisfazione - dice - e dimostra che abbiamo lavorato bene. Sapevo che c’era una discussione all’interno di Mondadori e anche da parte di altri grandi gruppi editoriali. Siamo felici che Einaudi sia di nuovo con noi». E prosegue: «Mi auguro adesso, che si superi al più presto questa fase di transizione per la Fondazione. Ora dobbiamo entrare in una fase di maturità La vivacità di Portici di Carta ha confermato che Torino può diventare una grande agenzia editoriale e culturale italiana». 

 

Ma a chi o a che cosa si deve l’agognata sutura dello strappo fra editori e Lingotto? Una cosa è certa, sin dal suo insediamento il nuovo presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi (che è anche il presidente de la «Fabbrica del Libro», joint venture tra Aie e Fiera Milano e società organizzatrice di Tempo di Libri) ha da sempre lavorato affinché tra Torino e Milano non si consumasse una guerra che penalizzava in primis la lettura: «È una notizia che mi fa molto piacere, perché ho sempre considerato irragionevole una competizione di questo genere fra Milano e Torino - ha commentato ieri - è stata finalmente imboccata la direzione giusta per mettere fine a una storia fin troppo lunga, e si uniscono le forze per contribuire ad aumentare la diffusione del libro». 

 

Alla domanda diretta se è stato lui il vero artefice della riconciliazione risponde con un sorriso: «Diciamo che me lo auguravo da tempo». Conclude: «Sono felice per il direttore Lagioia a cui il Financial Times ha appena dedicato una pagina, annunciando Ferocity, la traduzione italiana del romanzo Premio Strega 2016». 

E ancora a Nicola Lagioia che nel maggio scorso (nella trionfale giornata di chiusura di un Salone del Libro, che orfano dei grandi marchi aveva comunque portato al Lingotto 37 mila visitatori in più) aveva lanciato un accorato appello alla «sua Einaudi» di «pensarci su e tornare a Torino», ieri il direttore editoriale Ernesto Franco ha risposto di essere discretamente soddisfatto dell’annuncio dell’ad Selva Coddè: «Per natura sono prudente, la cosa fondamentale è che si prosegua all’insegna del dialogo - ha detto - le dichiarazioni che ho visto sono ottime, insomma sembra che abbiamo proprio imboccato la strada giusta». Però? «È ancora presto, non mettiamo il carro davanti ai buoi». No comment invece da un’altra buona fetta di «scissionisti» come il gruppo Gems. Il suo numero uno Stefano Mauri, preferisce lasciar raffreddare il piatto degli annunci. Parlerà, magari, una volta chiusa la Buchmesse. 

 

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