Haumea, il “piccolo Saturno”: uno studio costringe a ripensare la formazione del Sistema Solare

L’Italia, con l’Osservatorio astronomico della Valle d’Aosta, in prima linea nel lavoro pubblicato su Nature.

Come dovrebbe apparire il Pianeta Nano Haumea [IAA-CSIC/UHU]


Pubblicato il 11/10/2017
Ultima modifica il 12/10/2017 alle ore 15:28
AOSTA

Centotredici secondi, neppure due minuti. Eppure tanto è bastato agli astronomi Europei per aprire un nuovo sguardo sulle regioni più esterne del Sistema Solare dove, oltre Nettuno, vagano le briciole avanzate dalla formazione dei pianeti che orbitano attorno al Sole. Come Plutone, retrocesso a pianeta nano tra sciami di polemiche, ma soprattutto come Haumea, altro pianeta nano, scoperto all’inizio degli Anni Duemila. Proprio Haumea - che porta il nome della divinità hawaiana della fertilità - è stato l’oggetto della collaborazione scientifica (guidata dall’istituto di astrofisica dell’Andalusia) che ha prodotto uno studio pubblicato sulla rivista britannica Nature, la Bibbia della scienza. 

 

Attraverso la tecnica della occultazione stellare, che consiste nel fotografare il passaggio di un corpo celeste davanti a una stella e analizzare quanto e come ne cambi la luminosità, hanno scoperto che Haumea è più grande e meno denso di quanto si pensasse e che è circondato da un anello di detriti, proprio come Saturno. Haumea ha una strana forma allungata - tipo palla da rugby - orbita a 7,5 miliardi di chilometri dal Sole (50 volte la distanza tra la Terra e la nostra stella) e il momento giusto per osservarlo attraverso l’occultazione si è presentato nella notte tra il 20 e il 21 gennaio scorso. Gli spagnoli, guidati da José Luis Ortiz, hanno così mobilitato una rete di osservatori europei per avere più occhi possibili aperti su quei 113” che erano la durata stimata del passaggio del pianeta nano di fronte alla stella. Tra i telescopi puntati c’era anche quello dell’Osservatorio astronomico della Valle d’Aosta, a Nus, che però si è trovato proprio al confine della fascia su cui la stella avrebbe proiettato l’ombra di Haumea. 

 

 

Haumea in confronto a Plutone  

 

L’astronomo Albino Carbognani non ha così potuto osservare direttamente l’occultazione ma si è rivelato decisivo per l’analisi dei dati raccolti da tutti gli altri strumenti (12, posizionati in 10 siti differenti, tra i quali quelli dell’Inaf a Padova). «Al passaggio di Haumea il calo di luce della stella è stato immediato e non graduale, dimostrando che non ha un’atmosfera come quella di Plutone» dicono dall’Osservatorio di St-Barthélemy. Poi è venuto fuori l’anello di polveri e ghiaccio, individuato grazie «ad altre intriganti attenuazioni della luce della stella appena prima e appena dopo l’occultazione di Haumea» dice Carbognani. «È la prima volta che scopriamo un anello attorno a un oggetto transnettuniano (ne sono noti 1200, ndr)». 

 

La scoperta dell’anello diventa ancora più significativa alla luce di un altro risultato che vede protagonista l’Osservatorio valdostano. «Di nostra iniziativa - dice ancora Carbognani, che ha firmato l’articolo assieme anche al direttore dell’OaVda Jean-Marc Christille - abbiamo studiato con il nostro telescopio principale da 81 centimetri la curva di luce di Haumea. Con questa espressione intendiamo la variazione della luce solare riflessa dal corpo man mano che ruota su se stesso mentre orbita nello spazio. Siamo stati gli unici in tutta la collaborazione a compiere questa osservazione dopo l’occultazione». Haumea ruota come una trottola: compie un giro in meno di 4 ore (ma per un’orbita attorno al Sole impiega 281 anni). Questo aveva già fatto capire che non potesse avere una forma rotonda. Il lavoro dell’Osservatorio valdostano ha permesso di superare quanto fatto anni addietro con il telescopio spaziale Hubble che aveva portato a stimare la dimensioni di Haumea. Ora devono essere riscritte: «L’asse maggiore del pianeta nano è almeno il 20 per cento più grande di quanto sospettato, circa 2320 chilometri invece di 1960, quasi come i 2375 di Plutone (che però è rotondo e non ovale)». 

 

La massa di Haumea era già conosciuta grazie allo studio dei suoi due satelliti Hi’iaka e Namaka, ma risultando più grande di conseguenza è mediamente meno denso (1,9 grammi per centimetro cubo contro i 2,6). «Un corpo con simili dimensioni e densità, che ruota così velocemente, non può possedere una struttura abbastanza omogenea come invece si credeva. Avrà al suo interno strati di differente composizione o delle cavità? Perché la sua gravità gli consente di avere un anello ma non un’atmosfera, come Plutone che ha dimensioni e densità paragonabili ma non ha un anello? E come mai Haumea ruota più rapidamente di qualsiasi altro corpo nel Sistema Solare con dimensione superiore a 100 km? Non abbiamo ancora risposte a queste domande, ma dopo il nostro studio la comunità scientifica sa che deve porsele». Serviranno a capire meglio come è nato il Sistema Solare. 

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