New York Comic Con: tra costumi, satira anti-Trump e voglia di rappresentazione

Si è svolta lo scorso fine settimana la dodicesima edizione del “carnevale nerd” di New York, ecco come l’abbiamo vissuto


Pubblicato il 11/10/2017
Ultima modifica il 11/10/2017 alle ore 17:40

Negli ultimi tempi si è cercato sempre di più di associare il nerdismo all’ascesa della nuova destra e dell’alt-right. Secondo questa ipotesi, i nerd sono un gruppo di persone, tendenzialmente maschi bianchi, dall’indole chiusa, misogina e vagamente razzista, refrattari al cambiamento, pronti a minacciare di morte o stupro via internet chiunque tenti di cambiare le cose e pronti a fare da tamburo battente per dei meme pro-Trump. 

 

 

Senza dubbio la crescente importanza dei nerd all’interno della cultura pop ha generato delle frizioni e l’aumento del pubblico e la richiesta di diversità da una parte di esso hanno portato a reazioni eccessive e spesso protezioniste, ma passeggiando per i padiglioni del New York Comic Con si avverte una sensazione completamente diversa. 

 

 

Il New York Comic Con è una delle molte fiere di fumetti diventate col tempo vetrina per quella moltitudine di nicchie che oggi compongono la cultura pop. Proprio come Lucca Comics. Lo stand dell’ultimo videogioco su La Terra di Mezzo affianca quello in cui fanno bella mostra di sé borse e portafogli da donna ispirati a Star Wars, le serie Netflix e i Pokémon, uno spazio espositivo dedicato ai bellissimi disegni di Alex Ross è gomito a gomito con quello di un’azienda specializzata in statuine degli eroi Marvel e Star Wars riprodotti con fedeltà maniacale e così via. 

 

 

Il Comic Con di New York non ha niente a che vedere con quello di San Diego, probabilmente la manifestazione più famosa a portare questo nome, ma per certi versi ne riprende la formula e in questi anni ne ha anche eguagliato le presenze: circa 180.000 persone in quattro giorni che possono essere vissuti in molti modi diversi, tante quante sono le declinazioni dell’universo geek. 

 

 

Ci sono i cosplayer, che vanno per incontrarsi, farsi fotografare e vivere l’evento quasi fosse un carnevale fuori stagione dove esprimere la propria passione vestendosi come i personaggi più amati (c’è anche chi lo fa per soldi, ma quella è un’altra storia). Ci sono i cacciatori di oggetti rari, disposti a file di ore per acquistare action figure, giocattoli o statuine che vengono vendute solo ed esclusivamente in quei giorni e che in alcuni casi spunteranno su eBay dopo poco a prezzi esorbitanti. Ci sono gli amanti dell’antiquariato, che possono acquistare vecchi fumetti, videogiochi degli anni ’90 o giocattoli di un passato remoto, come i Micronauti o una versione ancora inscatolata di Boba Fett a 4000 dollari. 

 

 

E poi gli amanti di fumetti, che grazie al Comic Con possono avere l’occasione di stringere la mano ai loro autori e disegnatori preferiti e magari, dopo una lunga coda, farsi firmare un albo in quella che viene chiamata “Artist Alley”, una sala in cui artisti emergenti e nomi famosi vivono gomito a gomito disegnando e vendendo le loro tavole originali. Non è strano scorgere una discreta delegazione italiana che porta i nomi di Sara Pichelli, Giacomo Bevilacqua, Mirka Andolfo, Paolo Villanelli, David Messina, professionisti che da anni lavoro con le più importanti realtà del fumetto. 

 

 

E poi ovviamente ci sono i panel, ovvero le conferenze in cui vengono presentati nuovi film, fumetti o serie TV o dove si approfondiscono quelli del passato, con fan disposti ad accamparsi dalla sera prima per avere l’occasione di condividere la sala con i loro beniamini o far loro una domanda. Il tutto ovviamente è super organizzato, tanto che c’è un’enorme sala solo per mettersi in coda e non ingombrare i corridoi. Quest’anno ha fatto discutere la scelta di Netflix di ritirare la conferenza della nuova serie basata su The Punisher per rispetto ai fatti di Las Vegas, soprattutto perché contemporaneamente la Marvel annunciava una collaborazione con Northrop Grumman, azienda specializzata in tecnologia aerospaziali e veicoli militari. 

 

 

Ecco, forse proprio questo evento è una buona chiave di lettura per spiegare come il nerdismo non sia soltanto l’anticamera delle nuove destre, molto più dei tanti fumetti che prendevano in giro Trump o dell’atmosfera allegra, felice e comunitaria che si respirava negli ampi spazi dello Javits Centre. I fan non hanno reagito molto bene all’annuncio della Marvel, tanto che erano già pronti a mettere in scena una rumorosa protesta, che si è fermata solo quando la Casa delle Idee di Stan Lee ha fatto marcia indietro e annullato la collaborazione. 

 

 

Dunque sì, i nerd saranno anche persone talvolta eccessivamente accalorate nelle proprie reazioni, personaggi spesso bizzarri, antisociali e infantili, ma partecipare a questi eventi è un ottimo modo per ricordare che la cultura pop in tutte le sue declinazioni vuol dire soprattutto rappresentazione di sé, capacità di trovare un proprio posto nel mondo e condivisione di una passione. Tutti vengono accolti, nessuno giudicato: il cacciatore di giocattoli d’epoca, il collezionista di magliette, cappellini o autografi, la famiglia vestita col costume abbinato, la vecchia gloria del wrestling, l’artista che cerca di vendere il proprio fumetto autoprodotto o il bambino che vuole a tutti i costi farsi una foto con Darth Vader. Il messaggio è semplice: è bello avere delle passioni, ed è ancora più bello quando sono condivise. 

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