Un amico che era più di un tesoro Giorgio Gaber raccontato da Alloisio
Un amico che era più di un tesoro Giorgio Gaber raccontato da Alloisio
marinella venegoni
12/10/2017

Si poteva, allora, andare a scovare Giorgio Gaber fra le mura di casa, in via Frescobaldi a Milano: ché le pareti erano vere, mattoni o cemento, e non fili invisibili da difendere con le guardie del corpo. Fra i ‘70 ancora tosti e gli ‘80 ancora senza lustrini, un artistico tempo di mezzo segnò il trapasso delle epoche, e il rimanerci prigionieri ebbe una sua piacevolezza. Ce lo racconta ora quasi senza volerlo, Gian Piero Alloisio, cantautore e drammaturgo di Ovada formatosi all’ombra della cosiddetta scuola genovese, in un piacevole librino che ha saputo uscire dalle secche compiaciute dell’ormai scontato filone autobiografico. Non convenzionale neanche nel titolo, «Il mio amico Giorgio Gaber - Tributo affettuoso a un uomo non superficiale» (Utet) si apre proprio su un mondo che stava cambiando anche se non lo si sapeva. Alcuni artisti integri coltivavano le proprie visioni e propagavano umanità attraverso le opere: il racconto piano, ironico, di personaggi che sono soprattutto persone, è un come un gioco di specchi che svela caratteri, virtù, debolezze, e anche dolori troppo profondi per poter essere messi in bacheca.  

Ecco il leggendario Signor G. pronto a dare una mano al talento di un ragazzo di mente veloce: Gian Piero gli era appunto capitato in casa con un testo sotto il braccio, «Ultimi viaggi di Gulliver» che sarebbe diventato una pièce. Sarebbero seguiti altri lavori teatrali (alcuni con Ombretta Colli, come «Una donna tutta sbagliata», regista Giorgio) e canzoni altrui da ascoltare o da farsi raccontare. Un giorno, per esempio, Gaber gli disse: «Ieri è venuto Franco Battiato. Sta facendo cose un po’ strane. come al solito, del resto»; solo anni dopo, Alloisio ricostruì che Giorgio parlava di pezzi da «La Voce del Padrone».  

Anche le memorie del resto hanno un loro perché, nel percorso segnato dall’eclettismo del cantautore/teatrante: se nei vent’anni aveva conquistato Guccini che si era annesso in «Metropolis» la sua canzone «Venezia», adesso suonati i ‘60, si è inventato un talent non tv dal titolo «Genova per Noi», che scova con successo autori di canzoni.  

 

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