La lettera di Spataro per il figlio: “Fiero di come facevi l’avvocato”

ANSA

Procuratore capo
Armando Spataro ha scritto una lettera agli avvocati milanesi, i colleghi del figlio Andrea, scomparso a trentasei anni


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 13/10/2017 alle ore 07:27

L’amore del padre, l’orgoglio dell’uomo di giustizia. A un mese dalla morte di Andrea, scomparso a trentasei anni, il procuratore capo di Torino Armando Spataro scrive una lettera agli avvocati milanesi, i colleghi del figlio. Per ricordarlo, per mettere nero su bianco quei valori destinati a sopravvivere, «a questo momento di incredibile dolore». Nel messaggio c’è la riservatezza di una vita - «forse lo stesso mio figlio, dotato di una grande sobrietà, potrebbe non essere d’accordo», scrive il magistrato - e una consapevolezza: «Andrea ha lottato fino all’ultimo». In mezzo, le citazioni di chi, con Andrea, condivideva le giornate. L’avvocato Salvatore Scuto del foro di Milano, che ricorda la forza messa nel lavoro, e nelle passioni: «I tanti suoi amici del tifo juventino hanno trovato le parole giuste per salutarlo nello stadio della sua Juventus quando gli hanno dedicato un striscione esposto nell’ultimo derby torinese con la scritta “Andrea nessuno muore nel cuore di chi resta!”». E, dall’altra parte, il giudice Bruno Giordano, che ne ripercorre le incertezze nelle scelte sul futuro professionale, fino alla decisione: «Fare l’avvocato, andare in udienza, lottare, lottare e lottare per affermare un diritto». Un concetto che ritorna. Andrea, scrive Spataro, «amava lottare, appunto, con libertà di pensiero, dignità e coerenza». E ancora: «La lotta» per lui era una «regola di vita, non in senso retorico, ma quella quotidiana e silente per i principi in cui si crede, per il bene, per la solidarietà, per la vita…Ed eroe non è sempre e solo chi per tutto questo combatte e vince, ma anche chi combatte e perde». La lettera si conclude con un ringraziamento per l’affetto a tutti i colleghi, e con una memoria del giorno dell’addio: «L’11 settembre, cioè il giorno della S. Messa per Andrea, i suoi più cari amici gli hanno dedicato due pagine di amore che uno di loro ha letto in un’affollata Basilica milanese. Tra le altre, hanno ricordato queste sue belle parole da giovane avvocato che si guarda intorno e vuole capire e conoscere, parole che ripeteva ai suoi amici e colleghi: “il Tribunale va vissuto…e la giustizia non è l’avventura di un giorno !” . Erano questa sua visione della giustizia e la dignità con cui viveva la sua professione che mi rendevano e mi rendono orgoglioso di avere avuto un “figlio-avvocato».

[r.cro.]
 

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