In Italia aumenta il fatturato ma non il tasso di lettura


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 20/10/2017 alle ore 02:30
francoforte

Sollievo, soddisfazione e fiducia. Ma anche apertura, voglia di collaborare e soprattutto l’orgoglio di essere la più grande industria culturale del Paese. Sono queste le idee che Ricardo Franco Levi ha ribadito con forza presentando alla Buchmesse il «Rapporto sullo stato dell’editoria 2017» elaborato dall’Associazione Italiana Editori, che presiede dallo scorso giugno. Il dato principale dello studio - 160 pagine fitte di tabelle e analisi - è che nei primi otto mesi dell’anno l’aumento del fatturato relativo al totale dei canali distributivi - al netto di Amazon - è dell’1 per cento. Ma il dato si riferisce alle vendite a valore, calcolato sul prezzo di copertina, non al numero di copie vendute, e nonostante il recupero sia iniziato già nel 2016 e si prevede continui ad aumentare nei prossimi mesi, si resta sotto al picco del 2011.  

 

«L’industria editoriale», ha sottolineato Levi, «vale 12 volte la musica, e 7 volte il cinema. Eppure non ha mai potuto contare su denaro pubblico». E l’Aie ha per obiettivo l’approvazione entro la prossima legislatura di una legge per l’editoria analoga a quella recentemente promulgata a sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva.  

 

Il bassissimo tasso di lettura italiano, che Levi considera «semplicemente indecente», resta il vero problema da affrontare. Gli editori stanno lavorando sul tema dell’istruzione, insieme alle istituzioni e con il mondo della scuola. Il progetto #ioleggoperché, quest’anno dal 21 al 29 ottobre, punta a riportare i libri nella quotidianità dei ragazzi, senza però dimenticare che le famiglie contribuiscono in maniera determinante: legge il 65 per cento dei ragazzi che ha genitori lettori, contro il 27 per cento di quelli con genitori non lettori.  

 

In sostanza cresce il numero di case editrici attive, cresce il fatturato, crescono gli e-book e si modificano i canali di vendita: crescita dell’online, calo della grande distribuzione e sostanziale tenuta delle librerie. Mancano i lettori. 

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