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Economia
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 12/10/2017.
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De Meo: “È muro contro muro. L’unica soluzione è il dialogo”

Il presidente di Seat: il business deve poter aver fiducia

«Mettiamola così: sto vivendo un’esperienza nuova, mi mancava». C’è un manager italiano al vertice del colosso industriale che in Spagna è sinonimo di automobile. Luca de Meo, presidente della Seat (dal 1986 proprietà del gruppo tedesco Volkswagen), è impegnato nel lancio del nuovo Suv Arona, ma soprattutto nel preservare dai possibili contraccolpi della crisi politica la più catalana delle multinazionali iberiche.  

 

Seat (Sociedad Española de Automóviles de Turismo) fattura 8,4 miliardi di euro l’anno, un business che vale lo 0,8% del Pil nazionale. Un patrimonio prezioso. Nello stabilimento di Martorell, 30 km a nord ovest di Barcellona, e in quelli della componentistica di El Prat e Zona Franca lavorano 14.500 dipendenti che producono 450 mila vetture l’anno, comprese le Audi A3 (e la futura Q1 in arrivo nel 2019). La Catalogna è la storica capitale spagnola dell’auto, molto integrata con il resto d’Europa in virtù dei padroni tedeschi. 

 

De Meo, ora che succederà?  

«Il futuro politico resta un’incognita, le parti si sono spinte troppo avanti in un muro contro muro, mi auguro che torni l’opportunità di dialogare. Attraversiamo un momento storico, di quelli che finiranno sui libri e nessuno può prevederne gli effetti reali. Ma io non faccio il politico, è compito di altri». 

 

Però deve gestire tensioni non indifferenti.  

«Il nostro mestiere è fare macchine, salvaguardando il business dell’azienda e la pace sociale dei lavoratori. Devono poter continuare ad avere fiducia. Penso soltanto a questo, il resto rimane fuori dai cancelli. Io in questo paese sono ospite, ho capito che è fondamentale avere rispetto: rispetto di tutti. Bisogna gestire il problema, smussare le tensioni». 

 

Ci sta riuscendo? E come?  

«La nostra scelta, fin dall’inizio, è stata di non schierarsi, di non commentare. In azienda ovviamente si discute e tuttavia c’è grande serenità: me lo ha ribadito il capo del sindacato, che ho incontrato martedì mattina in fabbrica. La scorsa settimana tutta Barcellona ha scioperato per un’intera giornata, però a Martorell erano tutti al lavoro, nemmeno un’ora di sciopero. È un segnale importante». 

 

Un’isola felice nel caos infernale della Catalogna?  

«Attenzione, dall’esterno la situazione può sembrare più drammatica di quanto non sia in realtà, si tende a ingigantire, ma qui a Barcellona non c’è stata e non c’è la guerra civile. I ristoranti sono affollati come sempre, ci si può andare a mangiare le tapas, la vita continua». 

 

Cosa dicono a Wolfsburg, in Germania, i vertici del gruppo?  

«Anche loro guardano la tv e leggono... Io li tranquillizzo, per quanto possibile. Cerco di fare nel miglior modo possibile il mio lavoro, con serenità». 

 

Avete preparato un piano B, se la situazione precipitasse?  

«Qualche società ha trasferito la sede, specie le banche nel timore che la gente si affolli agli sportelli a ritirare i capitali. Noi siamo un’altra cosa, molto diversa. Produciamo e vendiamo automobili. L’ho detto: bisogna gestire la situazione. Non c’è stato il minimo calo negli ordini, né tantomeno a livello produttivo, semmai qualche visita in meno nelle concessionarie come è fisiologico. Tutti i nostri piani industriali procedono regolarmente e siamo tra i brand a maggiore crescita in Europa: 354.900 immatricolazioni nei 9 mesi, 13,4% di incremento. Faremo un anno record. Non sono preoccupato. Seat è nata ed è radicata qua da sempre, mica possiamo immaginare di trasferire le fabbriche...». 

 

PIERO BIANCO
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