Il boom dei cannabinoidi sintetici

Ne hanno fatto uso 300 mila ragazzi. Fra i più giovani sono la seconda sostanza dopo la cannabis Il magistrato dei minori: iniziano già a 13 anni. I medici: “Rischiamo una generazione di psicotici”

I cannabinoidi sintetici sono misture di erbe che vengono innaffiate di sostanze chimiche


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 20/10/2017 alle ore 02:31

La scena si ripete pressoché identica ogni fine settimana. Cominciano ad arrivare dopo la mezzanotte. È un flusso continuo, che cesserà solo alle prime luci dell’alba. Sono ragazzi tra i venti e i trent’anni, a volte anche più giovani. Sudati, pupille dilatate, mascelle serrate, battito cardiaco accelerato. I loro corpi sembrano percorsi da scariche elettriche: non riescono a rimanere seduti, sono aggressivi, vomitano parole senza senso. Alla domanda dei medici «quale sostanza hai preso?», la risposta è sempre la stessa: «Non lo so». È la verità: non ne hanno la più pallida idea.  

 

Per capire come sta cambiando l’universo delle droghe conviene partire dai pronto soccorso. Il dottor Franco Aprà, direttore della medicina d’urgenza dell’ospedale Maria Vittoria di Torino, sceglie le parole con cura: «Il primo problema sta proprio nel nome: chiamarle “smart drugs” è un clamoroso errore, si tratta di sostanze che non hanno nulla di smart. Sono un vero e proprio flagello». Ne sa qualcosa lo studente universitario 25enne di buona famiglia che qualche giorno fa è stato trascinato a forza nel cuore della notte all’ospedale Maria Vittoria da due agenti di polizia. L’avevano fermato poco prima in un locale della movida, intento a sfasciare tavoli e insultare gli altri avventori: «Per calmarlo siamo stati costretti a somministrargli così tanti tranquillanti che abbiamo dovuto intubarlo», racconta Aprà.  

 

Le erbe innaffiate  

Le droghe di ultima generazione sintetizzate nei laboratori sono la nuova frontiera del mercato degli stupefacenti. I più diffusi sono i cannabinoidi sintetici, misture di erbe innaffiate di sostanze chimiche: hanno nomi subdoli (spice, bonzai, may, infinity, hurricane), ma gli effetti sulla salute possono essere devastanti. I ragazzi a volte le consumano convinti di fumare marijuana, ma hanno effetti psicotropi ben più dirompenti. In pochissimi anni la spice è diventata la seconda sostanza più diffusa fra gli studenti italiani dopo la cannabis: secondo i dati del Cnr ne ha fatto uso l’11%. Mentre il 3,5% dei ragazzi insegue lo sballo con quelle che vengono genericamente classificate sotto la voce «nuove sostanze psicoattive». Quest’ultime si presentano in genere sotto forma di polvere bianca o cristalli e altro non sono che composti sintetici, a volte venduti come sostituti legali di sostanze illecite. Le offerte riempiono le bacheche online degli smart shop: a volte la droga è camuffata da sali da bagno, deodorante, incenso o concime per piante. Il risultato è che il consumo di mefedrone, ketamine, fenitilamine e oppiacei sintetici ha superato quello di sostanze più comuni come amfetamine, ecstasy, cocaina o Lsd. 

 

Le nuove droghe sintetiche sono democratiche: i prezzi sono abbordabili anche per le paghette dei ragazzini e per acquistarle, spesso, basta un clic nel Deep web. Secondo la relazione annuale 2017 al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze sono 300mila gli studenti che hanno assunto almeno una volta nella vita cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive. «Ma ciò che più mi spaventa è l’enorme sommerso di questo fenomeno, fatto soprattutto di consumo prolungato da parte di tanti adolescenti», avverte Ciro Cascone, procuratore del tribunale dei minori di Milano. «Un consumo che inizia sempre prima: anche a 13, 14 anni». Secondo i dati Istat i ricoveri ospedalieri di minori a causa dell’uso di droghe sono aumentati del 24% tra il 2013 e il 2015. «Il problema - raccontano i medici del Centro antiveleni di Pavia - non è solo chi muore. Molti consumatori diventano pazienti psichiatrici gravissimi. Fra qualche anno rischiamo di ritrovarci con una generazione di adulti malati gravi». 

 

Lo sballo democratico  

Nel corso del 2016 sono state 43 le nuove sostanze segnalate in Italia. Ma è solo la punta dell’iceberg, perché la maggior parte di queste molecole non lasciano tracce nelle urine né nel sangue. «I principi attivi sono diversi e spesso è difficile rivelarli dagli esami dei metaboliti», ammette Nadia Gennari, responsabile degli operatori nuove droghe dell’Asl 1 di Torino. La dottoressa, con il suo servizio rivolto ai ragazzi under 30, si trova a raccogliere i cocci delle nuove dipendenze: «L’età media dei nostri utenti è di 22 anni. Ci sono sia il figlio dell’imprenditore che quello dell’immigrato». Come sempre dietro i macro-numeri ci sono store di ragazzi in carne e ossa. Come Ilaria (nome di fantasia), una liceale torinese di 17 anni risucchiata dentro un incubo. «Era andata in vacanza in Nord Europa e aveva sperimentato nuove droghe. Quando è tornata, un paio di settimane dopo, era un’altra persona», racconta Gennari. «Mostrava un evidente frammentazione del pensiero, era in preda all’ansia perenne, non riusciva più a dormire, i suoi pensieri erano fuori controllo. Ha impiegato oltre un anno a superare quel trauma, ma almeno lei si è ripresa. Ad altri è andata molto peggio» .  

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