Kobe Steel, metalli con certificati falsi venduti a 200 clienti, fra cui le Case auto giapponesi

Un nuovo scandalo investe il giappone, dopo gli aribag difettosi della Takata
REUTERS

Il presidente e amministratore delegato di Kobe Steel, Hiroya Kawasaki, si inchina mentre parla con i giornalisti dopo aver incontrato il ministro dell’Economia oggi a Tokyo


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 12/10/2017 alle ore 17:45

Dopo il made in Germany, anche il Made in Japan subisce un duro colpo. Il comparto auto rischia di dover far fronte a richiami la cui portata non è ancora prevedibile.Nel paese del Sol Levante dove dopo gli airbag difettosi di Takata (un centinaio di milioni di auto richiamate), dopo le irregolari dichiarazioni sui consumi di Mitsubishi e dopo gli ispettori non qualificati di Nissan per il collaudo finale delle auto è deflagrato il caso Kobe Steel.  

 

Il colosso dell’acciaio - è il terzo maggior produttore del Giappone - ha ammesso di aver falsificato i dati relativi agli standard di resistenza e durata di alcuni prodotti in polvere di ferro, alluminio e rame, senza che gli attuali amministratori ne fossero a conoscenza. Anche se le verifiche riguardano in particolare gli ultimi anni, i vertici della società non sono stati in grado di escludere che le procedure illecite possano andare avanti da diverso tempo. 

 

Il presidente della Kobe Steel, Hiroya Kawasaki, ha ammesso che ulteriori casi di cattiva condotta potrebbero emergere nel corso dell’investigazione. “Ci sono casi sospetti in Giappone e all’estero - ha detto Kawasaki dopo il tradizionale inchino di scusa nella sede del ministero dell’Industria a Tokyo - mi rendo conto che la fiducia nella nostra azienda è precisata allo zero, e in qualità di presidente intendo fare di tutto per riguadagnare la stima perduta”.  

 

Nella sua prima apparizione pubblica dall’emergere dello scandalo, la scorsa domenica, Kawasaki ha detto che la società comunicherà i dettagli dell’indagine tra due settimane e le contromisure che verranno prese per fare chiarezza.  

 

I clienti coinvolti sono almeno duecento. Fra questi ci sono perfino la Boeing, che fabbrica aerei, e la Hitachi, che costruisce treni. I costruttori che hanno già fatto sapere di aver impiegato forniture da parte della Kobe Steel, in particolare di alluminio, sono Toyota, Nissan, Honda, Mitsubishi, Subaru e Mazda. Anche l’americana Ford, così riferisce The Guardian, avrebbe impiegato materiali del colosso nipponico. Il New York Times scrive che pure General Motors sta facendo le opportune verifiche.  

 

La manomissione dei dati sulle certificazioni potrebbe significare che la resistenza o l’elasticità di alcuni metalli non è quella prevista e pertanto potrebbe mettere a rischio la sicurezza di chi viaggia. Il titolo della Kobe Steel è crollato ed alcuni analisti sono perfino arrivati a ipotizzarne la bancarotta. 

 

La portata di questa tsunami giapponese è ancora difficile da definire. La sostituzione degli airbag ha una rilevanza, ma quella eventuale di portiere e cofani ne ha un’altra. I costruttori stanno esaminando per quali modelli sono state impiegate le “partite” di metalli incriminati. Poiché la stessa Kobe Steel ha ammesso che anche le certificazioni su altri lavorati impiegati nelle trasmissioni delle auto sono state manomesse, la vicenda può avere ulteriori implicazioni. 

 

 

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