Effetto Polaroid, le foto istantanee ritornano di moda

La macchina fotografica analogica è di nuovo in produzione ed è già diventata un oggetto di culto. Tra rivincita dei ricordi sulla tecnologia e passione per il vintage

Il servizio fotografico è di Michele Ardu, che ha documentato per La Stampa le varie tappe di un viaggio: da Las Vegas al Marocco, dalla Sardegna fino alle famose gare ippiche di Londra


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 12/10/2017 alle ore 11:27
torino

Alle foto attaccate al frigorifero non abbiamo resistito neppure dieci anni. Perché quel momento felice racchiuso in un click, stampato subito e da tenere in mano ancora caldo, sembrava che solo così potesse diventare un ricordo incancellabile. L’abbraccio con Babbo Natale, la gioia di salire sulla groppa dell’elefante al circo, i primi compleanni dei figli e le scorribande con gli amici ai tempi del liceo. Senza quella specie di cartolina col bordo bianco - e attenzione a non metterci le dita sopra - pareva che tutta la nostra memoria venisse un pochino annebbiata.  

 

 

Le macchine digitali e i cellulari con infiniti megapixel, non possiamo rinnegarli così in fretta: hanno tanto divertito, ma forse hanno già stufato. È vero, consentono di superare il grande limite del rullino e ci permettono persino di sbagliare l’inquadratura e di ripetere gli scatti. Di modificarli, di inviarli a tutti in un attimo e poi di archiviarli. Ma proprio questo sembra essere il problema: il cloud sta sequestrando i vecchi ricordi. Li tiene rinchiusi in una cassaforte che non sappiamo dove si trovi, impedendo così di rivedere quei momenti di festa, le gite, le città visitate e i nostri figli quando ancora erano piccoli. Lo scoglio è sempre l’hard-disk: dov’è finito? E chi ha voglia di cercare tra migliaia di file? E la cartella con l’ultimo album dove si trova? E allora, mi ricompro la Polaroid.  

 

 

In realtà ha un altro nome, ma tanto continueremo a chiamarla allo stesso modo. L’effetto, d’altronde, è identico a quello di un tempo: l’inquadratura non si può sbagliare, non c’è lo zoom e la foto si stampa in un attimo. La carta e l’inchiostro non si possono sprecare: e allora basta con tutti quei click a raffica. OneStep 2, questo è il nuovo nome della «macchina fotografica analogica istantanea», è di nuovo in produzione da un annetto ed è già diventata una specie di oggetto di culto. Certo, non regge il confronto con i telefonini con doppio obiettivo, ma le immagini che sforna hanno qualcosa di romantico in più. «Scattare una Polaroid è certamente più difficile, ma non è vero che lo possono fare solo i fotografi più bravi», dice Christofer Anderson, uno dei reporter più famosi (e più premiati) della celebre agenzia americana Magnum: «Il fatto che queste foto siano già di tendenza dimostra che non è una cosa per pochi. Un’immagine, in quanto oggetto, dà l’idea che possa resistere di più al tempo». 

 

La tendenza, dunque, va tutta a favore delle foto appese al muro o di quelle infilate nel portafogli. Le memory-card hanno perso l’occasione: ci consentono sì di raccogliere molte immagini, ma non ci permettono di riviverle. E allora? Abbiamo sprecato tempo e ricordi? «Con troppa facilità stiamo affidando il controllo dei nostri ricordi alla tecnologia e agli strumenti di comunicazione - sostiene Tomasz Lazar, fotografo polacco, che nel 2012 ha conquistato il premio “World press photo” -. Ma sono sicuro che riusciremo a sopravvivere anche senza gli hard-disk e senza le memorie digitali. Com’è avvenuto prima che nascesse internet. La foto istantanea può essere considerata come una grande regalo, un dono che si può consegnare già nel momento in cui l’evento sta accadendo». 

 

Insieme al fortissimo gusto vintage, la nuova versione della Polaroid propone anche qualche innovazione tecnologica. Un potente flash integrato, un comodo carica batterie con cavo usb, una batteria a lunga durata e addirittura un timer per l’autoscatto. «Qualcuno dice che il fenomeno sia tutto legato al timore di perdere i dati custoditi negli archivi digitali o all’interno delle memorie virtuali, ma io credo che questo rischio abbia poco a che fare col nuovo successo della foto istantanea - aggiunge Christofer Anderson -. Paradossalmente è molto più facile perdere una foto stampata o rovesciarci sopra un po’ di caffe». 

 

 

 

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