Se Sandra e Raimondo cantano l’opera

A Lugo due rarissimi intermezzi del Settecento mettono in scena la coppia

Daniela Pini e Filippo Morace in “Serpilla e Bacocco” di Orlandini (foto di Giuseppe Melandri)


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 12/10/2017 alle ore 17:20
LUGO (RAVENNA)

I titoli sono pazzeschi ma veri. “Fidalma e Artabano” suona quasi da opera seria, “Serpilla e Bacocco” è già decisamente buffo, a prescindere dal seguito: “Ovvero il marito giocatore e la moglie bacchettona”. Si tratta di due dei celebri “intermezzi” del Settecento, piccole operine comiche da inserire fra un atto e l’altro di quelle serie, come un’irruzione del quotidiano e del realismo fra eroi classici e divinità dell’Olimpo. E fu subito successo europeo, fino a scatenare nella Parigi dei Lumi, con il più famoso esemplare del genere, “La serva padrona” di Pergolesi, tutto un dibattito molto intellettuale e sofisticato passato alla posterità come “querelle des bouffons”. Come in un gioco di scatole cinesi, spesso gli intermezzi buffi sopravvivevano alle opere serie in cui erano inscatolati, come se in un sandwich si mangiasse solo il ripieno buttando le fette di pane; oggi, con il ritorno in grande stile del melodramma settecentesco, assuefatti come siamo agli Händel e Hasse e Vivaldi e Vinci, fanno più figura di rarità gli intermezzi. 

Quindi, una volta di più, si rivela prezioso “purtimiro” (scritto così, tutto attaccato e tutto minuscolo, dall’incipit dello sporcaccionissimo duetto finale dell’”Incoronazione di Poppea” di Monteverdi o di chi per lui), il festival che la piccola incantevole Lugo di Romagna dedica alla musica barocca. A Lugo, per cominciare, hanno lo spazio giusto, il teatro Rossini, una di quelle sale piccine picciò dove basta allungare un braccio per toccare i cantanti, che peraltro in un’acustica del genere sembrano tutti Caruso. Qui è andato in scena il dittico dai titoli pazzeschi di cui sopra. Prendi uno e paghi due, insomma. I due pezzi hanno in comune questo tono quotidiano e scanzonato, perfino per l’epoca un po’ osé nel caso di “Serpilla e Bacocco”. Come un «Cav & Pag» barocco dove invece del sangue scorrono risate.  

Gli autori, e di conseguenza la qualità musicale, sono diversi. “Fidalba e Artabano”, che risale al 1730 circa, è opera di Giovanni Alberto Ristori, bolognese trapiantato a Dresda con escursioni anche a Varsavia e perfino a Mosca dove, informa Carlo Vitali nelle esemplari dotte note di sala, fu il primo italiano a mettere in scena un’opera in Russia. Il suo intermezzo di librettista ignoto è molto debole dal punto di vista drammaturgico; la musica semplice e genericamente gradevole. “Serpilla e Bacocco” di Giuseppe Maria Orlandini (versione veneziana del 1718) è più interessante. Intanto perché il testo di Antonio Salvi è saporoso e spiritoso, costruito su continui battibecchi fra coniugi a proposito del vizio del gioco di lui e della voglia di divorziare di lei, come un Sandra e Raimondo in parrucca. E poi perché la musica di Orlandini, più savante, è brillante ed espressiva, e spiega appieno la rinomanza europea del suo autore. Questa differenza qualitativa si ritrova puntualmente nello spettacolo di Walter Le Moli, che non riesce a inventarsi una drammaturgia per sostituire quella inesistente di Ristori e invece sfrutta al meglio le divertenti invenzioni di Salvi-Orlandini. Insomma, si ride molto di più, anzi quasi solo, nella seconda parte della serata. 

È invece inalterabilmente buona la parte musicale. Rinaldo Alessandrini, clavicembalista e direttore del Concerto Italiano in versione ridottissima (due violini, viola, violoncello, contrabbasso e due tiorbe a dare nerbo senza pesantezza al basso continuo), chiaramente si diverte e finisce quindi per divertire anche il pubblico. Eccellenti i cantanti: le due peperine signore, il soprano Lavinia Bini per Ristori e il mezzo Daniela Pini per Orlandini, e il buffo Filippo Morace, di vecchia ottima scuola, per entrambi. 

Ora, non è che d’ora in avanti non si possa più restare senza Ristori né senza Orlandini e relativi Fidalba, Artabano, Serpilla e Bacocco. Però sabato scorso il pubblico li ha ascoltati con piacere, si è divertito e ha lungamente applaudito. Si replica domenica 15 alle 16. 

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