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Economia
ANSA
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 13/10/2017.
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Decreto fiscale in versione light

Da Iva e rottamazione attesi altri 5 miliardi

Sul tavolo del consiglio dei ministri oggi arriva un decreto fiscale in versione light, pochi interventi, in pratica lo stretto necessario per rispondere ad una serie di esigenze immediate e formalizzare (entro la scadenza del 15 ottobre, come ci chiede Bruxelles) già una parte delle coperture della legge di Bilancio che sarà poi varata lunedì dal governo al rientro del ministro Padoan dalla riunione dell’Fmi. Come ha spiegato ieri Gentiloni all’assemblea dell’associazione dei Comuni in corso a Vicenza «l’esecutivo vuole evitare che la manovra abbia un effetto depressivo e per questo è riuscito a non aumentare l’Iva eliminando le clausole di salvaguardia e a non introdurre nuove tasse. Le misure sono limitate – ha poi aggiunto - ma cercheremo ulteriori spazi per gli investimenti». 

 

Il pacchetto finanziario che il governo si appresta a varare in due tempi avrà, come noto, un valore complessivo di 20 miliardi di euro: 15,8 saranno destinati ad azzerare gli aumenti Iva, altri 4 andranno a finanziare gli sgravi a favore dei giovani, compresi forse anche gli autonomi (ma la soglia di età, 29 o 32 anni, come ha spiegato ieri il viceministro Morando non è stata ancora fissata), il rafforzamento degli investimenti (a partire dal programma Impresa 4.0), il potenziamento delle misure di contrasto alla povertà e forse una prima sforbiciata al superticket. Oltre al maggior deficit che ci concede Bruxelles 3,5 miliardi dovrebbero arrivare dalla spending review ed altri 5,1 dalla lotta all’evasione.  

 

Nel decreto fiscale la misura più rilevante riguarda la proroga della rottamazione delle cartelle esattoriali, che arriverà a coprire anche il primo semestre 2017 e che anche grazie all’allargamento ad una serie di soggetti finora esclusi frutterà circa 1,5 miliardi. Un secondo intervento riguarderà le compensazioni Iva per le quali è prevista un’ulteriore stretta probabilmente introducendo un tetto oltre il quale il bonus fiscale non scatta se il contribuenti ha in corso una lite col Fisco. Altre partite, molto più delicate, come l’introduzione della «Web tax» e l’estensione ai privati della fattura elettronica richiedono più tempo per la loro messa a punto e quindi si prevede che vengano inserite più avanti nella legge di bilancio durante il passaggio parlamentare. Sul fronte delle uscite il decreto di oggi servirà invece finanziare l’ultima tranche 2017 delle cosiddette spese indifferibili come le missioni all’estero. 

 

Ieri il commissario per la ricostruzione Paola De Micheli ha annunciato che nella manovra o nel decreto collegato verranno inserite norme per velocizzare la ricostruzione del centro Italia, mentre il ministro dei Beni culturali Franceschini ha fatto sapere che il governo sta lavorando per rinnovare anche nel 2018 il bonus cultura da 500 euro per i 18enni. 

 

Intanto però va registrato un nuovo scontro tra sindacati e Inps. Oggetto del contendere l’Ape social. Il patronato Inca Cgil, in vista della scadenza del 15 ottobre, al termine del quale l’ente guidato da Tito Boeri dovrà comunicare quante delle oltre 66mila domande raccolte sono state accettate, annuncia che a causa di un «eccesso di rigidità» e di «interpretazioni contraddittorie delle norme» moltissime istanze pur legittime verranno respinte. Il rischio è che addirittura metà delle domande presentate non venga ritenuta valida, negando così l’anticipo pensionistico a tanti soggetti oggi disoccupati o in condizioni di difficoltà. Laconica la replica dell’Inps: sull’Ape sociale come su tutti gli altri servizi erogati applichiamo le legge e i regolamenti condivisi col ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. 

 

PAOLO BARONI
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