L’allarme di Draghi sui salari: “Fare di più, ancora non ci siamo”

L'Eurotower: la ripresa accelera ma restano rischi e debolezze
ANSA

Mario Draghi, presidente della Bce


Pubblicato il 13/10/2017
washington

«Ancora non ci siamo». È perentorio Mario Draghi quando affronta il problema dei salari. I livelli retributivi non convincono il presidente della Banca centrale europea il quale conferma come Francoforte sia focalizzata nell’esaminare il mercato del lavoro. «Sui salari sono stati fatti dei progressi ma ancora non ci siamo», afferma il titolare di Eurotower, nel suo intervento a un convegno del Peterson Institute di Washington, durante il quale sottolinea che occorre fare di più per aumentarne il livello.  

 

La riflessione di Draghi conferma come la ripresa economica, che la Bce da anni sostiene attraverso politiche monetarie accomodanti, non ha ancora trasmesso in maniera diffusa gli effetti virtuosi in termini di retribuzioni. Anche se sul piano occupazionale dei passi in avanti sono stati compiuti, come sottolinea lo stesso presidente della Bce difendendo a spada tratta le operazioni di «quantitative easing» (acquisto di titoli a reddito fisso sul mercato per immettere liquidità nel sistema) attuate dall’Istituto. «È vero che ci possono essere distorsioni, ma se si creano 7 milioni di posti di lavoro in 4 anni, i benefici sono talmente superiori che le distorsioni passano in secondo piano».  

 

Draghi trova una sponda in Ben Bernanke, l’ex presidente della Federal Reserve architetto del Qe con cui le autorità monetarie degli Stati Uniti risposero alla devastante crisi finanziaria del 2007. «L’idea che Qe distorca i mercati finanziari, si sente abbastanza spesso. Ma non è chiaro cosa significhi», dice Bernanke intervenendo allo stesso convegno. Quello tra i due banchieri è affondo corale: «Questa cosa la tradurrei in 90 lingue, - rilancia Draghi - anche per chi in Europa non vuole leggere in inglese». E in merito alla politica accomodante rassicura i mercati: «I tassi resteranno bassi per un periodo prolungato di tempo, anche al di là del piano di acquisto di asset». Strettamente legata al problema dei livelli salariali è quello dell’inflazione a livelli ancora storicamente bassi, fattore di incertezze su cui però Draghi invita alla calma: «Dobbiamo essere pazienti, persistenti e prudenti».  

 

Più possibilista è Christine Lagarde. Il direttore del Fmi, pur sostenendo che «nelle economie avanzate la politica monetaria dovrebbe restare accomodante data la bassa inflazione e le debolezze di molti Paesi», sottolinea, malgrado essa abbia incoraggiato l’emersione di alcuni rischi alla stabilità finanziaria.  

 

Ed è proprio la stabilità finanziaria uno dei fattori di rischio per la crescita indicato nei rapporti pubblicati in occasione dei lavori annuali di Fmi e Banca mondiale. La ripresa «continua ma è incompleta. I rischi di breve termine sono bilanciati, mentre nel medio termine sono orientati al ribasso e includono tensioni finanziarie», dice Lagarde, sottolineando che nelle economie avanzate le spinte alla deflazione si stanno riducendo anche se l’inflazione resta sotto gli obiettivi.  

 

Ci sono poi altri fattori di rischio, secondo il direttore, come le diseguaglianze e il rallentamento degli scambi commerciali a causa della creazione di barriere. Attenzione però ai rimedi: «Tassare i ricchi non è la strada migliore per ridurre le diseguaglianze - chiosa Lagarde - la strada migliore è quella di ridurre la disparità tra uomo e donna, sia in termini di accesso al mercato del lavoro, sia in termini di salari». 

 

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