Abusi sulle attrici, Weinstein ora rischia di finire in carcere

Inchiesta di polizia e Fbi sul produttore: il sospetto di reati sessuali anche in Europa
AFP

L’Fbi avrebbe già pronta una richiesta di estrazione nel caso che il produttore Harvey Weinstein dovesse rifugiarsi all’estero


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 13/10/2017 alle ore 07:23
inviato a new york

Harvey Weinstein rischia la prigione. Il Dipartimento di polizia di New York e l’Fbi hanno aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali del fondatore della Miramax, che potrebbe portare al suo arresto e al processo. Lui intanto si sarebbe ricoverato in un centro di riabilitazione in Arizona, dopo una drammatica lite nella casa di Los Angeles della figlia Lily, che ha chiamato la polizia dicendo che il padre era depresso e minacciava di suicidarsi. 

 

Il caso che ha messo in moto la macchina investigativa è quello di Lucia Evans, una studentessa aspirante attrice, che aveva accusato Weinstein di averla costretta ad un rapporto di sesso orale nel 2004: «Mi aveva incontrata in un club di New York, e da allora chiamava in continuazione. Anche la sua assistente mi cercava, e alla fine avevo accettato di vederlo nel suo ufficio. Eravamo soli, e lui aveva iniziato a parlare della possibilità di girare dei film. Quindi mi aveva aggredita, chiedendomi di fare sesso orale. Io avevo resistito, ma non abbastanza. E’ un uomo grande; alla fine mi ha soverchiato con la sua forza e io mi sono arresa. Da allora vivo con il senso di colpa, per non aver fatto di più per fermarlo».  

 

 

Questa è solo una delle oltre trenta denunce presentate contro il produttore, che includono diverse celebrità, dalla modella Cara Delevigne all’attrice italiana Asia Argento. Nel 2015 gli investigatori avevano convinto la modella italiana Ambra Battilana a indossare un registratore durante un incontro con Weinstein, per incastrarlo. Nella conversazione Harvey ammetteva di aver toccato il seno di Ambra, ma il procuratore Vance aveva deciso che non c’erano abbastanza elementi per incriminarlo. Questa scelta ora ha generato molte polemiche, perché un avvocato di Weinstein aveva donato 10 mila dollari alla campagna di rielezione di Vance.  

 

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Ora però lo scandalo ha cambiato il clima, e la polizia ha riaperto l’inchiesta, anche perché i reati di stupro non hanno prescrizione. Anche l’Fbi si sta muovendo, e questa potrebbe essere una manovra ispirata dall’amministrazione, potenzialmente per motivi politici. Weinstein infatti era un grande finanziatore di Hillary Clinton, e durante la campagna presidenziale si era anche adoperato per dimostrare che Melania Trump era entrata negli Usa illegalmente e aveva lavorato come escort. La First Lady ha poi fatto causa e vinto, contro i giornali che avevano pubblicato queste accuse. Negli stessi giorni il marito Donald era finito nella bufera, per la registrazione in cui diceva che il suo status di celebrità gli consentiva di «prendere le donne per i genitali». 

 

 

Weinstein ha capito che rischia la prigione, e infatti ha assunto il famoso avvocato penalista Blair Berk, che aveva assistito molte altre celebrità durante procedimenti criminali. L’Fbi sta indagando anche su possibili reati sessuali commessi all’estero, in particolare a Londra e Parigi, e starebbe preparando la pratica per chiedere l’estradizione del produttore, se lui cercasse di fuggire dagli Stati Uniti come aveva fatto il regista Roman Polanski dopo la sua accusa di stupro nel 1977.  

 

 

Secondo diverse voci, infatti, mercoledì Weinstein stava partendo per l’Europa, con la scusa di ricoverarsi in una struttura per la riabilitazione. All’ultimo momento però avrebbe cambiato idea, ed è apparso invece davanti alla casa di Los Angeles dove abita la figlia maggiore Lily. Una volta dentro è scoppiata una lite furiosa, con lui che urlava: «Così peggiori tutto». Lily ha chiamato la polizia, dicendo che il padre voleva suicidarsi, e lui è scappato prima che gli agenti arrivassero, cercando di fermare un automobilista in strada per farsi portare via. Ai paparazzi che lo seguivano ha detto: «Sto cercando di rimettere le cose apposto, ma non è facile. Tutti sbagliamo, spero di avere una seconda opportunità». Più tardi è partito dall’aeroporto Van Nuys con un aereo privato, per andarsi a ricoverare nel centro di riabilitazione dell’Arizona The Meadows, dove si era fatto curare anche Tiger Woods. In attesa delle mosse della polizia

 

 

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