“Contro populismi e insicurezza serve un diritto d’asilo europeo”

L’ex presidente dell’Europarlamento Poettering: sottovalutato il ruolo di Italia e Grecia
AFP

I candidati per le elezioni austriache


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 21/10/2017 alle ore 02:30
roma

Un diritto d’asilo europeo e la possibilità di aderire all’Ue attraverso un sistema flessibile di partecipazione allo «spazio di stabilità comunitario»: sono solo alcune delle proposte che Hans-Gert Poettering, già presidente del Parlamento europeo e oggi alla guida della Fondazione Konrad Adenauer (Cdu), ha presentato ieri a Berlino in un documento intitolato «Impulso per un’Ue forte e che guarda al futuro». 

 

Herr Poettering, prima Brexit, poi il voto in Germania, la situazione in Spagna, fra poco le elezioni in Austria. Quanto profonda è la crisi dell’Europa?  

«L’Unione Europea è senza dubbio di fronte a sfide complesse, ma non parlerei di crisi. Come europei che si trovano nell’Ue - che però non è l’intera Europa - dobbiamo fare in modo che i principi su cui l’Europa si regge, il diritto alla pace e alla libertà, siano difesi e portati avanti. E questo lo devono fare tutti». 

 

Come frenare le paure? Come mai Stati prosperi come la Germania sono dominati dall’insicurezza?  

«Dagli italiani dovremmo imparare una maggiore serenità nell’approccio. I tedeschi hanno la tendenza, in presenza di ricchezza, a sviluppare immediatamente la paura di perderla. Analogamente, di fronte alla globalizzazione non pensiamo come prima cosa alle opportunità di sviluppo, ma al timore che possa intaccare ciò che già possediamo. Dovremmo smettere di essere così pessimisti». 

 

Qual è il futuro delle politiche migratorie: più apertura e investimenti sull’integrazione o più espulsioni, tetti e permessi d’asilo difficili da ottenere?  

«Molti tedeschi sono in linea teorica aperti a un principio di solidarietà, il problema è che la Germania si è trovata ad affrontare una massiccia presenza di migranti in un periodo molto breve. Adesso il compito è mettere a punto un diritto di asilo per i rifugiati che sia condiviso a livello europeo, in modo da ripartire le responsabilità. E qui devo fare autocritica: abbiamo troppo a lungo sottovalutato il peso che Italia e Grecia stavano sostenendo. È il momento di agire insieme, tenendo presente che non possiamo, come Europa, farci carico di tutti i migranti economici». 

 

Durante la crisi spagnola molti si sono chiesti: dov’è l’Europa?  

«L’Ue viene spesso criticata: se interviene con la Commissione, con il Consiglio o con il Parlamento, le viene fatto osservare che non deve entrare nei fatti dei singoli Stati, se invece si astiene viene criticata perché avrebbe dovuto fare qualcosa. Nel caso catalano bisogna attenersi al diritto della Spagna, e la soluzione deve essere trovata all’interno delle istituzioni spagnole. L’Ue può offrire una mediazione, ma solo se condivisa da Madrid e Barcellona». 

 

L’ondata di populismo e nazionalismo crescente potrà portare verso un’Europa a più velocità?  

«Il trattato di Lisbona rende possibile andare avanti nell’integrazione a quegli Stati che lo vogliono. Ma il principio che bisogna tenere fermo è che non si vada avanti in un modo che precluda poi agli altri di tornare al passo. Se qualcuno vuole procedere, ad esempio, a un’armonizzazione del sistema fiscale, può farlo, in modo tale però che anche gli altri possano, in un secondo tempo, essere coinvolti». 

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