Da Torino a Singapore, nasce una rete di ricerca sulla cybersicurezza

Dagli Usa all’Italia, 14 realtà che si occupano di sicurezza informatica hanno creato una piattaforma comune. Obiettivo: scambio di ricercatori e conoscenze


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 13/10/2017 alle ore 10:01

Una piattaforma globale per mettere insieme specifiche realtà regionali che lavorano sulla cybersicurezza. Una rete di ecosistemi provenienti da Paesi diversi, che a loro volta mettono assieme industrie, centri di ricerca, università, pubblico e privato. Con l’obiettivo di condividere competenze e anche di sopperire alla mancanza di talenti, di risorse umane con conoscenze specifiche, aiutando a delineare migliori percorsi di formazione. 

 

Una rete di collaborazione cyber  

È con queste premesse che in questi giorni è stata lanciata Global EPIC, una iniziativa di collaborazione sulla cybersicurezza che mette in rete 14 realtà, dal Canada a Singapore passando per gli Stati Uniti, l’Olanda, la Polonia, la Gran Bretagna, Israele. Presente anche l’Italia, con il Politecnico di Torino. “La caratteristica dell’iniziativa è proprio quella di nascere dal basso, mettere assieme realtà diverse, enti governativi, università, centri di ricerca, definendo progetti comuni”, commenta a La Stampa Antonio Lioy, professore di sicurezza informatica al Politecnico. “C’è il riconoscimento che la cybersecurity sia ormai un tema trasversale, che non può più stare nelle nicchie”. Dunque l’idea è mettere a fattore comune le specificità locali. “Ad esempio in Piemonte siamo forti sul tema della protezione di sistemi industriali e sull’automotive, proprio perché abbiamo una realtà imprenditoriale di quel tipo. Altri hanno magari competenze diverse”, prosegue ancora Lioy. 

 

La ricerca di talenti  

Uno degli obiettivi del progetto è anche favorire lo scambio di ricercatori, oltre che formare e attrarre talenti. La scarsità di competenze sulla cybersecurity è stato anche uno dei temi dominanti della conferenza internazionale CYBERSEC 2017- European Cybersecurity Forum, tenutasi nei giorni scorsi a Cracovia, dove il progetto Global EPIC è stato ufficialmente lanciato. “L’accesso al capitale umano è un problema comune”, ha commentato nel corso dell’evento anche Roni Zohavi, ad di CyberSpark, noto parco tecnologico israeliano, fra i partner dell’iniziativa. “Se si paragona il settore della sicurezza informatica ad altri lavori, si vede quanto siamo indietro anche nella definizione delle professionalità”.  

 

Altro tema interessante uscito da Cracovia: il fatto che ormai la cybersicurezza sia considerata un ambito multidisciplinare. “Serve un approccio centrato sull’uomo”, ha dichiarato Ali A. Ghorbani, direttore dell’istituto canadese sulla cybersecurity dell’università di New Brunswick. “Non è più solo un problema del settore Information Technology. È un problema di business e di tutti, per cui non basta avere solo informatici: servono persone con formazione umanistica, scienziati sociali, psicologi, legali ecc in modo da costruire soluzioni per i problemi pratici che abbiamo oggi”. 

 

I 14 ecosistemi che hanno aderito alla piattaforma Global EPIC sono i seguenti: Politecnico di Torino (Italia), Cyberspark (Israele), Centre for Secure Information Technologies (UK), The Hague Security Delta (Paesi Bassi), Global Cybersecurity Resource – Carleton University (Canada), University of New Brunswick (Canada), CyberTech Network (USA), The Kosciuszko Institute (Polonia), La Fundación INCYDE (Spagna), Cyber Wales (UK), bwtech@UMBC (USA), Procomer (Costa Rica), Innovation Boulevard Surrey, BC (Canada), CSA (Singapore). 

 

La Cyberchallenge italiana  

Il Politecnico di Torino fa parte del Laboratorio nazionale di cybersecurity, diretto dal professore Roberto Baldoni e parte del CINI, il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica che, insieme ad altri soggetti, ha dato vita al primo programma italiano di addestramento introduttivo alla cybersecurity per giovani delle scuole superiori e studenti universitari, noto come CyberChallenge. La prima edizione, svoltasi nel 2017 all’Università di Roma La Sapienza, ha già formato una squadra di giovani difensori cyber nazionali, dai 14 ai 25 anni, che andranno a sfidare i colleghi europei a fine ottobre. Ma, spiega Laioy, “il prossimo anno la selezione si amplierà, distribuendosi su più sedi e università, e andando a formare una decina di squadre regionali di giovani talenti”. 

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