Polveri sottili e ozono: il triste primato dell’Italia inquinata

Il report. Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, elaborati dai Verdi, l’Italia detiene il primato di morti dovuti allo smog: 82.489 nel 2014


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 21/10/2017 alle ore 02:31
roma

Non solo smog, nel senso di polveri sottili nell’aria che respiriamo. Tra i Paesi europei, l’Italia presenta alcune tra le peggiori performance anche per ozono nella bassa atmosfera, scatenante di diverse malattie bronchiali e polmonari, e diossido di azoto, gravemente irritante delle vie respiratorie. Con la concentrazione degli ossidi di azoto (in sigla NOx), ovvero i sottoprodotti di una combustione tipo motori delle automobili, centrali termoelettriche, e anche camini a legna, andiamo malissimo in particolare nella Valle del Po, al pari solo dell’area occidentale dell’Olanda e del distretto di Haskovo, nella Bulgaria meridionale.  

 

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha diramato il suo report annuale sullo stato dell’atmosfera. E non c’è da meravigliarsi, visto che l’Italia respira l’aria più inquinata, che di contro siamo ai primi posti per morti premature. Se nel complesso dell’Europa si stimano infatti 400 mila vite perdute per colpa dell’inquinamento, in Italia i Verdi denunciano: «È peggio di una guerra. Secondo i dati dell’Agenzia Europea da noi elaborati - scrive in una nota il coordinatore Angelo Bonelli - l’Italia detiene il triste primato europeo di morti dovuti allo smog; ben 82.489 nel 2014, dei quali 59.630 a causa del particolato fine, 17.290 delle concentrazioni di diossido di azoto e 5.569 dell’ozono a livello del suolo».  

 

Anche il Wwf protesta: «Basta con le promesse. Purtroppo non è il primo anno che l’Italia risulta ai primi posti in questa triste classifica e ancora non si riesce a vedere un’inversione di tendenza. Ai danni alla salute e all’ambiente si sommano anche disgregazione sociale, depressione economica e psicologica provocati dall’inquinamento». 

 

È forte l’impatto dell’inquinamento anche sugli ecosistemi del nostro Paese, a partire dall’eutrofizzazione (il fenomeno registrato nel 2014 nella Valle del Po è esplicitamente citato nel rapporto). Le cause vanno dal trasporto di persone e merci all’uso delle centrali a carbone per produrre energia e dei fertilizzanti azotati in agricoltura.  

 

È ora che la politica si svegli, intimano gli ambientalisti. Il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, ricorda che sono stati finanziati 23 progetti in Comuni del Centro-Nord con 20 milioni di euro e 14 al Centro-Sud con 13 milioni di euro per incentivare la mobilità sostenibile. Ma, riconosce il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: «Non ci si può confrontare con un nuovo modello di sviluppo senza tenere conto della questione ambientale. Quando si parla di ambiente non si intendono solo alberi o qualità dell’aria, ma come si sviluppa la comunità». E non è un caso se cita l’Ilva. 

 

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