Quei 34 latitanti che l’Italia non riesce a riavere

Ex terroristi rossi e neri, quasi tutti condannati in contumacia, si sono rifugiati in altri Paesi. Non vengono estradati, spesso perché le nostre norme speciali sono ritenute sfavorevoli per la difesa
ANSA

Cesare Battisti in una immagine del 9 giugno 2011 a Brasilia


Pubblicato il 13/10/2017
roma

Non solo Cesare Battisti. Nella black list dei terroristi italiani rifugiati all’estero ci sono altri 33 ricercati. L’Interpol e la nostra Intelligence li monitora da decenni, ma la loro l’estradizione assume ogni giorno di più i contorni di un miraggio. Non c’è colore di estremismo politico che tenga. Ex militanti del terrorismo di destra e di sinistra, agli antipodi sul versante ideologico, sono accomunati dalla fuga all’estero per non finire rinchiusi nelle prigioni italiane.  

 

Molti sono i Paesi refrattari all’estradizione. Argentina, Brasile e Nicaragua, passando per il Canada, fino a Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Giappone, forte è la resistenza a concedere il rimpatrio a chi è stato condannato nel nostro Paese.  

 

I motivi sono vari e in parte risiedono in una diversa concezione della pena e delle nostre norme speciali adottate negli Anni di piombo. Oltre che nella diversa considerazione dell’accusa di concorso morale: fuori dai nostri confini viene spesso ritenuta antidemocratica. In Brasile, ad esempio, non è previsto l’ergastolo, che viene anzi considerato tortura. Ma è anche vero che il nostro ministero della giustizia, com’è appena accaduto per il caso di Cesare Battisti, è disponibile alla commutazione della pena e a fornire tutte le garanzie affinché l’ergastolo venga trasformato in una condanna a 30 anni. Eppure non basta. 

 

E così, mentre imperversano discussioni e analisi politico-giudiziarie sull’opportunità dell’estradizione, 34 ex terroristi rossi e neri latitano in quelli che sono divenuti dei veri e propri paradisi penali. Tra le mete preferite c’è la Francia, dove anche una parte dell’intellighenzia di sinistra ha protetto negli anni esponenti delle Brigate Rosse. E non solo. Come dimostra la latitanza parigina di Giorgio Pietrostefani, 74 anni, ex dirigente di Lotta continua, condannato a 22 anni perché ritenuto il mandante, insieme ad Adriano Sofri, dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi avvenuto a Milano il 17 maggio 1972.  

 

Due ergastolani eccellenti, condannati in via definitiva per il sequestro Moro, sono gli ex brigatisti rossi Alvaro Lojacono, 62 anni, e Alessio Casimirri, 66 anni. Il primo non è estradabile perché è diventato cittadino svizzero, mentre il secondo è ormai cittadino nicaraguense dal 1988. Entrambi facevano parte del commando che il 16 marzo 1978 entrò in azione il via Fani uccidendo la scorta dell’ex presidente della Dc. Casimirri è stato condannato in contumacia a 6 ergastoli, ma si è sposato in Nicaragua e ha aperto un ristorante a Managua. 

 

Hanno invece trovato riparo in Francia Sergio Tornaghi, 59 anni, legato alla colonna milanese «Walter Alasia», la cosiddetta «primula rossa» Simonetta Giorgieri, 62 anni, che apparteneva al Comitato rivoluzionario toscano, e Carla Vendetti, 59 anni, arrestata, scarcerata e poi entrata in clandestinità, nota per il ruolo apicale nelle Br-Pcc. Entrambe le donne, peraltro, sono state condannate anche perché ritenute esponenti delle nuove Br e coinvolte nei delitti Biagi e D’Antona. In Francia dal 1982 vive anche l’ex Br Enrico Villimburgo, condannato all’ergastolo nel processo Moro ter e per gli omicidi Bachelet, Minervini, Galvaligi.  

Alla Spagna è invece stata inviata la richiesta di estradizione per Claudio Lavazza, 63 anni, compagno di battaglia di Cesare Battisti. Anche Lavazza «combatteva» in nome dei Proletari armati per il comunismo (Pac) ed è stato condannato all’ergastolo per i 4 omicidi volontari (il gioelliere Pierluigi Torregiani, il macellaio Lino Sabbadin, il maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro e l’agente della Digos Andrea Campagna). Lavazza è attualmente detenuto in Spagna dal 1996 per reati commessi lì.  

 

Risulta residente in Perù Oscar Tagliaferri, 71 anni, chiamato in causa insieme a Maurizio Baldesseroni nella strage di via Adige, a Milano il 1° dicembre 1978. Ex militante di Prima Linea, Tagliaferri è ricercato per omicidio, associazione sovversiva, partecipazione a banda armata, rapina, violazione legge sulle armi. Anche Baldesseroni era scappato in Perù ma risulta ormai ufficialmente deceduto.  

 

Tra gli altri ex estremisti spicca Vittorio Spadavecchia, 55 anni, che si è rintanato a Londra nell’agosto 1982, due mesi dopo aver assaltato con un gruppo di camerati, a Roma, la sede dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di cui era presidente Arafat. Ex militante in gruppi neofascisti degli Anni Settanta, Spadavecchia annovera tra i suoi amici anche Massimo Carminati, l’ex Nar ritenuto al centro dell’inchiesta di Mafia capitale. Nel vuoto sono sprofondate le 7 richieste di estradizione da parte dell’Italia.  

 

Il latitante per terrorismo più noto resta comunque Cesare Battisti. E, mentre sembra avvicinarsi il suo rientro in Italia, resta ancora un mistero la mancata estradizione dalla Francia dove ha vissuto prima di svignarsela in Brasile. Nel 2003 venne raggiunto un accordo, non scritto, tra l’allora ministro leghista della Giustizia Roberto Castelli e il suo omologo transalpino Dominique Perben. Ma non è stato rispettato. 

 

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