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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 13/10/2017.
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Edonisti o pragmatici a ciascuno il suo vino

La guida de l’“Espresso” mette al centro il consumatore

Bere, comprare, conservare, riassaggiare. Sono i quattro comandamenti enoici della guida I Vini d’Italia 2018 de L’Espresso, disponibile da oggi in versione cartacea e digitale. Abbandonate le velleità enciclopediche di chi ogni anno si ostina a scrivere, regione per regione, la «bibbia del vino», anche nella seconda edizione la guida curata da Andrea Grignaffini e Antonio Paolini, sotto la direzione di Enzo Vizzari, prosegue lungo la sua strada orientata al consumatore. 

 

Ecco allora lo strumento agile e snello della classifiche, con cui il lettore potrà farsi un’idea sullo stato dell’arte del vino in Italia, quale che sia non solo la sua intenzione, ma anche il suo profilo e il suo portafogli. «I 100 vini da bere subito» sono ideali per l’edonista interessato alla dimensione della bevibilità. Qui potete trovare un Perlé Bianco Brut Riserva 2007 di Ferrari e un Pecorino Giulia 2016 di Cataldi Madonna, ma anche il Sassicaia 2014. «I 100 vini da comprare», perché il loro valore supera il costo attuale, faranno la felicità del consumatore pragmatico e sensibile al rapporto qualità/prezzo. Ma attenzione, avvertono i curatori: «Questo non significa che si tratti per forza di vini dal piccolo prezzo». Al primo posto, infatti, c’è un Barolo 2013 di Guido Porro da 27 euro, e al quinto un Brunello di Montalcino di Col d’Orcia che oggi ne vale 30. 

 

Per collezionisti  

Un altro Barolo 2013, di Ettore Germano, guida la classifica dei «100 vini da conservare», quelli che fanno la gioia del collezionista che sa attendere e ha una cantina adeguata per far esprimere al meglio la bottiglia scelta. Qui dominano la categoria i rossi «ad alto tasso di complessità e longevità» come Barolo, Barbaresco, Brunello, Amarone e Taursi, ma anche un bianco come l’Alto Adige Terlano Rarità del 1991. 

 

Ma non solo. «Quest’anno abbiamo aggiunto una quarta sezione, “Riassaggiare”, sempre composta da 100 vini, perfetti da bere e felicemente maturi, pescati lungo oltre un quarto di secolo di produzione nazionale, a partire dal 1985 fino ai primissimi anni del decennio in corso» dicono Grignaffini e Paolini. L’idea è dare un’ulteriore prospettiva al consumatore: quella evolutiva. «Vogliamo fornire una rilettura per molti versi sorprendente, smitizzante e illuminante di un periodo nodale per la storia del vino italiano, e al tempo stesso offrire importanti indizi sulla reale serbevolezza di annate, tipologie e singoli prodotti». Qualche sorpresa? Il Barbacarlo 1989 di Lino Maga, «etichetta commovente» con una «densità suprema», o il Chianti Classico Riserva 1985 di Badia a Coltibuono, definito «smisurato, fresco e seducente, perfino malizioso». 

 

Responsabilità  

«La rinuncia a compilare una guida enciclopedica è una scelta scomoda, di grande responsabilità» dice il direttore delle Guide L’Espresso, Enzo Vizzari. Con chi c’è, e ancora di più nei confronti dei «non raccontati»: i vini, cioè, dal posto 101 in giù nelle classifiche top, o magari dal 4°, 6° o 11° in quelle di denominazione. Vini pressoché altrettanto meritevoli, ed esclusi per scarti a volte minimi. «Ma è proprio quello che il critico deve fare per onorare la sua responsabilità nei confronti del lettore». Con la consapevolezza, però, che un po’ in tutte le regioni stiamo vivendo una crescita qualitativa importante, a tutti i livelli. «Quel che si dice per il cibo - sostiene Vizzari - vale anche per il vino: in Italia non si è mai bevuto così bene». 

 

roberto fiori
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