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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 13/10/2017.
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La siccità fa bella la Cortaderia, pianta ingiustamente dimenticata

Molto resistente, di moda negli Anni 70, proviene dalle pampas dell’Argentina

Ancora stralunate e un po’ sconvolte dalle arsure dei mesi passati le piante si affidano all’autunno che avanza: speranze forse mal riposte, visto che le piogge da queste parti per ora non si sono ancora viste. Da Revello a Torino sfilano uno dopo l’altro giardini stanchi e più vuoti del solito, precocemente pronti al riposo, e sarà per questo che improvvisamente mi sono reso conto di quanta Cortaderia selloana cresca lungo il mio (quasi) quotidiano tratto di strada. Lo notavo ieri, complice una calda luce autunnale che ne esaltava forme e consistenze. Non che di solito passi inosservata, tutt’altro, ma quest’anno la prolungata siccità sembra averne favorito una fioritura ancora più spettacolare, assicurandole quel ruolo da protagonista che per dimensioni e presenza scenica le spetterebbe di diritto. E che in passato ha mantenuto fino agli Anni 70, prima che le mode imponessero suggestioni decisamente più mimetiche. 

 

Esotismo  

In effetti non sono poche le case qui intorno che sfoggiano il loro cespo di erba delle pampas, dagli altissimi e morbidi pennacchi simili a piume di struzzo e dalle belle foglie arcuate ma purtroppo insidiose e taglienti. Una pianta per giardino rigorosamente, perché allora si pensava che l’esemplare unico valorizzasse l’esotismo, ponendolo ben al centro dell’attenzione, imprimendolo nella mente del visitatore. La ripetizione diventava evidentemente fautrice di banalità e smorzava la ricercatezza dell’insieme. Un grande ciuffo di Cortaderia isolato nel centro di un prato, quasi a simulare con il suo fascio di foglie lunghe e nastriformi gli zampilli di una fontana, costituiva un vero e proprio modulo ripetuto in moltissimi giardini. Una soluzione per nulla giustificata dalla rarità della pianta, assai facile da moltiplicare per divisione in primavera e capace di propagarsi al punto tale che in alcune parti del mondo ne viene vietata addirittura la coltivazione.  

 

Di certo un simile display ha finito con lo stufare: troppo artificioso, quasi sempre fuori luogo, retaggio di un passato giardiniero che non è ancora (per fortuna) diventato vintage. La Cortederia è così caduta vittima dei peggiori snobismi, surclassata da schiere di «nuove» graminacee ben più leggere e meno appariscenti. Varrebbe la pena ricredersi: piantata in quantità, a gruppi, là dove lo spazio è molto, meglio ancora se su una scarpata, con i dovuti vuoti e senza troppi miscugli, sa creare effetti di grande fascino. L’importante è che tutto sia il meno affettato possibile, proprio come nelle pampas da cui proviene e dove fu rinvenuta nei primi decenni dell’800 dal botanico tedesco Friedrich Sellow. Cresciuto tra le magnificenze di Sanssouci, allievo al Jardin des Plantes di Parigi, con il regime napoleonico decise di emigrare in Brasile, che esplorò in lungo e in largo e da cui portò in Europa la oggi diffusissima (e abusatissima) Salvia splendens.  

 

Il successo  

L’erba della pampas, dal fogliame sempreverde che non teme il freddo, ottenne un grande successo nei giardini mitteleuropei e presto si moltiplicarono le cultivar: da quelle a foglia argentata a quelle variegate di giallo crema, dalle enormi fioriture sfumate di rosa (C. s. Rendatleri) a quelle bianche prima e via a via dorate (come C. s. Sunningdale Silver, che ha il pregio di steli fiorali non troppo rigidi e dunque piacevolmente flessi). Fino a una forma nana, con steli alti non più di un metro e venti (contro gli oltre due delle altre cultivar) che è la C. s. Pumila, adatta a essere coltivata anche in vaso. Devo dire che quest’ultima è forse la più bella e proporzionata, almeno là dove gli spazi non siano immensi come nelle praterie d’origine.  

 

Sono piante estremamente adattabili, resistenti al secco e che fanno quasi tutto da sole, preferendo esposizioni assolate e terreni ben drenati e non troppo zuppi d’acqua. Tutte fioriscono verso fine estate e durano a lungo: le rugiade invernali non possono che impreziosirle. La spessa cortina di foglie poi può rivelarsi un ottimo rifugio per i piccoli abitanti del giardino nei mesi più freddi, trascorsi i quali è bene togliere gli steli e le foglie brutte, avendo sempre cura di munirsi di guanti e di cesoie affilate. Le foglie sono infatti parecchio taglienti e possono rivelarsi utili per confini & Co. Meglio evitare però geometrie e linee rette: un certo disordine e un’apparente casualità possono fare davvero la differenza.  

 

Paolo Pejrone Alberto Fusari
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