Bruno, il Neymar del volley è tornato: “In Italia c’è il meglio, Modena è casa mia”

La star brasiliana e la Superlega al via: “Qui arriverò ai Mondiali al top”

Bruno, 31 anni, capitano del Brasile oro olimpico, torna per la terza volta a Modena


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 21/10/2017 alle ore 02:31

Icona di un Brasile vincente e giocatore tra i più forti del mondo, Bruno è nel volley quel che Neymar è nel calcio. Con un però: se Mister 230 milioni difficilmente arriverà mai in Serie A, il regista da domenica sarà tra i protagonisti della Superlega. A Modena per la terza volta, dopo i mesi del 2011 e le due stagioni 2014-2016. 

 

Bruno, adesso si fermerà di più? 

«Tre anni, almeno. Questa ormai è casa mia, come Rio o S. Paolo. Avevo offerte, persino più vantaggiose, anche in Brasile, ma cercavo il meglio per arrivare al top a Tokyo 2020». 

 

L’anno prossimo, intanto, c’è il Mondiale. Proprio in Italia... 

«Prepararlo qui è il massimo. Questa è la lega più competitiva, non da adesso. Russi a parte, saranno in campo un sacco di big delle favorite. È il lancio ideale per il Mondiale 2018». 

 

Avremo americani, serbi, francesi e tutti gli azzurri. Ma di brasiliani solo lei ed Eder. Motivo? 

«Forse la saudade, perché siamo molto attaccati alle nostre cose. Speravo mi seguissero altri, ma lo faranno prima di Tokyo. Penso a Wallace, Lucarelli, Mauricio, gente fortissima. Qui, dove non esistono partite facili, si può progredire sempre. Il Brasile ha cominciato a vincere negli Anni 90 grazie alla A1».  

 

C’è un giocatore della Superlega che vorrebbe nella Seleçao? 

«Ngapeth, mio compagno a Modena. Un fratello, ma soprattutto uno spettacolo di schiacciatore. Peccato sia francese». 

 

E un italiano da rubare? 

«Di forti ne avete tanti. Uno tra Zaytsev, Juantorena e Vettori lo prenderei volentieri». 

A proposito dello Zar, in Brasile come vi regolate con le scarpe? 

«Giochiamo con quelle che ci fanno stare meglio. Io uso quelle del mio sponsor. Ma fuori campo mettiamo le “federali”». 

 

Dopo una brutta estate, l’Italia ai Mondiali può tornare quella di Rio che perse la finale con voi? 

«Perché no? Ha cambiato molto, ma in Giappone a settembre l’ho vista in crescita. Immagino recupererà qualcuno e poi in casa il pubblico le darà come sempre una grande spinta». 

 

Di quell’oro che cosa le resta? 

«Emozioni indimenticabili. Avevamo tanta pressione e siamo partiti male. Poi, la svolta: le sere delle vigilie dei dentro o fuori uscivamo a mangiare con le famiglie, tutti insieme. È servito a compattarci. Bei ricordi». 

 

Brutto, invece, il dopo-Rio. Fino all’arresto di Nuzman, presidente del vostro comitato olimpico. 

«Che delusione! Tutti speravamo che i Giochi lasciassero un’eredità importante al Brasile intero. È quasi nulla, purtroppo, ed è lo specchio di un Paese con troppi scandali. La novità positiva è che si comincia a mandare in galera chi sbaglia». 

 

Ha l’Italia in testa, adesso. Prime impressioni del rientro? 

«Strepitose, con 200 tifosi all’aeroporto di Bologna. E adesso arriva il campionato che tutti vorrebbero giocare. So di avere fatto la scelta giusta». 

 

Modena come l’ha conquistata? 

«Tortellini e gnocco fritto sono stratosferici... No, sono altre le cose che contano: sono le persone e l’affetto che mi danno. È una città che respira pallavolo». 

 

Tornato dopo il «triplete» del 2016, ha già perso la Supercoppa: ripetersi sarà impossibile. 

«Restano scudetto, Coppa Italia e anche responsabilità maggiori. La squadra è nuova, c’è tanto da lavorare, ma io voglio vincere sempre. Sono qui per questo». 

È cambiato anche il tecnico: con Stoytchev, quando guidava Trento, vi eravate beccati spesso. Com’è il vostro rapporto? 

«Ottimo. Ho scoperto che Rado è un grande anche fuori dal campo. Simpatico, motivatore. Aiuterà tutti a migliorare». 

 

Civitanova tricolore da battere? 

«Parte in pole con Perugia che ha vinto la Supercoppa, perché hanno cambiato meno delle altre e sono più avanti. Ma la stagione è molto lunga». 

Lei la affronta per la prima volta da più vecchio di una sua squadra. Sensazioni? 

«Strane. Il tempo vola, sembra ieri che in Seleçao raccoglievo i palloni. Ora mi chiedo se i compagni mi ascoltano solo perché ho più anni di loro». 

 

Beh, in fondo ne ha solo 31... Ma è vero che quando li ha festeggiati c’era anche Neymar? 

«Certo. Ci conosciamo dal 2010, siamo stati i capitani di due Brasile d’oro a Rio. Nonostante i soldi che gli girano attorno resta una persona semplice, speciale. Ora siamo più vicini: magari potremo vederci di più». 

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