Difesa da incubo e gioco quasi. Il Toro si salva, Mihajlovic no

Pari a Crotone: 12 gol subiti nelle ultime 5 gare e un modulo che non regge più
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La gioia di Lorenzo De Silvestri, 29 anni, insieme a M’Baye Niang, 22, dopo il gol del 2-2 nel recupero

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Pubblicato il 16/10/2017
Ultima modifica il 24/10/2017 alle ore 02:31
INVIATO A CROTONE
Toccare il punto di non ritorno e rialzarsi è, sicuramente, una dote. Ma sebbene sia riuscito a sfuggire al ko dentro ad un pomeriggio privo di squilli, il Toro visto a Crotone si lascia alle spalle uno strascico di cattivi pensieri. Il colpo di testa di De Silvestri al terzo minuto di recupero della ripresa ha l’effetto immediato di fissare il verdetto sul 2-2 finale: un punto in capo ad un duello piuttosto squilibrato, dove i granata hanno evidenziato lacune di stagione. Il rischio, o la sensazione, che esce dal confronto in casa dei ragazzi di Nicola è quello di dover giudicare una squadra involuta nel gioco e nel modo di stare in campo.
Ora un calendario duro
Sinisa Mihajlovic, invece, non ha dubbi. «Abbiamo dominato per 90 minuti - dice il tecnico granata - e alla squadra non posso dire niente: qua ha vinto l’Inter, ma soffrendo. La nostra unica colpa è stata quella di non essere riusciti a concretizzare le sette, otto occasioni da gol...». Di gol il Toro, però, ne ha subiti due. Che sommati a quanto incassato nelle ultime cinque uscite, fanno dodici in totale: due dal Crotone, due dal Verona, due dall’Udinese, andando a ritroso e mettendo da parte il poker nel derby e i due sigilli della Sampdoria al Grande Torino. Tradotto: c’è una fase, quella difensiva, che fa cilecca e se là davanti le polveri si scoprono bagnate, ecco fatta la frittata.
Il Toro, poi, oggi vede sfrecciargli davanti in classifica anche chi, sulla carta, doveva rimanergli dietro, almeno in questa fase della nuova avventura. Il calendario doveva spingere i granata all’inverosimile e non procurargli l’attuale mal di pancia, ora che il cammino si farà in salita perchè, prima della sosta per il playoff azzurro verso il Mondiale, Mihajlovic dovrà chiedere strada alla Roma, alla Fiorentina a Firenze e all’Inter a San Siro, tre sfide su quattro (la quarta è il Cagliari in casa) non certo fra le più abbordabili.
Il ruolo di vice Belotti
A Crotone la difesa si è macchiata di errori individuali evitabili, ma la stessa difesa è apparsa poco protetta: non è lesa maestà chiedersi se il modulo con solo due centrocampista, dove uno deve avere la capacità di creare qualcosa, sia quello più adatto. Spostando l’attenzione più avanti, i riflettori si spengono sui movimenti di un Ljajic fin troppo impegnato ad occupare spazi non previsti e che, inevitabilmente, lo portano in rotta di collisione con le traiettorie di Baselli. Le assenze pesano, non c’è dubbio, ma pesa anche la differenza di qualità fra i cosiddetti titolari e le possibili riserve: Sadiq, ad esempio, è apparso una bella promessa, ma per il ruolo di vice-Belotti si poteva pescare con un occhio diverso sul mercato.
Insulti al tecnico
L’ultimo flash è la ribellione di Mihajlovic contro i cori, purtroppo non nuovi, a sfondo razzista nei suoi confronti. «Questa è l’Italia, ma qualcosa va fatto per combattere l’ignoranza: io ho la forza per reagire, altri non lo so. Urlare “zingaro di m...” offende un popolo intero», dice il tecnico. Insulti e sputi: un pomeriggio senza logica per i componenti della panchina granata, vittime dell’inciviltà da stadio.
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