La scienza studia nuova risposta al dolore da emicrania: gli anticorpi monoclonali


Pubblicato il 18/10/2017
Ultima modifica il 18/10/2017 alle ore 13:50

Il dolore, acuto e pulsante, può anche durare dei giorni ed essere accompagnato da nausea, vomito, fastidio per la luce e per i suoni. Gli attacchi di emicrania sono molto dolorosi ed invalidanti. In Italia il 12% della popolazione soffre di emicrania e di questi il 4% ha la forma cronica, quindi circa 250.000 persone. Un terzo di costoro sperimenta anche il fenomeno dell’aura, tutta una serie di disturbi neurologici che precedono l’attacco vero e proprio e che includono la visione di improvvisi lampi di luce, annebbiamento degli occhi, formicolio agli arti o difficoltà nel parlare.  

 

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Una nuova opzione terapeutica, in grado di ridurre l’intensità del dolore e la frequenza degli attacchi anche nei pazienti con attacchi piuttosto prolungati e che non rispondono alle terapie preventive, è oggetto di grandi aspettative. Si tratta di anticorpi monoclonali anti-CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide), attualmente in fase di sperimentazione, capaci di agire contro la molecola che si accumula nel cervello in caso di attacco in corso. 

 

Dei dati preliminari delle nuove sperimentazioni cliniche di fase III si è discusso al congresso nazionale della SIN Società italiana di neurologia a Napoli: «Un innovativo approccio terapeutico che prevede l’utilizzo di anticorpi sviluppati artificialmente e diretti contro una particolare molecola nota come CGRP o verso il suo recettore» – ha spiegato il professor Gioacchino Tedeschi, presidente del 48° Congresso Nazionale SIN e direttore del Centro Cefalee della I Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli, uno degli otto centri in Italia che partecipano al trial internazionale.  

 

I livelli di CGRP, che aumentano in concomitanza delle crisi, tornano poi alla normalità al termine dell’attacco. «Questa molecola, quando “prodotta in eccesso” nei neuroni del sistema trigemino-vascolare, responsabile dell’attacco emicranico, può provocare un’infiammazione che svolge un ruolo fondamentale nella genesi del mal di testa».  

 

Gli anticorpi monoclonali agiscono impedendo a questo piccolo peptide di innescare la via del dolore. «In questo momento sono allo studio 4 diversi anticorpi monoclonali, 3 di questi sono in sperimentazione presso il nostro Centro – ha spiegato Tedeschi, che parla di «risultati ottimi: uno di questi anticorpi riduce in media del 70 % la frequenza e l’intensità degli attacchi di emicrania cronica con una sola iniezione sottocute ogni mese».  

 

La molecola che per prima potrebbe arrivare in clinica è erenumab, il dossier per l’autorizzazione al commercio è già stato presentato presso la European Medicines Agency. Le sperimentazioni riguardano pazienti con emicrania cronica, emicrania episodica grave che non risponde ai farmaci, cefalea a grappolo cronica e cefalea a grappolo farmaco-resistente. La forma cronica di emicrania è, per l’Oms, al sesto posto tra le possibili cause di disabilità. La speranza è che queste molecole si dimostrino efficaci proprio in quelle forme di cefalea refrattarie ai più comuni trattamenti.  

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