Cestovia in dirittura d’arrivo. Con la consegna degli ultimi ingranaggi la riapertura è più vicina

Il carroponte che sarà montato nella stazione a valle della Cestovia


Pubblicato il 21/10/2017
Ultima modifica il 21/10/2017 alle ore 16:54

Sono stati consegnati ieri a Oropa i nuovi pezzi, realizzati negli scorsi mesi a Torino, che servono a ultimare i lavori di restauro della cestovia. 

Nei prossimi giorni prenderà avvio la fase successiva, ossia il montaggio nella cabina a valle, al Lago del Mucrone. 

“Il crono-programma è pertanto rispettato e, dunque, auspichiamo la riapertura dell’impianto per la stagione invernale - dice il presidente Andrea Pollono - Come Fondazione siamo orgogliosi di intravedere le fasi finali di questo progetto che ha rappresentato un grande impegno per tutti noi. Appena possibile, in base alle previsioni di andamento lavori, verrà comunicata la data di inaugurazione”. 

Così volge al termine quella che era sembrata sfida o una semplice colletta «solidale» nata due anni fa. «E’ stata un’avventura condivisa - prosegue Pollono - Un percorso incredibile e corale. Oggi le disponibilità economiche sono limitate, nel pubblico come nel privato, ma la “causa” ha coinvolto tutti, dai semplici cittadini agli operatori della conca, dai fornitori al Comune, in un’azione in difesa delle radici e della storia del Biellese. Il fund raising (giunto a quota 100 mila euro con l’aiuto di aziende, privati, alpini e artisti) ha unito le persone che per Oropa nutrono sentimenti di affetto. Si è compiuta un’ evoluzione che ha unito punti di vista, idee e motivazioni diverse. Insomma la cestovia si è rivelata un “collante sociale”». 

PAOGUA

 

 

Così l’impianto, il più alto d’Italia nel suo genere e fra i pochi in Europa, tornerà a girare per la stagione invernale di Oropa Sport, trasportando sciatori, escursionisti e turisti occasionali a quota 2.388. 

 

L’IMPIANTO  

La funivia di Oropa del resto ha il primato di essere stata fra le prime e più alte d’Europa. L’impianto fu infatti costruito nel 1926 contemporaneamente a quello del Monte Mondone, e poi ricostruito dove si trova oggi, tra il 1963 e il 1965. Dalle spalle del Santuario (a 1.159 metri) sale al Lago del Mucrone a 1.870. È da quel punto che entrano in gioco le ceste in metallo trasportate dalla fune sulla vetta del monte Camino a quota 2.388. Nel 2014 i conti in rosso della Fondazione e una legge che poneva fine alla vita degli impianti che compivano 60 anni, avevano messo in forse il futuro dei 25 piloni piazzati sulle pendici della montagna. Poi era arrivato il «Decreto sblocca Italia» a cancellare le scadenze e una ferrea gestione che aveva riportato in conti quasi al pareggio, dando una speranza a tutti i biellesi. Il 30 aprile del 2016 l’impianto si era quindi fermato per essere revisionato con il supporto della raccolta fondi e del Comune. In un anno e mezzo sono state passate ai raggi x tutte le componenti, sostituite le parti fuori norma e ora, con il ripristino del «carroponte» che fa scorrere i cavi ai quali sono agganciate le ceste, la funivia sarà pronta per l’ok dell’Ustif. «Un’ operazione di restauro che riscrive la prima pagina di uno fra i più antichi impianti d’Europa e una soddisfazione per tutti i biellesi che hanno creduto nell'avventura» conclude Pollono. 

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