Referendum sull’autonomia, il Veneto urla il suo sì. Zaia: “Vogliamo tenerci 9/10 delle tasse”. Maroni: “Tre milioni di lombardi sono con noi”

Zaia: «E’ un successo dei veneti che sostengono questa idea». In Lombardia affluenza al 40 percento circa: favorevoli il 95. Gori: «Pronto a collaborare»
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Luca Zaia


Pubblicato il 22/10/2017
Ultima modifica il 23/10/2017 alle ore 00:51

È del 59,7% il dato parziale, relativo a 202 su 575 comuni, dell’affluenza al voto per il referendum consultivo sull’autonomia del Veneto, alla chiusura dei seggi alle 23. Il dato è fornito dall’osservatorio del Consiglio regionale del Veneto. Un plebiscito il risultato: 98 per cento sì, 2 no.  

In ritardo i dati della Lombardia, lì l’affluenza dovrebbe fermarsi sotto il 40 per cento. 

 

Zaia: “Non esiste il partito dell’autonomia, esistono i veneti”  

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, si è presentato a commentare il risultato intorno alle 23.30: «So che non è facile stare qui in attesa - ha esordito -. Avrei preferito uscire con un dato definitivo. Abbiamo tre livelli di sicurezza, gli hacker ne hanno superati due. In questo momento siamo un po’ bloccati, telefoniamo ad ogni comune. I dati definitivi immagino li avremmo nel giro di qualche ora». Parlando dell’alta affluenza ha evidenziato: «Non è un referendum che non serve a nulla, non è una buffonata. Abbiamo passato la soglia del quorum, il Veneto c’è ed è quello che mi piace ricordare stasera. È stata una partita non facile, discussa per settimane e per mesi. Non esiste il partito dell’autonomia, esistono i veneti che si esprimono a favore di questa idea». «Adesso «il Veneto sia un laboratorio per l’autonomia. Altri ci seguiranno». 

Quindi cosa accadrà? «Noi chiediamo tutte le 23 materie, lo dico subito, e i nove decimi delle tasse - sono le parole di Zaia -. Incontreremo il presidente del Consiglio quando il nostro progetto sarà pronto». 

 

Maroni: “Non faccio la gara con Zaia”  

«Soddisfazione per l’affluenza» al referendum per l’autonomia della Lombardia è stata espressa dal governatore Roberto Maroni in conferenza stampa. «La proiezione è superiore al 40%», ha aggiunto, spiegando: «Non faccio la competizione con Zaia, non mi interessa la percentuale, sono contento che ci abbia superato, ora possiamo unire le forze per la battaglia del secolo». E poi: «Nelle proiezioni che abbiamo oltre il 95% dei cittadini ha detto Sì, il 3% No. Io non esulto, sono felice». Maroni ha anche allargato lo sguardo, fino a coinvolgere l’Emilia Romagna: «Faccio il tifo per Stefano Bonaccini e sono pronto a dirgli alleati con me e Zaia, che portiamo il peso dei nostri elettori sulle spalle» per chiedere maggiore autonomia delle regioni del Nord. «Creiamo un’area omogenea - ha aggiunto - che è una cosa positiva per i nostri cittadini». 

 

Gori: “Risultato in Lombardia appena sufficiente”  

«Uno dei due governatori ha un gruzzolo di voti da portare nella trattativa con il governo, un altro no perchè Maroni porta meno dei voti con cui è stato eletto per governare la Regione, e cioè il 43%. Se arriva al 40%, mi sembra un risultato appena sufficiente»: lo ha detto il sindaco di Bergamo Giorgio Gori in studio nello speciale di Enrico Mentana su La7 dedicato al referendum per l’autonomia. «Non c’è stata tensione con Martina - ha proseguito Gori - il Pd ha tenuto una posizione molto coerente con l’opposizione che ha fatto in consiglio regionale al referendum come strumento. Tutta la questione riguardava l’opportunità di fare un referendum molto costoso, che non produce nulla di concreto». 

«Ho visto molti elettori del Pd che hanno votato a favore, mentre direi che molti elettori del centrodestra e del M5s non siano andati a votare. Quindi direi che gli elettori han fatto un po’ quello che volevano». Il sindaco ha anche detto a Maroni che è pronto a collaborare nel portare le istanze della Lombardia al governo Gentiloni. 

 

Salvini: “Più di 5 milioni di persone vogliono cambiamento”  

Non poteva mancare il commento del leader della Lega Nord, Matteo Salvini: «Più di 5 milioni di persone che hanno votato chiedono il cambiamento - ha sottolineato -. Meno sprechi, meno tasse, meno burocrazia, meno vincoli dello Stato e dell’Unione Europea. La partecipazione è stata straordinaria e la vittoria è dei cittadini, alla faccia di Renzi che invitata a stare a casa. Da domani lavorerò perché anche i cittadini delle altre regioni che me l’hanno chiesto, dalla Puglia al Piemonte, dal Lazio alla Toscana possano fare la stessa scelta. La vittoria non è solo della Lega ma soprattutto degli italiani che vogliono il cambiamento. Da domani al lavoro per ottenere risposte concrete».  

 

Affluenza alle 19  

L’affluenza alle urne alle 19, secondo un dato parziale che riguarda 292 su 575 comuni, per il referendum sull’autonomia del Veneto è stata del 51,9%. Il dato è dell’osservatorio regionale sul sito del consiglio regionale veneto. Tra le province, Vicenza ha al momento la percentuale parziale più alta con 58%. 

L’affluenza definitiva alle 19 sul totale delle sezioni in Lombardia è del 31,81 per cento, pari a 2.503.704 lombardi votanti. 

 

Così alle 12  

Alle 12 era stata del 21,1% . Il dato è dell’osservatorio elettorale regionale. Mentre in Lombardia era ferma al 10,7%. I seggi hanno aperto alle 7 e si potrà votare fino alle 23. Al voto quasi 12 milioni di persone: 7,9 milioni lombardi e poco più di 4 milioni veneti. In entrambe le regioni i cittadini sono chiamati a esprimersi sul cosiddetto «regionalismo differenziato», ossia la possibilità, per le Regioni a statuto ordinario di vedersi attribuite «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» (come recita l’Articolo 116 della Costituzione) in alcune materie indicate nel successivo Articolo 117. Chi vota Sì, è d’accordo sulla possibilità che le Regioni ottengano maggiori competenze dal Governo. La situazione nelle due regioni dai nostri corrispondenti.  

 

Veneto (Davide Lessi, inviato a San Vendemiano, Treviso)  

Luca Zaia ha voluto dare l’esempio. Si è presentato all’alba (alle 6,45) a San Vendemiano (Treviso), per votare nel suo seggio. “Mi sono alzato presto anche per ringraziare tutte le persone che hanno lavorato per questo referendum”, ha detto il presidente leghista. L’altro obiettivo dichiarato era quello di raggiungere un’alta affluenza già di prima mattina. “Così da convincere gli indecisi ad andare alle urne”, ha spiegato il governatore.  

 

 

E il segnale, dai 4 milioni di aventi diritto, è arrivato. Alle 12 in Veneto aveva già votato il 21,1% del corpo elettorale (con un picco del 25% in provincia di Vicenza). I seggi restano aperti fino alle 23 per i due referendum consultivi sull’autonomia. Il quorum, presente solo in Veneto e fissato al 50%+1, sembra raggiungibile. Due dati fanno riflettere: alle elezioni regionali del 2015, quando Zaia surclassò la sfidante del Pd Alessandra Moretti, l’affluenza alle 12 era quattro punti più bassa. YouTrend, da parte sua, aveva fissato a 14-15% l’asticella di mezzogiorno per poter superare, alle 23, il 50% dei votanti: i dati reali dai seggi dicono che siamo 7 punti sopra.  

 

Per ora dai quartieri provinciali della Lega veneta non commentano. E invitano ai cittadini a continuare ad andare alle urne. Ma Zaia, a differenza di Maroni, sembra sempre più vicino a vincere la sua scommessa. Una vittoria che non avrà effetti immediati sul rapporto tra Veneto e Stato. Ma che potrebbe avere tanti risvolti politici, anche negli equilibri interni del Carroccio. 

 

Lombardia (Fabio Poletti)  

Bene in Veneto. Così così in Lombardia. A mezzogiorno, cinque ore dopo l’apertura delle urne arrivano i primi dati sull’affluenza. In Veneto, dove c’è il quorum al 50%, ha votato il 21,1% degli elettori. Secondo Youtrend, alla fine nella Regione del Nord Est pitrebbe votare il 60% degli aventi diritto con un ampio superamento della soglia prevista. Meno bene in Lombardia dove a mezzogiorno ha votato solo il 10,70% degli elettori. Non c’è quorum ma rischia di non essere centrato l’obiettivo del 34% posto dallo stesso Governatore Roberto Maroni. 

 

 

I giochi non sono chiusi ma come prevedibile già si litiga. Matteo Salvini canta vittoria: «Questa è una opportunità trasversale per tutti i lombardi e i veneti. A prescindere dai voti finali andremo a Roma a dare battaglia». Anche Maurizio Martina canta vittoria. Il ministro del Pd ha sempre sostenuto che questo era un referendum eversivo perchè simile a quello catalano se non inutile. Concetto ribadito a urne ancora aperte: «Oggi astensione consapevole. Sprecato danaro per quesito inutile». Se dovesse avere ragione lui si aprirà un bel conflitto all’interno del Pd. Ufficialmente c’è libertà di voto ma i sindaci di centrosinistra in Lombardia e la base del partito in Veneto si è espressa per il sì. 

 

 

Il Governatore Roberto Maroni punzecchia il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che si era schierato per il si ma poi non voterà perchè all’estero. Poi ancora spera: «Mi aspetto che vinca il sì e che i cittadini lombardi e veneti capiscano che questa è un’occasione storica». Più sul velluto il suo collega veneto Luca Zaia: «Stiamo scrivendo una pagina di storia. Da domani il Veneto non sarà più quello di prima». 

 

 

LEGGI La sfida per l’autonomia passa dall’affluenza  

 

 

Come si vota  

Per votare bisogna recarsi nel seggio indicato sulla tessera elettorale, dove basta presentare un valido documento di identità. In Lombardia non è previsto un quorum, ossia un numero minimo di votanti, mentre in Veneto sì: affinché la consultazione sia valida, nella regione governata da Luca Zaia dovrà votare la metà più uno dei 4.068.558 aventi diritto, 2.034.280 elettori. 

 

ANSA

 

Il voto in Lombardia  

In Lombardia la prima consultazione elettronica in Italia: la scheda cartacea è infatti sostituita dal tablet sul quale si può votare sì, no o scheda bianca. Non è previsto un quorum. Nel quesito si chiede all’elettore se è favorevole all’avvio di una trattativa con il governo per trasferire alla Lombardia le 20 competenze concorrenti e le tre negoziabili previste dalla Costituzione e le relative risorse.  

 

L’incognita del tablet in Lombardia  

In caso di errore, l’elettore avrà la possibilità di modificare la scelta, ma solo una volta. In tutto sono 24.700 le voting machine distribuite nelle 9.224 sezioni della Lombardia. A vigilare sul loro funzionamento sono previsti 6.700 «assistenti digitali» incaricati dalla Smartmatic, la società olandese che ha vinto il bando regionale per l’e-voting. Per evitare il rischio di attacchi informatici o blackout, i tablet non saranno collegati a Internet né alla corrente elettrica.  

 

Il voto in Veneto  

Sono oltre quattro milioni gli aventi diritto di voto in Veneto. Sulla scheda il quesito è «vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?». Il referendum consultivo veneto prevede un quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto.  

 

 

Referendum non sono vincolanti  

I referendum non sono vincolanti. Se vince il Sì, le Regioni potrebbero chiedere al governo centrale di avviare una trattativa per ottenere maggiori competenze nelle venti materie concorrenti (tra queste spiccano il coordinamento della finanza pubblica e tributario, lavoro, energia, infrastrutture e protezione civile) e in tre esclusive dello Stato: giustizia di pace, istruzione e tutela dell’ambiente e dei beni culturali. L’intesa tra lo Stato e la Regione interessata dovrà poi concretizzarsi in una proposta di legge che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta da entrambe le Camere.  

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