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Politica
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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 23/10/2017.
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Zaia: “Il 90% delle tasse resti qui”. E studia da candidato premier

Festa sottotono a Venezia. Il governatore si schermisce: rimango in Veneto

«Il Veneto non sarà più quello di prima», dice Zaia. Ma forse, dopo quel che è successo ieri, neppure Zaia potrà ancora essere quello di prima. Con il risultato in tasca, che pesa quanto un’investitura (volendo attribuirgli l’intero risultato sono più voti di quanti ne abbia raccolti da candidato alla Regione), può ambire a un ruolo di primo piano in un eventuale prossimo governo di centrodestra. Magari proprio con la scusa o la missione di far ottenere la promessa autonomia regionale.  

 

«Vince la voglia di dire padroni a casa nostra. Non dichiariamo guerra ma ci sono 23 competenze citate nella costituzione e ora ce le meritiamo. Ho convocato la giunta per elaborare il progetto di legge. Con quello in mano ci presenteremo al governo», aggiunge. 

 

«Avrei voluto commentare dati definitivi – spiega il Governatore - ma dal pomeriggio è in corso un attacco hacker. Dobbiamo telefonare comune per comune per avere i numeri definitivi. Comunque ci sono le schede, il risultato è al sicuro». Più dei sì e dei no a contare è il numero degli elettori portati alle urne. «I veneti quando vengono chiamati rispondono e oggi lo hanno fatto. Sull’affluenza si giocava la credibilità della comunità». Una lunghissima giornata quella di Zaia, cominciata pochi minuti prima delle sette quando rassicura i cronisti: «Comunque vada quella che comincia è una giornata che finirà nei libri di storia. E’ il primo referendum autorizzato su questa materia a una Regione». Nei discorsi che arrivano in coda alla giornata spiega: «Io spero che a Roma si rendano conto di cosa sta accadendo. Il Veneto è la terza volta che tenta questo referendum, la corte costituzionale ha detto che nella trattativa il governo dovrà tenere conto del parere dei veneti». Ma il presidente sorride quando gli viene chiesto se un simile risultato potrà essere capitalizzato sul piano nazionale: «Qui non c’è nessun complotto, nessun retro pensiero e nessuna strategia. Non ho volontà di muovermi da qui. Anzi, queste sono manfrine che ci hanno anche penalizzato». E a quel punto non mancano i ragionamenti in materia di tasse. «Vogliamo essere come il Trentino e riavere sul territorio i 9/10 di quello che versiamo. E’ a questo che puntiamo oltre alle 23 competenze che la costituzione ci permette di negoziare. Da oggi siamo sempre meno simili alla Grecia e sempre più simili alla Germania».  

 

Nel corso della giornata di Zaia c’è stato tempo per un paio d’ore di palestra, una breve corsa tra le colline di casa nonostante la pioggia, il barbecue con menu rigorosamente veneto: costicine e polenta. 

 

Alle 19 le rilevazioni lo avevano già rassicurato sul fronte del quorum che, seppur di un soffio, (50.01 per cento) era in cassaforte. Ma lui non si accontenta. Ogni 45 minuti posta su Facebook o su Twitter un invito al voto. Poi impugna il suo fidato smartphone e manda addirittura un messaggio audio su Whatsapp ai suoi contatti, invitando i tutti a non diffondere dati relativi all’affluenza. «L’obiettivo non è il quorum – dice nel messaggio audio – è raggiungere il sessanta, settanta, ottanta per cento». Le quattro ore successive servono solo a stabilire la portata del successo. A distinguere una vittoria da un trionfo, un risultato elettorale da un’investitura forse addirittura a leader del Centrodestra. L’uomo giusto, al momento giusto, il volto vincente e istituzionale che potrebbe mettere d’accordo Salvini e Berlusconi. Uno che ha già esperienza di governo e che un posto alla guida del dicastero (dell’Agricoltura) lo ha lasciato proprio dopo essere stato eletto a governatore della sua regione. Lui taglia corto: «E’ un gioco a cui non mi sottopongo. Io rimango qui. Rimango in Veneto». 

andrea zambenedetti
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