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Cultura
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 10/11/2017.
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Così il gas sta cambiando la geopolitica mondiale

Adesso non è più il parente povero della produzione petrolifera Una mostra a Milano e un libro per celebrare i 75 anni della Snam

Nel Novecento il gas è stato c onsiderato un residuo della produzione petrolifera, anche se qui in Italia negli ultimi decenni del secolo scorso ne era stata intuito il rilievo. Fino all’inizio del nuovo millennio i due principali mercati regionali del gas sono stati quello nordamericano e quello europeo. Il primo più isolato, il secondo maggiormente interconnesso. Adesso siamo di fronte a nuovi scenari energetici e geopolitici.  

 

Il primo, relativo al continente europeo, è quello determinato dall’evoluzione del rapporto dell’Europa con la Russia, che richiede una crescente attenzione al ruolo delle sue importazioni. Attenzione determinata dalla volontà della Ue di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento per tutelare al meglio la propria sicurezza energetica, anche rispetto alla storica dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia che, a sua volta, si sta orientando verso nuovi mercati in crescita. Soprattutto asiatici. Il tutto in un contesto nel quale i sommovimenti della Regione nordafricana rendono, come è evidente, più certe le prospettive di approvvigionamento di gas da Paesi più stabili rispetto a Paesi colpiti da sismi politici (ad esempio la Libia) con i quali pur si è riusciti a conservare rapporti di una certa consistenza.  

 

La seconda nuova prospettiva è quella che allarga gli orizzonti dell’offerta a Mozambico, Australia, Egitto, Iran, Qatar e all’intera regione del Caspio. E quelli della domanda a Cina, India, Asia Orientale, per combattere l’inquinamento delle città causato dall’impiego del carbone, all’America Latina e agli stessi paesi del golfo Persico, ricchi di petrolio ma sempre più dipendenti dal gas naturale destinato anche alla realizzazione delle avveniristiche città nuove climatizzate tutto l’anno. Nell’arco di un ventennio il quadro mondiale dello scambio di gas sarà rivoluzionato talché quello odierno potrebbe apparire irriconoscibile. Ad esempio il gasdotto EastMed che potrebbe essere costruito in cinque anni, con un costo di 6 miliardi di euro, farebbe affluire 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale israeliano dai pozzi dei giacimenti offshore di Gaza, Israele, Cipro verso la Grecia e l’Italia, e sarebbe uno dei gasdotti sottomarini più lunghi del pianeta.  

 

La terza prospettiva è quella di una crescente competitività tra le diverse modalità di trasporto sulle lunghe e brevi distanze: tra pipeline e rigassificatori, tra contratti di lungo termine e sviluppo di un mercato di vendite spot, tra i relativi diversi modelli finanziari e mutate relazioni geopolitiche.  

La quarta prospettiva infine è quella che amplia e innova gli impieghi intermedi e finali del gas, principalmente per il suo valore ambientale e il contributo decisivo che può dare alla riduzione delle emissioni di CO

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e al controllo del surriscaldamento del pianeta: dalla produzione di energia elettrica ai trasporti, alla mobilità su terra e via mare, all’industria chimica, al miglioramento dell’efficienza energetica.  

 

Lo sviluppo delle potenzialità del gas è in atto e, come sottolinea J. Robin West, sta modificando le interrelazioni economiche, tecnologiche, commerciali, finanziarie e geopolitiche disegnate dopo la fine del secondo conflitto mondiale. 

Paolo Mieli
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