Conclusa la VI edizione degli Stati Generali della Green Economy

Aperto il dialogo sulla transizione alla green economy tra imprenditoria verde e mondo politico. Presentate dieci proposte per la nuova legislatura


Pubblicato il 10/11/2017

Imprenditoria verde e mondo politico italiano cominciano a dialogare per una concreta transizione verso la green economy. Agli Stati Generali della Green Economy 2017, conclusi  mercoledì a Rimini nell’ambito di Ecomondo, si sono confrontati, infatti, la green economy italiana e gli esponenti dei partiti politici. La due giorni verde è stata organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Commissione Europea, con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. 

  

Partecipazione record per questa sesta edizione degli Stati Generali della Green economy: 2.600 presenze, oltre 1.500 utenti per la diretta streaming italiana, cui vanno aggiunti tutti coloro che hanno seguito la diretta streaming in inglese dedicata agli utenti internazionali, più di 80 relatori italiani e stranieri. 

  

Anche quest'anno grande partecipazione on line al dibattito. Su Twitter, l'hashtag #statigreen17 è stato tra i primi cinque trending topic in Italia nella giornata del 7 novembre tra le 12 e le ore 16. Quasi 2.000 tweet complessivi, oltre 160.000 gli account raggiunti (317.000 impressions, visualizzazioni nella timeline) e circa 300 utenti che hanno partecipato attivamente alla discussione. Bene anche il live streaming dalla pagina Facebook dell'iniziativa: la diretta della sessione plenaria con la partecipazione del ministro Galletti ha raccolto 2.300 visualizzazioni raggiungendo nella giornata una copertura di oltre 23.000 utenti. 

  

“Abbiamo registrato - ha detto Edo Ronchi, ex ministro dell’Ambiente e membro del Consiglio Nazionale della Green Economy - una positiva disponibilità degli esponenti delle forze politiche ad aprire un dialogo sul programma di transizione alla green economy. Ci proponiamo di proseguire su questa strada per far sì che la green economy entri nei programmi dei partiti politici in vista del prossimo appuntamento elettorale. Che questo tema sia di grande attualità lo ha dimostrato il record di partecipazione registrato quest’anno”  

  

Oltre a Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente, sono intervenuti Simona Bonafè - Partito Democratico, Massimo De Rosa - Movimento 5 Stelle, Stefano Parisi - Energie per l’Italia, Claudia Maria Terzi - Lega Nord e numerosi e esperti internazionali come Cao Jianye, Consigliere scientifico - Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, l’imprenditrice Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, l’eurodeputata Monica Frassoni e rappresentanti di gruppi industriali italiani e stranieri. 

  

Nel corso della manifestazione il Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 66 organizzazioni di imprese italiane del settore, ha presentato e sottoposto all’attenzione dei politici un decalogo verde per mettere l’Italia sulla strada della transizione alla green economy attraverso un programma di azioni che rendano più verde il Paese.  

  

1.  Inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo  

Una larga maggioranza di cittadini - il 58% - è abbastanza o molto informato sulla green economy e ben il 70% attribuisce importanza alle politiche pubbliche per l’attuazione delle misure di green economy. Nella graduatoria che fanno i cittadini degli elementi trainanti per lo sviluppo locale, la green economy sta nel gruppo di testa poco dietro la filiera agroalimentare, l’imprenditoria giovanile e il turismo, ma molto avanti rispetto alla manifattura e anche alle nuove tecnologie (Indagine condotta da Demetra opinioni e coordinata da Ketty Vaccaro del Censis-2017).  

  

2. Fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza  

L’Italia deve definire un quadro strategico a medio e lungo termine chiaro e coerente, puntando a ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 e di oltre l’80% al 2050 rispetto al 1990 e raddoppiare il contributo delle rinnovabili al 2030 attraverso l’istituzione di un Fondo nazionale per la transizione energetica alimentato con misure di carbon pricing, compresa una carbon tax progressiva.  

L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti ai rischi del cambiamento climatico e ha un interesse strategico alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Quando servirebbe accelerare il passo in questo settore, l’Italia sta rallentando nelle politiche per il clima: le emissioni di gas serra nel 2015 sono aumentate (+2,8%), per il 2016 non ci sono ancora dati definitivi ma stime di un lieve calo. Gli investimenti nelle rinnovabili sono dimezzati negli ultimi 4 anni: da 3,6 Mld nel 2013 a soli 1,7 Mld nel 2016. Nei primi 8 mesi del 2017 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è scesa ancora del 5% rispetto al 2016. Le emissioni specifiche di CO2 per KWh, dopo essere calate per molti anni, hanno ripreso a crescere. 

  

3. Puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorse  

Per ottenere questo risultato occorre recepire rapidamente il pacchetto economia circolare e rifiuti, incentivare la riduzione della produzione di rifiuti, migliorare la riciclabilità dei prodotti e svilupparne il mercato, rendere residuali incenerimento e discarica. 

Nel 2016 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani ha raggiunto il 52,5%. Il riciclo è al 47,7% e lo smaltimento in discarica è sceso al 25% con 7,4 Mton (la metà del 2010). Vi sono diverse Regioni che superano ormai il 60% di raccolta differenziata (Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sardegna e Marche) ma ve ne sono 4 che sono ancora sotto il 35% (Sicilia, Molise, Calabria e Puglia). Nel 2016 gli imballaggi avviati al riciclo sono arrivati a 8,5 Mton pari al 67,1% (obiettivo UE 55%); la raccolta della frazione organica è cresciuta di 450 mila tonnellate ed è arrivata a 6,5 Mton. La forte crescita delle raccolte e del riciclo non è accompagnata da corrispondenti sbocchi di mercato con difficoltà in particolare per le plastiche e per la carta.  

  

4. Attivare un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi della green economy  

Per raggiungere l’obiettivo, attivare percorsi diffusi di rigenerazione green delle città. Il Piano nazionale per la riqualificazione delle aree urbane degradate e il “bando periferie” hanno attivato progetti in 120 città per un importo totale di 2,1 miliardi. C’è un certo fermento di iniziative, ma se si confrontano le città italiane con altre città europee si registra, tuttavia, un certo ritardo. Per esempio, nessuna città italiana ha mai vinto o è stata inserita nella rosa dei finalisti dell’European Green Capital Award, istituito dalla Commissione Europea nel 2010.  

  

5. Far cambiare direzione alla mobilità urbana dando priorità nell’allocazione degli investimenti pubblici nelle infrastrutture in favore della mobilità urbana e prevedere divieto di immatricolazione per le auto diesel e benzina al 2030.  

L’Italia è fra i Paesi europei con il numero più alto di decessi prematuri annuali causati dall’inquinamento atmosferico: oltre 90.000, 1.500 per milione di abitanti. Sono migliorate le tecnologie, ma il traffico è rimasto elevato e le emissioni reali delle autovetture diesel e benzina sono risultate maggiori di quelle dichiarate. L’Italia è il Paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto, con oltre 600 autoveicoli, a benzina e diesel, ogni 1000 abitanti. 

  

6. Assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale fermando il consumo di suolo agricolo e con misure di adattamento al cambiamento climatico e promuovendo e tutelando l’agricoltura italiana orientata alla qualità e alla sicurezza.  

L’Italia è il secondo esportatore di biologico al mondo, dopo gli USA, con 1,6 Mld di euro nel 2015. L’Italia è in testa anche per prodotti agroalimentari certificati nel 2016, con ben il 27,5% del totale europeo, davanti alla Francia con il 22,6%. La superficie agricola totale è diminuita negli ultimi 20 anni del 24% e l’aumento degli eventi climatici estremi (siccità e alluvioni) stanno recando danni rilevanti all’agricoltura. 

  

7. Promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane attraverso una riforma della fiscalità in chiave green riallocando le agevolazioni dannose per l’ambiente, indirizzando meglio la digitalizzazione, al centro del Programma di Industria 4.0, per dare impulso allo sviluppo della green economy.  

Le imprese della green economy in Italia hanno ormai un peso rilevante. Il 42% delle imprese italiane è collocabile nella green economy.  

  

8. Tutelare e valorizzare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come asset per la qualità del benessere e il futuro dell’economia.  

Il consumo di suolo va fermato. Il sistema delle aree protette ha un’estensione di 9,5 milioni di ettari, il 21% della superficie terrestre. L'Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità. Negli ultimi sessanta anni la superficie forestale nazionale si è triplicata, circa 11.1 milioni di ettari, il 37% del territorio nazionale. Dal 2012 gli incendi in Italia hanno bruciato 38 mila ettari di boschi all’anno, dal 1 gennaio al 25 ottobre 2017 c’è stata un’impennata con 135.323 ettari di boschi bruciati. Il consumo di suolo è passato dal 2,7% negli anni ’50 (8 mila km²) al 7,6% (23 mila km²) del 2016.  

  

9. Investire nella gestione delle acque per assicurare una risorsa strategica, per eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni. Promuovere il riutilizzo.  

L’estate 2017 è stata la seconda più calda dal 1800 con 2,5° sopra media, con un ammanco di pioggia del 40% rispetto al periodo 1971-2000 (CNR-ISAC). Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione, con un peggioramento rispetto al 2012, quando era il 35,6% (ISTAT, Focus 2017). Il 22% delle condotte ha più di 50 anni. Il territorio italiano esposto a pericolosità elevata di alluvione è pari a 12 mila km² con 1,9 milioni di abitanti e a pericolosità media di 24 mila km² con 5,9 milioni di abitanti. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, tra il 1980 e il 2015 l'Italia ha subito danni per 65 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi.  

  

10. Rendere più efficaci le politiche pubbliche  

La transizione alla green economy richiede impegnative e coerenti riforme e maggiore impegno delle amministrazioni pubbliche che devono operare, a tutti i livelli, con maggiore celerità ed efficacia. Il settore pubblico deve diventare un riferimento per le buone pratiche, le migliori tecniche e i migliori standard. Le pubbliche amministrazioni vanno qualificate e rafforzate, mobilitando e valorizzando le professionalità e le risorse migliori. Occorre rendere verdi tutti gli acquisti delle pubbliche amministrazioni, riconoscendo anche i costi e i benefici ambientali nella valutazione delle offerte più vantaggiose. Per affrontare le sfide impegnative di questa transizione occorre un maggiore impegno della ricerca pubblica, della formazione scolastica e universitaria e del supporto tecnico all’implementazione e alla diffusione dell’eco-innovazione.  

 

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