Cariplo Social Innovation, più di 18 milioni di euro alle imprese sociali che innovano

Un programma per cooperative, società benefit, start up innovative a vocazione sociale che si dotato di formazione manageriale e rafforzamento organizzativo


Pubblicato il 13/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 19:38
milano

Sostenere e, soprattutto, ammodernare le imprese sociali, ossia gli operatori economici senza scopo di lucro. Questo è l’obiettivo di Cariplo Social Innovation, un’iniziativa presentata a Milano e finanziata con una dotazione complessiva iniziale di 18,5 milioni di euro.  

 

Si tratta del quarto «programma intersettoriale» della fondazione Cariplo, attuato in questo caso congiuntamente con la fondazione social venture Giordano Dell’Amore, che vi contribuisce con 8,5 milioni di euro. Gli altri 10 milioni della dotazione sono versati interamente dalla fondazione Cariplo. 

 

Cariplo Social Innovation si propone di «far fare il salto di qualità» al cosiddetto terzo settore in Italia, in particolare quello «evoluto, capace di stare sul mercato». Il programma fornirà a operatori senza scopo di lucro formazione manageriale e rafforzamento organizzativo (in altre parole, «capacity building»), nonché risorse finanziarie, mediante investimenti diretti o indiretti con «capitale paziente», ossia senza l’urgenza di ottenere profitti, né l’aspirazione a grandi guadagni.  

 

Presto sarà attivo un sito Internet su cui sarà possibile presentare le candidature per ricevere l’assistenza o i finanziamenti erogati nell’ambito di Cariplo Social Innovation. Potenziali beneficiari degli investimenti (o co-investimenti) diretti di questo programma sono «imprese sociali, cooperative, società benefit, start up innovative a vocazione sociale o società di capitali orientate all’impatto sociale». Cariplo Social Innovation potrà farsi carico anche di oneri per altre consulenze a imprese del terzo settore. Dal prossimo gennaio, inoltre, attiverà una «piattaforma di facilitazione all’imprenditoria sociale», per l’«incubazione e accelerazione di iniziative» in quel settore.  

 

Alla presentazione del programma intersettoriale ne è stato enfatizzato l’obiettivo dell’«innovazione sociale». La Fondazione Cariplo ha, però, precisato che di questa iniziativa potrebbero fruire anche operatori del terzo settore di tipo tradizionale, non propriamente innovativi, come, per esempio, gli asili nido. 

«Il nostro Paese soffre di un deficit di innovazione sociale nel settore del welfare, delle politiche culturali e ambientali, e sta oggi pagando gli effetti di anni di tagli di risorse pubbliche», ha dichiarato il presidente della fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. «Il terzo settore – ha aggiunto – è visibilmente cresciuto. Lo chiamiamo “terzo settore evoluto”, ed è pronto al salto di qualità. Spesso sta facendo supplenza allo Stato. Ma può ricoprire ancora di più quel ruolo di terzo pilastro dell’economia del nostro Paese, a fianco del pubblico e del privato. Ha però bisogno di un ulteriore passo in avanti, che si può fare con formazione adeguata e sostegno economico». 

 

Guzzetti ha, inoltre, messo in discussione la mentalità finanziaria del «massimo profitto sùbito», che sta provocando una «divaricazione delle classi sociali». «Alcune si arricchiscono sempre di più. Ma aumenta anche la povertà, familiare, infantile… È giunto il momento di cominciare a discutere se questo tipo di finanza sia ancora utile (…), o cambiare paradigma, e mettere al centro l’uomo», ha detto il Presidente della Fondazione Cariplo. 

 

Alla presentazione di Cariplo Social Innovation ha partecipato anche l’amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), Fabio Gallia. Da più di dieci anni, la Fondazione Cariplo e la Cdp stanno attuando con altri enti un programma comune di edilizia sociale («social housing») in ambito nazionale. Attualmente, la stessa fondazione bancaria e la Cassa pubblica stanno elaborando un memorandum di intesa per una cooperazione tra loro nel programma intersettoriale presentato oggi. Gallia ha, peraltro, avvertito che proprio questo martedì, 14 novembre, la Cdp emette il primo «social bond» in Italia. Quest’obbligazione del valore complessivo di 500 milioni di euro è dedicata «alle imprese, piccole e medie, in territori impoveriti, o colpiti da calamità». Il bond sarà prevalentemente sottoscritto da investitori istituzionali. 

 

Lo stesso Gallia ha ricordato che la Cdp sta partecipando anche al progetto Impact.it, per gli investimenti sociali («impact investing») in Italia. Questo progetto, dotato di 100 milioni, è cofinanziato in parti uguali dalla Cdp e dal Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei), strumento della Banca Europea degli Investimenti (Bei), che a sua volta appartiene all’Unione Europea. Gallia ha fatto capire che la Cdp rimarrà disponibile a finanziare progetti di utilità sociale. «Non ci tireremo mai indietro», ha detto a questo riguardo.  

 

L’amministratore delegato ha affermato che la Cassa non soltanto ha elaborato un proprio «bilancio di sostenibilità sociale», ma si prefigge anche di «lavorare a un’adesione ai principi di sviluppo sostenibile». «Ciò comporta – ha dichiarato Gallia – una revisione di ciò che facciamo. È uno sforzo importante. Stiamo lavorando da oltre un anno». 

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