Imprese e solidarietà, un binomio che funziona

Dai social bond alle erogazioni dirette: una ricerca per conto di Dynamo Academy, registra un incremento dei budget filantropici nelle società italiane


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 17:17
milano

Alle imprese italiane piace sempre di più la solidarietà. A dirlo è la prima indagine sul settore del “Corporate Giving”, effettuata dal Sustainability Lab-SDA Bocconi per conto di Dynamo Academy, un network sociale che propone alle aziende approcci innovativi alla “filantropia d’impresa”: il 48% ha registrato un incremento del budget filantropico nel 2016, mentre l’altra metà del campione non prevede flessioni. La ricerca, che ha preso in esame le risposte di 52 aziende leader nel Paese, ha scattato la prima fotografia di un comparto, quello della filantropia d’impresa, che all’estero (con gli Usa in testa) è gia strutturato e diversificato, mentre da noi risulta più indietro. Ma la questione non è da poco, anche considerato il Decreto del 30 dicembre 2016 che obbliga i grandi enti di interesse pubblico a divulgare le informazioni su attività aziendali in termini di impatto ambientale, sociale, welfare, rispetto dei diritti umani e lotta alla corruzione. Le attività di “Corporate giving”, come vengono abitualmente chiamate anche dalle imprese italiane, afferma la responsabile della Ricerca, la professoressa SDA Clodia Vurro, «vanno ormai al di là della semplice erogazione di denaro, beni e servizi: si tratta viceversa di un percorso con cui le aziende si pongono come agenti del cambiamento all’interno dei territori e delle comunità di cui sono parte integrante». 

E se è ancora poco indicativo il valore totale (154 milioni di euro) del “giving”, ovvero delle donazioni, è interessante il dato che attesta come proprio le donazioni di denaro rappresentino al momento circa il 90% del capitale erogato: «In media, le imprese hanno effettuato 86 erogazioni e sostenuto 58 organizzazioni su base annua», spiega Vurro, «un contesto frammentato con la percentuale di donazioni che si attesta sul 2,2% dell’utile, una cifra in linea con quella degli altri Paesi». La filantropia corporate piace perché migliora l’immagine aziendale ma non solo: consente di aprire un dialogo con i cittadini/clienti, le comunità e i territori e, non ultimo, rappresenta una nuova forma di investimento e di leva strategica, che va gestita come tale. Tra i settori in vetta negli interventi filantropici troviamo: “Cultura, sport e ricreazione” (28%), seguito da “Assistenza sociale e protezione civile” (15%), “Emergenza catastrofi” (11%) e “Sanità” (10%). Qualche esempio? Il Gruppo CIR ha promosso un mercatino benefico per raccolta fondi per TOG, una fondazione che assiste bambini affetti da patologie neurologiche complesse. E ancora, UBI Banca ha promosso i “Social Bond Community”, un prestito obbligazionario che offre un rendimento al titolare insieme al sostegno di iniziative di rilevanza sociale da parte di enti del Terzo settore. Oppure il Gruppo Trevi, che nel 2016 ha sostenuto con un progetto la Fondazione AVSI a Erbil, nel Kurdistan, città nota come grande centro di accoglimento dei profughi della Guerra in Siria. Iniziative importanti ma non bastano, “bisogna fare di più” come diceva il grande attore Paul Newman, noto per le sue attività filantropiche con la sua fondazione e con il network CECP, antesignano di tutte le iniziative in materia. 

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