La corsa ai campus delle università

Oggi si inaugura quello dell’Humanitas, tra spazi verdi, aree sportive, laboratori


Pubblicato il 14/11/2017
milano

A fare da apripista è l’Humanitas, con una struttura costruita in appena due anni. Ma l’inaugurazione del campus della quarta facoltà di medicina milanese prevista per stamattina, martedì 14 novembre, segna in realtà l’inizio di un nuovo corso per gli atenei milanesi, sempre più interessati a riprodurre all’ombra della Madonnina un modello di università di stampo angloamericano. Alla stessa idea darà forma nel giro di due anni anche la Bocconi, il cui campus è in costruzione sull’area dell’ex Centrale del latte. Identico è pure l’orientamento della Statale, che appare decisa a trasferire il proprio polo scientifico nell’ex area Expo: nonostante i mugugni degli abitanti di Città Studi e (aspetto più rilevante) l’attuale mancanza di copertura finanziaria dell’operazione. Grandi spazi verdi, alloggi per gli studenti, collegamenti immediati col mondo del lavoro: a Milano anche le università si stanno trasformando, con l’obiettivo di diventare delle vere e proprie cittadelle del sapere. 

Un campus all’americana  

La struttura che sarà inaugurata oggi dinanzi al Capo di Stato Sergio Mattarella è un campus di venticinquemila metri quadrati, immerso nel Parco Sud Milano (ricade nel Comune di Pieve Emanuele) e pronto ad aprirsi agli ormai quasi mille studenti di medicina del più giovane ateneo italiano: dove tutti i corsi si tengono in inglese. All’interno sono state realizzate residenze per studenti (entro l’estate prossima saranno 240 i posti disponibili), laboratori, aule per lezioni frontali, spazi studio (individuali e di gruppo), aree sportive e ricreative. Ma la vera novità è rappresentata dal «simulation center» che s’estenderà per quasi mille metri quadri (sarà inaugurato il 22 novembre) e che permetterà agli aspiranti camici bianchi di «allenarsi» in una palestra virtuale che fungerà da supporto all’attività teorica. Al suo interno ci saranno quattro sale operatorie, tre regie multimediali, due ambulatori, una sala per le emergenze, un’aula microscopi e quattro sale per mettersi alla prova dal punto di vista clinico e chirurgico. Il nuovo campus è stato progettato dall’architetto Filippo Taidelli. La costruzione, il cui valore complessivo si aggira sui settanta milioni di euro, si avvale dell’importante contributo di una donazione privata: pari a 22 milioni di dollari, cifra mai registrata prima in questo ambito nel nostro Paese. 

Un’opportunità per attrarre talenti da tutto il mondo  

La scelta, effettuata nell’ottica di alzare l’asticella della qualità formativa offerta dalla struttura che sorge alle porte di Milano, era per l’Humanitas anche una necessità: soprattutto nell’ottica di ampliare il numero degli studenti fuorisede, finora costretti a fare i pendolari dalla città o a trovare una sistemazione a Rozzano. Lo stesso scopo si prefiggono la Bocconi (che però ha scelto di allargarsi in città) e la Statale. Negli ambienti accademici milanesi è diffusa la convinzione che, per rilanciare l’università italiana, convenga guardare alle eccellenze straniere, che ancora troppo spesso suonano come campanelle ammaliatrici per i ragazzi del nostro Paese.  

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