L’allarme di Clinton sui farmaci: “L’America non è pronta a fermare l’abuso di oppioidi”

Dopo il discorso di Trump, per la prima volta le tossicodipendenze sono viste come un problema sanitario e non di giustizia penale
AP

L’overdose da farmaci è la prima causa di morte negli Stati Uniti tra le persone sotto i 50 anni


Pubblicato il 14/11/2017
BALTIMORA

«La risposta del sistema sanitario pubblico è completamente inadeguata» dice l’ex presidente Clinton parlando alla Johns Hopkins University, sull’epidemia degli oppioidi. L’epidemia, dichiarata emergenza nazionale dal presidente Trump il 17 agosto scorso, fa più morti di armi da fuoco e incidenti stradali messi insieme e l’overdose è diventata la prima causa di morte tra gli americani sotto ai 50 anni, con più di 64 mila morti nel 2016.  

 

È la prima volta che negli Stati Uniti la tossicodipendenza viene trattata come un problema sanitario e non meramente di giustizia penale. Questo cambio di prospettiva è benvenuto dall’ex Presidente, per il quale tuttavia malgrado il «rumore fatto» dalla attuale amministrazione, gli operatori sanitari si trovano ad affrontare questa crisi con «letteralmente nulla». Una soluzione efficace sarebbe conveniente per tutti, perché il problema è anche economico; se si dovesse continuare con così scarse e frammentarie risorse, la perdita annuale per gli U.S. sarebbe di 78 miliardi all’anno, tra produttività persa e spesa sanitaria, secondo le stime del Cdc, il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie. Secondo alcuni «cinici», la ragione per cui la tossicodipendenza è adesso considerata un problema di salute, è che questa si è diffusa tra persone bianche di aree rurali. Secondo Clinton però, «la spiegazione più probabile è che questa è la prima epidemia di droga che uccide attraverso un sistema di consegna non-violento». Grande parte delle morti da overdose non sono infatti dovute a droghe illegali, ma a farmaci comprati in farmacia con regolare prescrizione medica.  

 

Nel 2015 gli oppioidi sono stati regolarmente prescritti ad un terzo degli americani, causando l’aumento delle morti ad essi correlate. Il fenomeno è arrivato a toccare anche la cerchia dell’ex presidente, che racconta: «Hillary ed io abbiamo 5 amici che hanno perso i loro figli. Uno di loro aveva un figlio che stava lavorando per Hillary durante la campagna elettorale, e che aveva lavorato per me. Era un uomo molto in gamba, ma nessuno gli aveva detto che non puoi prendere una pillola dopo 5 birre e andare a dormire, perché potresti non svegliarti mai più». Sebbene sia repubblicani che democratici dichiarino la priorità nella gestione della crisi, esistono tuttavia delle divergenze sulla modalità di gestione dell’epidemia.  

 

Per l’ex presidente Clinton i tagli a Medicaid perpetrati dalla attuale amministrazione non potranno fare altro che aggravare il problema dell’accesso ai percorsi riabilitativi. L’accesso alle cure per le dipendenze da sostanze dovrebbe essere garantito dal sistema sanitario nazionale, a discapito del taglio delle tasse voluto dai repubblicani.  

 

Un altro tema di disaccordo tra Clinton e l’attuale amministrazione è l‘introduzione su scala nazionale del Naloxone, un farmaco capace di annullare gli effetti di overdose da oppioidi e potrebbe salvare molte vite, e tuttavia non è accessibile nella maggior parte degli Stati americani. Il Naloxone non cura la dipendenza, ma può mantenere le persone in vita e creare un ponte con i servizi di riabilitazione. La fondazione Clinton dal 2012 distribuisce Naloxone a college universitari e licei «Tutto ciò che puoi fare per salvare una vita, dovresti farlo». L’impegno dell’ex presidente e della sua fondazione sono indiscutibili. Tuttavia l’epidemia degli oppioidi ha visto la sua prima esplosione durante gli anni della presidenza Clinton. Durante questo periodo negli Stati Uniti erano permesse alle case farmaceutiche strategie promozionali estremamente aggressive. In particolare un farmaco, l’Oxycontyn, o Vicodin (diventato famoso con la serie televisiva Dr. House), introdotto sul mercato americano nel 1996, e in seguito divenuto il più venduto negli Usa grazie agli effetti del marketing nei confronti di medici e infermieri, e alla capacità del farmaco di creare dipendenza.  

 

La scelta dell’ex presidente di affrontare la piaga delle vittime da oppioidi testimonia la volontà di dare una risposta ad uno dei fattori che hanno determinato la vittoria di Trump nelle urne: il «mortality factor» che ha spinto una parte determinante del ceto medio bianco a votare per la protesta. 

 

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