Sant’Andrea all’avanguardia per gli interventi cardiologici: “Così il cuore a rischio diventa sano”

Salvato un paziente su cui era impossibile trapiantare un nuovo organo


Pubblicato il 15/11/2017
vercelli

Un intervento all’avanguardia nel campo della cardiologia è stato eseguito per la seconda volta in Italia all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli. L’operazione è stata portata a termine dall’équipe vercellese a pochi giorni dalla prima realizzata all’ospedale Mauriziano di Torino. Su un uomo di 61 anni di Vercelli, affetto da una grave forma di scompenso cardiaco e da tempo in lista per il trapianto di cuore ma senza la possibilità di ricevere un organo compatibile, è stato impiantato un dispositivo innovativo che modifica la contrattilità delle cellule miocardiche. L’intervento è stato eseguito dal direttore di Cardiologia Francesco Rametta e dalla dottoressa Lorella Barbonaglia col supporto di un ingegnere tedesco arrivato da Monaco.  

 

Grazie a questa tecnologia il cuore viene stimolato con impulsi elettrici ad alto voltaggio; l’obiettivo non è solo quello di produrre il battito cardiaco, come avviene per i tradizionali pacemaker, ma determinare una rimodulazione del metabolismo del calcio. Questa sostanza, fondamentale per il corpo umano, si riduce nel caso di un muscolo cardiaco affetto da scompenso. La stimolazione prodotta dal dispositivo consente una progressiva riattivazione dei geni e delle proteine che regolano il rilascio del calcio, migliorando la funzionalità del cuore e contrastando l’insufficienza cardiaca.  

 

Il minuscolo apparecchio, posizionato in una «tasca» sotto la cute, è formato da alcuni elettrocateteri che conducono l’impulso elettrico fino al ventricolo destro, dove avviene la stimolazione del cuore: «È un trattamento - precisano dall’azienda sanitaria vecellese - utilizzato per quei pazienti che non rispondono alle terapie attualmente disponibili, e che non possono essere inclusi nelle liste trapianto. La ricerca scientifica e le nuove tecnologie rappresentano validi alleati per fornire alcune soluzioni utili per prolungare e migliorare la durata della vita». Sono circa 600.000 le persone affette in Italia da insufficienza cardiaca; in Piemonte i ricoveri per scompenso rappresentano il 2,2% del totale dei ricoveri, circa 12.000 all’anno. Dopo i 65 anni arriva al 10% circa e rappresenta la prima causa di ricovero in reparto. 

 

Per il personale del Sant’Andrea che si occupa di problemi cardiaci è un grande risultato che arriva dopo un periodo travagliato: negli anni passati, fin da quando è stata varata la riforma sanitaria piemontese, si è combattuta una battaglia per il mantenimento di Emodinamica, un reparto in grado di salvare ogni anno centinaia di vite umane da infarti, malattie del cuore e arresti cardiocircolatori. Contrassegnata inizialmente con il famoso asterisco dell’assessore Saitta, che contraddistingueva i reparti passibili di soppressione, Emodinamica è stata «sorvegliata speciale» finché il numero degli interventi - e l’uscita della Regione dal piano di rientro - han fatto sì che la struttura venisse confermata. 

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