L’America cambia i parametri della pressione. Nuovi valori in stile Ue

Con le diverse linee guida boom potenziale di malati: “Un business per assicurazioni e case farmaceutiche”

I controlli Olean, nello stato di New York A un uomo viene misurata la pressione in una clinica mobile


Pubblicato il 15/11/2017
new york

Da oggi quasi la metà degli americani soffre ufficialmente di pressione alta. E questo non per uno balzo repentino dei valori, ma per un abbassamento dei parametri di riferimento, frutto di un cambio delle linee guida utilizzate per classificare soggetti affetti da patologie come ipertensione. Secondo quanto stabilito da una decina di società scientifiche, come American Hearth Association e American College of Cardiology, per soffrire di alta pressione d’ora in poi, basterà avere 130 di massima e 80 di minima, anziché i 140-90 precedentemente fissati. Con 130-80 si entra così di diritto al «primo stadio» dell’ipertensione, quando prima tale intervallo veniva considerato «normale», di pressione sotto controllo. Sino a ieri un americano su tre soffriva di alta pressione, con le nuove regole i soggetti esposti aumentano di un terzo. Significa che 103,3 milioni di persone negli Usa sono considerate affette, rispetto alle 72,2 milioni precedenti.  

 

 

Secondo le nuove linee guida valori considerati normali sono quelli entro 120-80, per valori di pressione massima tra 130 e 139 e di minima tra 80 e 89 si entra appunto nello «stage 1» dell’ipertensione. Per valori di pressione maggiori di 140/90 si passa allo «stage 2». Per crisi ipertensiva si intendono valori caratterizzata maggiori di 180 di massima e 120 di minima. A quel punto il paziente deve cambiare terapia o ricoverarsi in ospedale, se vi sono segnali di potenziale danneggiamento di organi. Viene eliminata la categoria della «preipertensione», ovvero quella in precedenza descritta da valori di massima compresi tra 120 e 139, e di minima tra 80 e 89. Nello studio gli esperti raccomandano di controllare la pressione di frequente, con strumentazioni utilizzabili anche a casa, per verificare balzi dei valori. Così da oggi il 46% degli americani soffre di pressione elevata. Questo significa, secondo le prime stime, il 50% degli individui maschi che vivono in Usa e almeno il 38% delle donne. Gli autori della revisione, tra cui un gruppo di 21 ricercatori che hanno preso in esame oltre 900 studi, ritengono che l’impatto maggiore della correzione al ribasso sarà tra giovani e persone di mezza età. Le previsioni, in particolare, vedono i casi di pressione alta triplicati tra gli uomini al di sotto dei 45 anni, e raddoppiata per le donne della stessa età.  

 

I numeri parlano chiaro, l’incremento è di notevoli dimensioni e l’impatto (anche psicologico) non trascurabile. L’ampiezza della popolazione che dovrà essere sottoposta a trattamenti con farmaci è infatti destinata ad aumentare. Gli autori della ricerca tendono a minimizzare, spiegando che la modifica comporterà principalmente raccomandazioni da parte dei medici curanti sullo stile di vita del paziente e non aumenti delle prescrizioni di medicinali. Include esercizio fisico regolare, controllo dello stress (specie in ambito lavorativo), il giusto tempo dedicato al sonno, riduzione di sale nel cibo e maggiore assunzione di frutta e verdura ricche di potassio. 

 

«Le nuove linee guida stabiliscono implicitamente che il trattamento farmaceutico deve iniziare quando un paziente presenta valori s partire da 140 di massima e 90 di minima», precisa il dottor Tom Frieden, già direttore del Centers for Disease Control and Prevention, l’istituto di sanità Usa. Frieden, che non ha contribuito allo studio, spiega inoltre che i farmaci per la pressione sono tutti generici e non costano molto, ma possono salvare molte vite. «Consumer Report», sito che perora gli interessi dei consumatori, invita ad a evitare «assalti» alle farmacie e consultarsi sempre prima con un medico.  

 

Le nuove linee guida sono ad ogni modo destinate a riaccendere un dibattito mai sopito sul conflitto di interessi degli operatori di settore e studi di questo tipo. Con l’abbassamento dei parametri la base dei casi di patologia potenziale aumenta dal giorno alla notte, e questo significa maggior richiesta di cure e quindi maggiori ricavi per le aziende farmaceutiche. C’è poi un altro aspetto legato in particolare agli Stati Uniti dove la sanità è privata, ovvero l’impatto sui costi delle assicurazioni per la copertura medica. Il mercato parla chiaro, più un soggetto è esposto ad una patologia più costa assicurarlo. Col rischio che oltre ad avere 30 milioni di ipertesi in più ci saranno 30 milioni di cittadini col portafogli più leggero. 

 

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