Gli Stati Uniti restano scettici sul M5S: “Meglio un governo di centrodestra”

Fonti vicine all’amministrazione Trump: troppe incognite con i grillini
AFP


Pubblicato il 15/11/2017
inviato a new york

«L’establishment della politica estera di Washington ritiene che l’Italia sarebbe meglio servita da un governo di centrosinistra o centrodestra, piuttosto che dal Movimento 5 Stelle». Charles Kupchan era il direttore per l’Europa nel Consiglio per la sicurezza nazionale con Obama, ma è convinto che questa posizione sia condivisa dai repubblicani. Nell’amministrazione Trump, poi, dopo i risultati delle elezioni in Sicilia si è solidificata la corrente che spera nel ritorno a Palazzo Chigi della coalizione guidata da Silvio Berlusconi. 

 

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Di Maio è uscito dall’incontro di ieri al dipartimento di Stato molto soddisfatto, perché pensa di aver sfatato i pregiudizi contro il Movimento. Il primo punto da notare è che il suo interlocutore, Conrad Tribble, è un diplomatico di carriera nominato vice assistente segretario di Stato per l’Europa da Obama nel 2015, e quindi non rappresenta in maniera diretta Trump. Molto laconico, infatti, è il commento sull’incontro che un suo portavoce affida a La Stampa: «Hanno discusso l’importanza della cooperazione Usa-Italia su un’ampia gamma di priorità condivise, e le attuali dinamiche politiche in Europa e Italia». Il secondo punto è che alcune posizioni confermate da Di Maio, come il rifiuto di investire il 2% del Pil nella difesa, o il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, sarebbero molto difficile da digerire per Washington. Sul 2% il presidente ha impostato il suo rapporto con gli alleati, e anche se Gentiloni gli ha chiesto di considerare il contributo generale dell’Italia, ad esempio con le missioni di pace, è difficile che accetti un no senza problemi. Quanto all’Afghanistan, l’amministrazione ha appena deciso di mandare più soldati, chiedendo a tutti gli alleati di restare. Roma ha preso un impegno di lungo termine, col centrodestra e il centrosinistra, e rinnegarlo sarebbe un grave affronto. Sul piano personale, poi, il capo di gabinetto della Casa Bianca, l’ex generale Kelly, ha perso il figlio Robert in combattimento in Afghanistan, e stabilire un buon rapporto con lui partendo dal ritiro delle truppe sarebbe assai complicato.  

 

«M5S - spiega Kupchan - rappresenta un partito allineato con il sentimento populista, potenzialmente pericoloso per il processo di integrazione europea, e dannoso per la solidarietà transatlantica. Se rigettasse il 2%, o si ritirasse dall’Afghanistan, Trump reagirebbe di certo in maniera negativa». Sarebbe un errore aspettarsi aperture di credito populiste: «Ci può essere qualche individuo nel governo che simpatizza con alcuni aspetti di M5S, come c’è stata simpatia per la Polonia, che ha virato in una direzione populista e illiberale. Ma c’è un ampio consenso bipartisan sul fatto che un esecutivo grillino sarebbe uno sviluppo preoccupante». Anche in rapporto alla Russia: «Se l’Italia cercasse di smantellare le sanzioni, sarebbe una seria sfida all’unità transatlantica. Pure Trump, che era entrato in carica chiedendo una nuova relazione con Mosca, ha mantenuto una linea ferma sull’Ucraina». 

 

Fonti con accesso quotidiano all’amministrazione notano che dopo il voto in Sicilia, gli Usa sperano che la coalizione di centrodestra vinca le prossime elezioni, magari accordandosi poi col Pd. La stabilità dell’Italia infatti è la priorità. Lo dice apertamente l’ex ambasciatore repubblicano a Roma Mel Sembler, molto vicino al nuovo capo di Via Veneto Lew Eisenberg: «Tocca agli italiani scegliere il loro governo, ma io non posso nascondere che con Berlusconi avevamo lavorato molto bene». Davanti all’incognita grillina, nonostante le rassicurazioni di Di Maio, questa si sta delineando come l’opzione preferita. 

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