Un compenso “extra” per la presidenza di Finaosta: indagati Rollandin, Perron e Lévêque

La procura ipotizza che i vertici della Regione abbiano promesso all’economista di aggirare il tetto di 25 mila euro di stipendio portandolo tra gli 80 e i 100 mila.

Massimo Lévêque e Augusto Rollandin


Pubblicato il 17/11/2017
Ultima modifica il 19/11/2017 alle ore 13:37
aosta

L’ex presidente della Regione Augusto Rollandin, l’ex assessore al Bilancio Ego Perron e il presidente di Finaosta, Massimo Lévêque, sono indagati per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nell’ambito dell’inchiesta sui compensi elargiti allo stesso Lévêque. Lo ha appreso l’Ansa. La procura di Aosta, nei giorni scorsi, ha inviato loro l’avviso di proroga delle indagini preliminari.  

 

L’inchiesta del pm Luca Ceccanti e del procuratore capo Paolo Fortuna vuole accertare, al momento, una ipotesi: se nel 2015 a Lévêque, candidato alla presidenza, fosse stato promesso un emolumento di 80-100 mila euro nonostante la legge nazionale ne prevedesse uno di 25 mila, altri professionisti potenzialmente interessati all’incarico sarebbero stati svantaggiati, non essendo a conoscenza di questo compenso “extra”. 

 

L’assemblea di Finaosta aveva portato a 25 mila euro il compenso di Lévêque dopo una prima acquisizione di atti da parte dei carabinieri coordinati dal pm, ora sospeso, Pasquale Longarini, nell’ambito di un’inchiesta nata da alcune intercettazioni della procura di Torino. Prima infatti si era deciso per una cifra di 80 mila euro, che in una successiva assemblea avrebbe dovuto salire a 100 mila. 

 

Quell’indagine era stata archiviata dopo una valutazione del ruolo dell’ex governatore Augusto Rollandin all’interno dell’assemblea di Finaosta. In base a questa tesi, Rollandin partecipava alle assemblee come socio di Finaosta, che è una società per azioni, quindi come un privato, e non come presidente della Regione. Una diversa qualificazione che non avrebbe consentito di contestargli reati contro la pubblica amministrazione. 

 

L’indagine attuale, per la quale è stata chiesta la proroga dei termini, è stata aperta in primavera dall’allora procuratore facente funzioni Giancarlo Avenati Bassi, che a maggio aveva disposto perquisizioni e acquisizioni di documenti negli uffici di Finaosta. 

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