Berlino, trattativa fallita, Merkel al bivio: elezioni o governo di minoranza

I liberali fanno saltare il tavolo dei partiti “Giamaica”. L’ipotesi di una Grande Coalizione senza Angela
AFP

Angela Merkel con il segretario generale della Csu ai negoziati


Pubblicato il 20/11/2017
berlino

La Germania deve ricominciare da zero. A due mesi dalle elezioni legislative sono fallite nel corso dell’ultima notte le consultazioni per la formazione di un governo nero-giallo-verde, la cosiddetta coalizione giamaicana. Poco prima di mezzanotte i rappresentanti del Partito liberale Fdp hanno abbandonato il tavolo delle trattative. «È meglio non governare piuttosto che governare male e in modo sbagliato», ha dichiarato ai giornalisti il presidente del partito Christian Lindner. «Le settimane scorse hanno dimostrato l’impossibilità di raggiungere un compromesso fra i diversi partiti e anche molte delle intese già raggiunte sarebbero in realtà dannose per il Paese». Da qui la decisione di abbandonare definitivamente le consultazioni per la formazione di una nuova maggioranza assieme ai cristiano-democratici di Angela Merkel (Cdu), ai cristiano-sociali bavaresi della Csu e ai Verdi. La rinuncia da parte dei Liberali apre di fatto una crisi istituzionale senza precedenti nella storia della Germania del dopoguerra con l’inizio di un periodo di forte instabilità e incertezza. 

 

L’unica maggioranza possibile a questo punto resta quella di una coalizione fra i due partiti dell’Unione Cdu e Csu insieme ai socialdemocratici di Martin Schulz. Questi però ancora ieri avevano ribadito la loro non disponibilità ad una riedizione di un governo di grandi intese sotto la guida di Angela Merkel. Se i socialdemocratici non dovessero rimangiarsi le loro categoriche parole, alla Repubblica federale non resta altro che un ritorno anticipato alle urne. Anche questa un’ipotesi unica nella storia della Bundesrepublik e una prospettiva che soprattutto Angela Merkel aveva tentato di scongiurare fino all’ultimo momento con una maratona negoziale al cardiopalma protrattasi ieri per l’intera giornata e fino a notte inoltrata. Ma a lei non sono bastate a quanto pare sei settimane di trattative fiume con i potenziali alleati di governo. Consultazioni spesso snervanti, dominate da accuse reciproche, polemiche a non finire e persino dalla diffusione via internet e agenzie di fake news. Come quella circolata ieri sera pochi minuti prima del clamoroso fallimento delle trattative da parte di un dirigente dei cristiano-sociali che via twitter sosteneva il raggiungimento di importanti accordi fra i quattro partiti. 

 

A portare alla rottura sono state soprattutto le profonde divergenze in tema di politica migratoria col rifiuto da parte dei Liberali e della Csu di concedere il diritto al ricongiungimento familiare anche ai rifugiati la cui domanda di asilo in Germania è ancora in sospeso. Un diritto questo sacro però ai Verdi, che hanno aspramente criticato l’abbandono delle trattative da parte die Liberali. «Al posto di un senso di responsabilità verso il Paese i Liberali preferiscono l’agitazione populista», ha commentao su Twitter l’esponente verde Reinhard Bütikofer. 

 

Angela Merkel è così costretta a gestire una situazione a dir poco caotica per un Paese abituato da decenni alla stabilità e affidabilità del suo sistema politico. Le possibilità che le rimangono per continuare a governare sono assai ridotte quanto improbabili. Un governo di minoranza fra Cdu-Csu e Verdi, una riedizione della Grande coalizione con l’Spd guidata però in questo caso da un altro cancelliere come possibile concessione ai socialdemocratici o appunto le elezioni anticipate. Tutte opzioni che fanno rabbrividire però gli ambienti industriali. «La Germania deve affrontare un periodo d’instabilità e di incertezza e questo è un veleno per l’economia e la congiuntura», ha commentato allarmato il presidente della Camera del Commercio e dell’Industria Dihk Schweitzer.  

 

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