I predoni delle campagne

Dalla frutta secca del Friuli ai limoni di Amalfi, così la criminalità organizzata ha messo le mani sull’agricoltura Coldiretti: “Boom di furti 300 milioni all’anno di danni”


Pubblicato il 20/11/2017
torino

I predoni delle campagne colpiscono di notte, protetti dall’oscurità. Per compiere razzie tra gli ulivi della Puglia lavorano in squadre: c’è chi guida il furgone, chi srotola le reti sotto le piante, chi percuote i rami con pesanti mazze di ferro e chi carica sul camioncino il risultato dell’ennesimo saccheggio. In un paio di minuti riescono a portare via oltre 30 chili di olive. E in una notte possono mandare in fumo un interno anno di lavoro.  

«È un flagello», dicono gli agricoltori. Nelle campagne del Tarantino e del Barese succede addirittura che gli olivicoltori debbano avvisare la questura prima di far partire i camion diretti ai frantoi. «Le olive ormai sono come diamanti, dobbiamo sorvegliarle di notte e scortale di giorno durante i trasferimenti», racconta Gianni Cantele, presidente regionale di Coldiretti. «La situazione è divenuta esplosiva. Chiediamo che il territorio sia presidiato, se necessario anche con l’intervento dell’esercito». 

 

NON SOLO «LADRI DI POLLI»  

Gli agricoltori italiani sono vittime di ogni genere di furto: dall’abigeato, alle razzie di frutta e verdura, fino alle ruberie di prodotti agricoli, attrezzature, trattori, carburante. Coldiretti stima che solo le incursioni dei banditi nei campi producano danni per 300 milioni di euro all’anno. Il Rapporto Agromafie 2017 (elaborato da Eurispes e Osservatorio sulla criminalità) fotografa l’escalation di fenomeni criminali nelle campagne che indeboliscono il settore aumentando l’insicurezza della vita e del lavoro. Nulla di nuovo, si dirà. Tuttavia, a ben guardare, qualcosa di nuovo c’è.  

 

Innanzitutto l’intensità crescente dei saccheggi, che nel 2017 hanno assunto una cadenza quotidiana. «Da inizio anno le segnalazioni di furti sono raddoppiate», spiegano da Coldiretti. L’altro mutamento riguarda la caratura dei predoni dell’agricoltura: non più semplici «ladri di polli», bensì vere e proprie organizzazioni criminali. «Depredando le aziende, le mafie riescono a condizionare in modo diretto l’attività agricola e a incidere sui prezzi del mercato agroalimentare», denunciano da Coldiretti.  

 

I prodotti della terra fanno gola. La siccità prolungata e le recenti grandinate al Centro e al Sud hanno danneggiato pesantemente i campi, facendo salire i prezzi dei prodotti. Ma è l’intera agricoltura italiana a dover fare i conti con i furti. Nell’Astigiano e nel Cuneese a finire nel mirino sono le nocciole. Un copione che si ripete quattrocento chilometri più a Est. Nicolò Panciera, imprenditore friulano che produce frutta secca, è esasperato: «Non ce la faccio più. Periodicamente mi rubano le noci. Se uno proprio non ha soldi per comprarle, basta che bussi alla porta e gliene regalo un sacco. Ma sono davvero stufo, così non posso andare avanti».  

 

DA NORD A SUD  

In Liguria, nell’Imperiese, c’è stata una razzia di mimose destinate poi al mercato nero. Nel Pavese i contadini denunciano ripetute depredazioni della pregiata cipolla rossa di Breme. In Versilia i furti di prodotti agricoli e bestiame sono diventati una piaga. Nel Pistoiese a finire nel mirino sono i vivai. In Emilia Romagna è emblematico il caso di Luzzara, comune al confine con l’Oltrepò mantovano colpito da continue ruberie di carburante agricolo. Nel Bolognese pochi mesi fa è stata smantellata un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e alla ricettazione di macchinari per un valore di milioni di euro: dai trattori (solo nelle province di Bologna e Modena nel 2016 ne sono stati rubati più di uno a settimana), alle idropulitrici sino alle falciatrici. Tra Parma, Reggio Emilia e Modena i ladrocini di forme di parmigiano sono un business che negli ultimi tre anni ha sforato i dieci milioni di euro: il formaggio rubato finisce sui mercati esteri o rientra nei circuiti della grande distribuzione attraverso commercianti compiacenti.  

 

Nel Salernitano sono all’ordine del giorno razzie in rimesse e cantine con sottrazione di ingenti quantitativi di olio extravergine. Il preoccupante aumento di saccheggi in Costiera Amalfitana testimonia come i limoni siano ambiti non solo dall’industria dolciaria, ma anche dai ladri: Coldiretti stima che nel corso dello scorso anno circa cento quintali di Sfusato Igp siano finiti nelle maglie dei malviventi. L’emergenza riguarda anche la Sicilia: nel Catanese gli agrumeti sono oggetto di un costante assalto, con la sottrazione di centinaia di migliaia di chili di arance. La settimana scorsa a Gela un agricoltore è stato ferito dai colpi di pistola esplosi dai ladri sorpresi a rubare nei campi. In Sardegna, soprattutto nell’Oristanese, i contadini denunciano furti di bestiame e di attrezzature agricole.  

 

Gli agricoltori provano a reagire con i pochi mezzi a disposizione: da Nord a Sud organizzano ronde notturne e si affidano a istituti di vigilanza privati per tentare di arginare la piaga dei furti. Ma fermare i predoni delle campagne non è facile. In diverse aree della Puglia bande criminali senza scrupoli hanno compiuto stragi di ulivi: tagliavano alberi secolari per rivendere la legna al mercato nero. 

 

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