Il blogger israeliano che sfida i tabù nel mondo arabo

Si è fatto un selfie nella Moschea del Profeta a Medina, proibita ai non musulmani: «Odio? Ho incontrato solo gente amichevole»


Pubblicato il 23/11/2017
Ultima modifica il 24/11/2017 alle ore 20:56
inviato a beirut

La sua foto su Instagram, scattata dentro la Masjid al-Nawabi, la Moschea del Profeta a Medina, ha scatenato un putiferio. Ben Tzion indossa un abito tradizionale arabo ma nell’immagine mostra la sua borsa da viaggio con il nome impresso, in caratteri ebraici. Ben Tzion è un blogger israeliano di origini russe, vive a Gerusalemme e ha rotto due tabù in colpo solo: quello che i cittadini israeliani non possano viaggiare in Paesi arabi e quello che un non musulmano non possa entrare in uno dei luoghi più sacri dell’Islam. 

 

Trentamila condivisioni  

Soprattutto il secondo tabù ha scatenato le ire in tutto il mondo islamico. Perché la Masjid al-Nawabi è ufficialmente proibita ai non musulmani. Ben Tzion ha rivelato di essere riuscito a entrare con la complicità di un amico saudita, anche se ha dovuto in questo caso “travestirsi” da arabo. Ma in molti altri casi ha visitato luoghi sacri a Teheran, Qom, Beirut, Riad senza nascondere nulla. I suoi scatti e i suoi video sono stati condivisi 30 mila volte e hanno ricevuto 3500 commenti, non tutti negativi. 

 

Rispetto per le altre fedi  

Tzion, 31 anni, ha spiegato di aver cominciato il viaggio nei luoghi “proibiti” per hobby, ma certo l’exploit a Medina ha dato un grande impulso alla sua notorietà come blogger. «Il mio messaggio vuole essere di rispetto per le altre culture e fedi», ha insistito in una intervista al Times of Israel: «Le persone che ho incontrato in Iran, Libano, Arabia Saudita erano amichevole, anche quando scoprivano che ero israeliano». 

 

Accoglienza amichevole  

«Molti – ha continuato – mi notavano quando indossavo la kippah, o un abito arabo non del luogo, mi chiedevano da dove venivo e io rispondevo “Da Gerusalemme”. La reazione di solito era: “Waw, benvenuto!”». Le reazioni dopo le foto dalla Moschea del Profeta sono state però molto più negative, con molti che su Instagram e altri social hanno denunciato “l’offesa” e “l’insulto” all’Islam. Instagram ha dovuto sospendere l’account di Tzion.  

 

Anche a Beirut  

Tzion però non si è spaventato. Sempre al Times di Israel” dove collabora anche con i suoi contributi da blogger, ha detto di voler insistere nella sua missione di «costruire ponti». Anche in Libano, Paese ufficialmente in guerra con Israele, dice di aver ricevuto una accoglienza amichevole: «La gente comune non ha nessun odio per gli israeliani: mi stringevano la mano e mi dicevano che cosa stavo facendo». Tzion ha postato foto anche dalla Grande Moschea Mohammed di Beirut e video dalla città santa iraniana di Qom. 

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