08/01/2018
Piero Bianucci

Trovo irritante la leggerezza con cui si parla di imminenti viaggi turistici nello spazio. Come se tutto fosse semplice, a portata di mano, quasi banale. Succede sui giornali e in tv per superficialità e ricerca del titolo ad effetto, e pazienza, ma succede anche perché spregiudicati imprenditori americani come Elon Musk e Richard Branson presentano il turismo spaziale non per quello che è – un progetto a medio-lungo termine tanto interessante quanto problematico e rischioso, privo tuttora di un inquadramento giuridico e assicurativo – ma come una possibilità così matura da poter entrare nei dépliant delle agenzie di viaggio. Poco importa se le promesse visionarie di Musk e Branson continuano a slittare: quegli annunci piacciono al grande pubblico e portano ai due miliardari americani molta pubblicità gratuita utile ad altre loro attività più concrete e redditizie. 

 

Non per raffreddare l’entusiasmo ma per mantenere un sano realismo, consiglio di leggere “Destinazione spazio”, un libro di Neil F. Comins, professore di astronomia all’Università del Maine, pubblicato da Hoepli (300 pagine, 22,90 euro). Il sottotitolo è ammiccante – “Una guida per coloni e turisti” – ma il testo è scientificamente ineccepibile e introduce le necessarie cautele. 

 

Intanto, dove finisce la Terra e incomincia lo “spazio”? In mancanza di confini percepibili, ci si affida a una convenzione e si pone la soglia dello spazio sulla “linea di Kàrmàn”. Theodore von Kàrmàn (1881-1963), fisico ungherese, grande pioniere dell’aereodinamica supersonica, calcolò a quale quota la densità dell’aria diventa così bassa che un velivolo per sostenersi dovrebbe avere una velocità tale da inserirlo in orbita terrestre. Questa quota è di circa 100 chilometri: lì possiamo dire che un pilota diventa un astronauta. Ma chi propone viaggi spaziali al minimo sindacale ritiene che già ad 80 chilometri ci si possa considerare nello spazio. 

 

I primi voli spaziali turistici saranno gite di un paio d’ore fino alla linea di Kàrmàn, lunghe parabole con 5-6 minuti in assenza di peso al costo di alcune migliaia di dollari. Una specie di ottovolante di lusso. Il turista potrà contemplare un cielo quasi nero, la curvatura della Terra e il profilo dei continenti. Sperimenterà anche accelerazioni intorno a 4 g, poco gradevoli, corrispondenti a un peso di 350 chilogrammi. All’atterraggio riceverà un attestato del suo sia pur breve soggiorno nello spazio, così come chi volava sul “Concorde” riceveva un certificato della velocità supersonica raggiunta (2,2 Mach). 

 

Autentici voli spaziali saranno quelli che porteranno a scavalcare un altro limite: quello della velocità di fuga del nostro pianeta, che è di 11,2 chilometri al secondo (circa 32 Mach), perché solo sottraendoci al campo gravitazionale terrestre possiamo affermare di essere effettivamente usciti dalla nostra “casa” spaziale. Qui si aprono molte possibili mete: la Luna, asteroidi che sfiorano l’orbita della Terra (del tipo Amor, Apollo, Aten e Atira), Marte, i satelliti di Marte Phobos e Deimos (dove una persona di media statura peserebbe circa 50 grammi), asteroidi della Fascia principale, comete.  

 

Neil Comins tratta ampiamente ipotetici viaggi e soggiorni sulla Luna e su Marte ma saggiamente dedica ancora più pagine ai problemi che essi comportano per gli astronauti/turisti. Per cominciare, le vibrazioni al decollo. A 15 metri di distanza i motori di un razzo emettono un fragore di 200 dB (decibel), livello sonoro che per l’uomo è mortale. Ai lanci dello Shuttle da Cape Canaveral si assisteva da una distanza di 4-5 chilometri ma le vibrazioni acustiche squassavano ancora il petto degli spettatori. Ogni parte dell’organismo ha le sue frequenze di risonanza. Il corpo intero in posizione eretta risuona a 6 e 11-12 Hz (1 Hz = 1 oscillazione al secondo), il torace a 3,5 Hz, l’addome a 5-8. Siamo negli infrasuoni: non li udiamo, ma causano nausea, mal di testa, vertigini, confusione mentale, disfunzioni del parlato. Il bulbo oculare risuona a 40-60 Hz, la testa a 20-30. Il tatto e l’equilibrio vengono disturbati da vibrazioni tra 30 e 300 Hz, la percezione della profondità tra 25 e 60. Tra 1 e 4 Hz si hanno difficoltà respiratorie, a 10 Hz dolori ai testicoli, a 10-18 stimolo a urinare, tra 1 e 50 Hz un disagio generale. Ne tenga conto anche chi non va nello spazio ma in discoteca. 

 

Un ambiente mediamente silenzioso è sui 35 decibel: stiamo parlando di una misura esponenziale, le discoteche operano sui 100 decibel e a 110 decibel si supera la soglia del dolore. Nello spazio ovviamente i suoni non si propagano ma è sbagliato associare i voli orbitali al silenzio assoluto: sullo Shuttle c’erano in media 40-50 decibel prodotti da ventole, motori, sistemi di condizionamento termico, e poco meno è il fondo acustico sulla Stazione spaziale internazionale. 

 

Occorre poi fare i conti con il problema delle radiazioni, molto serio nel caso dell’esposizione di un paio di anni richiesta da un viaggio a Marte. Gli organi più sensibili sono i nodi linfatici, la milza, il midollo osseo, il sistema riproduttivo. La microgravità causa perdita di calcio e di sali, rendendo fragili le ossa, a cominciare dalla testa del femore e dal bacino, e fa calare drasticamente la massa muscolare. Si parte in piena forma e si esce dall’astronave portati a braccia, senza la forza di stare in piedi. Paolo Nespoli è sceso nel deserto del Kazakhstan il 14 dicembre scorso dopo 174 giorni di lavoro sulla Stazione spaziale internazionale e ora sta riabilitandosi a Houston in un centro della Nasa. Le sue condizioni non sono esattamente quelle di chi torna da una vacanza.  

 

Ancora più seri possono diventare i disturbi psicologici. Non siamo fatti per vivere ristretti in un ambiente da condividere intimamente con altre 4-5 persone, senza alcuna intimità, né per vivere isolati a grande distanza (anche temporale) dalla Terra. Solitudine e promiscuità causano depressione, reazioni violente, bulimia o inappetenza, attacchi di panico, schizofrenia, incontinenza, disturbo ossessivo-compulsivo, tendenze suicide, episodi psicotici.  

 

Tralasciamo i disagi dovuti alla perdita del ritmo circadiano, all’alimentazione monotona, alla necessità di usare WC aspiranti per gli escrementi liquidi e solidi e tovagliette umide invece della doccia. Tralasciamo la scomodità delle tute, i pannoloni assorbenti, l’ambiente maleodorante tipico delle stazioni spaziali, le imprevedibili dinamiche di gruppo tra i membri dell’equipaggio…  

 

Insomma, quando si è ben informati da Neil Comins, il turismo spaziale perde attrattiva. Le Seychelles saranno banali, ma ci si sta meglio.  

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